Ponte di Tiberio di Rimini «Compie duemila anni, basta con le auto»

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«Non potevamo rimanere insensibili a quello che rappresenta non solo un’infrastruttura viaria, ma anche un monumento, un simbolo della città». Giampiero Piscaglia, assessore alla cultura di Rimini, annuncia le celebrazioni per i duemila anni del ponte di Tiberio.

Fu costruito in otto anni. Un niente se si pensa ai tempi biblici per realizzare opere pubbliche ai giorni nostri. I lavori, iniziati nel 14 d.C. sotto Ottaviano Augusto, terminarono nel 21 sotto Tiberio.

Già nel 2014 il Comune aveva ideato un progetto per celebrare questo luogo cardine della città. Lo hanno chiamato Fluxus, perché questo ponte emblematico favorisce la relazione e l’incontro, il fluire di storie, persone, mondi e identità diverse che si incontrano. «Quest’anno, Covid permettendo – prosegue Piscaglia – concluderemo i festeggiamenti con una serie di iniziative. Che culmineranno con una pubblicazione e un convegno, organizzati coinvolgendo la Soprintendenza e l’Università di Bologna».

Giampiero Piscaglia, assessore alla cultura di Rimini
Giampiero Piscaglia, assessore alla cultura di Rimini

Ma c’è dell’altro. La pedonalizzazione del ponte, voluta dalla giunta Gnassi, dopo la sperimentazione dei mesi scorsi diventerà adesso definitiva. «Il ponte – sostiene Piscaglia – rappresenta il simbolo dell’accoglienza, del viaggio che caratterizza la nostra città. Non a caso è il monumento che, insieme all’arco, compare negli antichi sigilli medioevali e campeggia tutt’ora nello stemma municipale. Ma se andiamo a vedere chi l’ha costruito, cioè Augusto. Ebbene la nostra amministrazione si ispira proprio alle idee di quell’imperatore che ha reso bella Rimini. Ci ha regalato l’arco, la pavimentazione e il sistema fognario. Ecco, la pedonalizzazione del ponte è stata decisa proprio per rendere più bella la città».

Il ponte è anche la porta della vallata del fiume Marecchia. Territorio di straordinario valore, e simboleggia anche un ricongiungimento storico e funzionale tra la Rimini balneare, la Rimini romana e le splendide terre che custodiscono le memorie rinascimentali dei Malatesta e dei Montefeltro.

«E proprio ai ponti è dedicata l’edizione 2021 del Festival del Mondo Antico (rassegna annuale ispirata alla letteratura, alla filosofia e all’antropologia, ndr) – sostiene Piscaglia – Dal 14 al 17 ottobre a Rimini si terranno incontri, conferenze, mostre con un focus particolare proprio sul ponte di Tiberio. E per questa edizione stringeremo una collaborazione con Limes, il festival di Savignano».

«E pont de dievul» (il ponte del diavolo), così soprannominato dai riminesi per indicare la sua resistenza non solo al tempo, ai terremoti, alle piene del fiume  ma pure ai conflitti mondiali, segnava anche l’inizio della via Emilia.

Lungo 70 metri, ha cinque arcate ed è interamente costruito con blocchi di pietra d’Istria. «La storia, la simbologia, la valenza di questo monumento nazionale che fin dall’antichità ha provocato l’ammirazione di innumerevoli architetti, storici, viaggiatori eruditi, lo svilupperemo all’interno del ’Laboratorio aperto’, un progetto artistico e tecnologico, dedicato all’ala moderna del Museo della Città e alla nuova piazza sull’acqua del ponte di Tiberio. Da marzo in poi, infatti, sono in programma incontri su tematiche che coinvolgeranno sia i bambini e sia gli adulti». Cconclude Piscaglia.

L’indistruttibile ponte di Tiberio (e Augusto)

Qui Fellini ha attraversato il suo ultimo ponte. Walter Veltroni scelse questo monumento come sfondo per una scena del film «C’è tempo».

È sopravvissuto a tante vicende che hanno rischiato di distruggerlo. Come l’attacco inferto nel 551 da Narsete, durante la guerra tra Goti e Bizantini. È scampato al tentativo di minarlo da parte dei tedeschi in ritirata nella Seconda guerra mondiale.

Adesso che si appresta a iniziare il suo terzo millennio e a superare anche la pandemia, sul ponte indistruttibile non sventola bandiera bianca. Al massimo sarà gialla, di questi tempi.

Carlo Cavriani 

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Ultima modifica: 1 febbraio 2021