Carburanti «Crollo fino a metà giugno, poi i prezzi risaliranno La verde scenderà a 1,20 euro: vendite dimezzate»

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Il prezzo del petrolio è destinato a scendere ancora, ma non sul lungo periodo.

Davide Tabarelli (Nomisma Energia)
Davide Tabarelli (Nomisma Energia)

Per Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, vedremo «ancora una piccola discesa e poi un mercato molto instabile».

Fino a quanto potrebbe scendere il prezzo del petrolio?

«Il Brent, il petrolio europeo, che è quello che ci interessa in Italia scenderà ancora fino a 10 dollari al barile, da qui a metà giugno. Poi con la ripresa delle attività economiche è destinato a risalire».

E in prospettiva?

«In prospettiva il prezzo del petrolio è destinato a risalire per cause naturali, a prescindere dagli interventi dell’Opec, perché questi ribassi metteranno fuori gioco molti investimenti e porteranno i piccoli petrolieri fuori mercato, per cui tra pochi anni, nel 2025, potremmo avere una carenza di offerta e quindi un rialzo dei prezzi».

Quanto scenderanno i prezzi alla pompa?

«Il prezzo della materia prima potrebbe scendere fino a 12 centesimi di euro al litro e quindi il prezzo alla pompa, da qui a metà maggio, potrebbe scendere anche fino a 1,22 euro al litro di benzina, dall’1,41 attuale. Sotto 1,20 non andrà».

Salta all’occhio, però, una discesa dei prezzi della benzina più lenta e meno incisiva di quella che abbatte il petrolio…

«Questo ritardo dipende spesso dal fatto che le compagnie aspettano gli sviluppi per non dover poi rialzare il prezzo dei carburanti nel giro di pochi giorni. I consumatori si accorgono molto più dei rialzi che dei ribassi e se le compagnie seguissero tutti gli alti e bassi del mercato, dovrebbero rialzare continuamente, ogni volta che abbassano il prezzo».

In questo caso, il ribasso sembra stabile…

«C’è un altro problema: in questo momento benzina e gasolio, in Italia, non si consumano. Sulla rete di distribuzione nazionale le vendite di benzina si sono più che dimezzate: nel marzo del 2019 sono state vendute 177mila tonnellate di benzina sulla rete, contro 79mila nel marzo di quest’anno. Ci sono distributori che hanno visto calare i volumi dell’80%. Gestori e compagnie hanno volumi molto più bassi su cui scaricare i costi fissi e si rivalgono sul prezzo».

Potrebbe essere un’occasione per ristrutturare?

«Sì, in Italia abbiamo 21mila punti vendita e 15mila sarebbero sufficienti. Questo momento di difficoltà potrebbe aiutare a ristrutturare le reti portando benefici ai consumatori, sia per la sicurezza che per la competitività dei prezzi».

Elena Comelli

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Ultima modifica: 22 Aprile 2020