Muner, Hub per ingegneri che vanno veloci

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di Stefano Marchetti

Il primo ‘motore’ è la passione. Tanta passione. «È uno dei requisiti che valutiamo nei nostri studenti. La motivazione, la curiosità di apprendere e l’entusiasmo sono strumenti che consentono di raggiungere traguardi neppure immaginati», spiega il professor Francesco Leali, presidente del corso di laurea in Advanced Automotive Engineering della Muner, la Motorvehicle University of Emilia Romagna, ovvero la superuniversità della Motor Valley che riunisce i quattro atenei di Bologna, Ferrara, Modena – Reggio Emilia e Parma e 15 fra le più prestigiose aziende del settore motoristico.

Fondata nel 2017 con il sostegno della Regione, Muner può vantare numeri record. Già negli anni scorsi le richieste di iscrizione sono state più del doppio rispetto ai posti disponibili, e il trend appare in crescita: nei giorni scorsi, per esempio, si sono chiuse le iscrizioni al corso in Ingegneria meccanica destinato agli studenti extraeuropei e sono state presentate 200 domande, a fronte di 18 posizioni.

«C’è il desiderio di venire a studiare qui, nella terra dei motori conosciuti e apprezzati in tutto il mondo», aggiunge il professor Leali, docente al Dipartimento di Ingegneria ‘Enzo Ferrari’ dell’università di Modena e Reggio, e membro del consiglio direttivo dell’associazione Muner presieduta da Andrea Pontremoli.

Professor Leali, qual è l’obiettivo di Muner? «Promuovere l’alta formazione nell’ambito dell’ingegneria applicata ai veicoli ad alte prestazioni. I tre corsi di laurea magistrale coprono otto diversi profili professionali, dall’ingegneria meccanica all’ingegneria elettrica ed elettronica: ogni studente viene assegnato a uno dei percorsi perché possa acquisire le migliori competenze».

È un progetto molto selettivo? «Sì, proprio per garantire l’eccellenza. Innanzitutto valutiamo il voto di laurea, che deve essere superiore a una soglia indicata, e richiediamo una conoscenza di ottimo livello della lingua inglese. Tutti gli insegnamenti, infatti, vengono svolti in inglese. La selezione avviene attraverso un colloquio, durante il quale cerchiamo di percepire anche le motivazioni che spingono questi ragazzi a iscriversi a Muner».

Qual è la ‘filosofia’ di Muner? «Il focus è sempre sulle competenze e un’attenzione speciale è dedicata al ‘learning by doing’. Vogliamo mettere gli studenti nelle condizioni di frequentare non solo le lezioni ma anche i laboratori delle aziende, per mettere a frutto quanto stanno apprendendo. Cerchiamo di insegnare loro come si fa a imparare, ma anche il modo per applicare ciò che imparano».

E come si organizza il percorso di studi? «Di solito gli studenti svolgono un primo periodo nell’ateneo nel quale si sono immatricolati poi si spostano, secondo il profilo che hanno scelto. Per esempio, chi si iscrive ad Advanced Automotive Engineering effettua un semestre a Modena poi si trasferisce ‘sul campo’: può rimanere a Modena per studiare i veicoli ad alte prestazioni o da corsa, oppure spostarsi a Bologna o a Parma. Gli studenti di Racing Car Design concludono il corso presso la Dallara Academy».

I motori si stanno evolvendo verso soluzioni sempre più attente all’ambiente: sarà una rivoluzione. Anche Muner si evolve? «Muner è partita con un vantaggio: proprio perché tra i fondatori ci sono anche le grandi aziende, la Motorvehicle University è nata già con l’idea di dove stesse andando il sistema. Agli studenti offriamo un approccio di ingegneria di sistema che, pur nelle specifiche specializzazioni, permetta di avere una visione complessiva del veicolo, così da essere pronti ad affrontare tutte le innovazioni».

Sono ricercati i vostri ingegneri?

«Moltissimo. Oltre il 90% si laurea con il massimo dei voti, e non perché i corsi siano facili, ma proprio per l’enorme passione che li guida. E di fatto, quasi tutti ottengono un contratto di lavoro ancor prima di terminare il percorso di stud

Ultima modifica: 15 Luglio 2022