Lo studio dei comportamenti alla guida può prevedere la demenza senile

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È abbastanza ovvio che la demenza senile, fra le altre cose, porti a un peggioramento delle capacità di guida. Alcuni ricercatori sono partiti proprio da questa riflessione per provare a verificare una teoria: è possibile prevedere l’insorgenza della demenza osservando i comportamenti di guida? La risposta sembra essere affermativa.

In una ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Geriatrics, un team di ricercatori provenienti da svariate università e centri di ricerca statunitensi, come la Columbia University di New York o la University of California San Diego (solo per citarne alcuni), hanno dimostrato che attraverso l’osservazione dei comportamenti di guida, unita all’analisi delle informazioni personali dei soggetti (età, sesso, condizioni fisiche, etnia e altro), è possibile diagnosticare in anticipo l’insorgenza della demenza senile e del decadimento cognitivo lieve (MCI, in gergo).

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“Sulla base delle variabili raccolte dai dati di guida e dalle caratteristiche demografiche di base, è possibile prevedere il decadimento cognitivo lieve e la demenza con un’accuratezza dell’88%”, dice Xuan Di, psicologa e autrice principale dello studio.

La ricerca si è basata su un modello di raccolta dei dati chiamato The Longitudinal Research on Aging Drivers (LongROAD), con il quale sono stati messi sotto osservazione tremila conducenti anziani lungo un periodo di tempo di quattro anni. A 33 di questi soggetti è stato diagnosticato l’MCI e a 31 la demenza senile. Grazie a questi risultati, i ricercatori hanno realizzato alcuni modelli automatici di previsione, basati appunto sul comportamento alla guida. Anche se i modelli sono accurati, la precisione scende al 66% se si conta il solo comportamento al volante, senza prendere in considerazione i dati personali dei soggetti. Vi è dunque ancora molto lavoro da fare.

La lista di parametri riferiti al comportamento in auto include, ad esempio, il numero di viaggi effettuati entro le 15 miglia (24 chilometri) da casa, la durata degli spostamenti, il numero delle frenate brusche e molti altri. I ricercatori hanno comunque ammesso la necessità di sviluppare ulteriormente lo studio, aumentando i soggetti da esaminare e i fattori da analizzare.

C’è comunque ottimismo: “Il nostro studio”, dice Guohua Li, un altro autore, “indica che i comportamenti di guida possono essere utilizzati come indicatori completi e affidabili per il deterioramento cognitivo lieve e la demenza. Se convalidati, gli algoritmi sviluppati in questo studio potrebbero fornire un nuovo strumento di screening per la diagnosi precoce”.

Ultima modifica: 10 maggio 2021