Vittime della strada: quali sono le case più ricorrenti

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Una buona notizia e una pessima: la tendenza degli ultimi anni per quanto riguarda gli incidenti stradali è che a poco a poco stanno diminuendo. Merito soprattutto delle auto che sono sempre più sicure e che offrono garanzie davvero eccellenti sotto l’aspetto della tutela di chi guida e dei passeggeri. Dall’altra parte la pessima notizia è che il numero delle vittime della strada aumenta. Ed è un controsenso perché se si analizzano i dati di 2016 e 2017 in attesa che venga ultimata l’elaborazione relativa allo scorso anni, si nota che a fronte di una diminuzione degli incidenti del 17%, e dunque notevole, i morti sono saliti del 3%.

La distrazione alla guida uccide sempre di più

L’Istat ogni anno elabora un documento molto articolato su tutto quello che riguarda le abitudini di chi guida: cosa ci fa bene, cosa ci fa male, cosa è dannatamente rischioso e quali sono le abitudini che dobbiamo toglierci una volta per tutte se vogliamo tornare a casa sani e possibilmente senza aver fatto danni ad altri. La prima causa degli incidenti stradali riguarda soprattutto l’errore umano, il comportamento sbagliato di chi guida: può trattarsi di distrazione, magari anche veniale e non provocata da telefonino o altro, ma fatale. Passare con il rosso, non accorgersi dell’attraversamento di un pedone, non rispettare una precedenza o uno stop. Guidiamo in modo sempre più distratto ma anche frenetico: troppe le cose che vengono date per scontate e che facciamo con una mano sola, a volte nemmeno con quella perché nel frattempo pensiamo ad altro, parliamo al vivavoce e ci accaloriamo in una discussione senza accorgerci che stiamo imboccando una strada sbagliata.

Il comportamento sbagliato alla guida più pericoloso è proprio quello di chi si rende conto di aver commesso un errore e per risparmiare due minuti finisce per commettere infrazioni gravissime. Ad esempio andare lunghi in autostrada e fare retromarcia per recuperare l’uscita del casello… Lo scorso anno ci sono stati diversi incidenti provocati da episodi come questo. La perdita di carico mal disposto sul tetto è un’altra causa di incidenti mortali molto sottovalutata. Le statistiche dicono che ogni giorno sulle strade italiane ci sono tra le otto e le dieci vittime della strada: ogni singolo giorno senza alcuna differenza.

Il 40% delle vittime della strada è causato da stile di guida, velocità e distrazione

Detto del comportamento, c’è da aggiungere la velocità che resta un fattore di rischio elevatissimo. Se è vero che tutor e autovelox in qualche modo hanno riconfigurato le abitudini degli italiani abituati ad andare sempre e comunque a tavoletta, questo non basta. La velocità è ancora un’attrattiva molto spesso pericolosissima in particolare sulle strade meno battute, un fattore di rischio per sé e per gli altri.

Se prendiamo in considerazione precedenze, velocità, distrazioni e comportamenti di guida non corretti abbiamo il 40% delle vittime della strada. È fastidioso dovere ammettere che la cosiddetta fatalità non sia quasi più considerata un rischio; molti meno anche gli incidenti dovuti a guasti meccanici o malfunzionamenti, come ad esempio lo scoppio di un pneumatico.

Un altro dato statistico interessante è che sono sempre di più invece gli incidenti che si limitano due soli soggetti coinvolti mentre diminuiscono quelli che coinvolgono tre o più mezzi. Anche i pedoni sono un rischio: gli incidenti dovuti al comportamento scorretto di un passante (che attraversa fuori dalle strisce o in una zona di traffico pericoloso nonostante la presenza dei sottopassi) sono migliaia, alcuni purtroppo con esiti fatali.

Il fattore distrazione è in assoluto il secondo per mortalità stradale; negli ultimi anni le auto sono diventate tecnologicamente sempre più evolute ma i loro display, navigatori, cruise control e impianti infotainment sono diventati anche un elemento di distrazione sempre più frequente per gli automobilisti al punto che alcune case stanno pensando vincolare l’impostazione degli strumenti di bordo, di qualsiasi tipo, alle ruote ferme. Una volta in movimento la macchina mantiene il set up che è stato preimpostato. Non si potrà cercare un nuovo punto d’arrivo sul navigatore o selezionare una funzione elettronica di bordo.

Velocità, guida aggressiva, precedenze mancate che causano un numero elevato di vittime della strada

Molto sottovalutata tra le cause di incidente il mancato rispetto della distanza di sicurezza, che porta nel 90% dei casi a un tamponamento e le manovre irregolari: questi due fattori sono pesantissimi per gli incidenti in autostrada e spesso sono correlati tra loro. Auto che si avvicinano in corsia di sorpasso a velocità eccessivamente alta a vetture che stanno sorpassando ma rispettando il limite massimo di 130 km/h. La macchina che arriva sparata da dietro lampeggia, magari senza considerare che chi è davanti non può rientrare o non può accelerare perché c’è traffico, poi frena e quindi si incolla sulla targa di chi precede. Per completare il servizio spesso procede con un micidiale sorpasso a destra.

Da anni si parla con sempre maggiore insistenza dell’introduzione di altri strumenti di controllo per sanzionare quanti si rendono protagonisti di manovre micidiali, soprattutto in autostrada, ma la cosa non è così semplice. Resta da sottolineare un ultimo fattore che purtroppo è considerevolmente aumentato negli ultimi anni: l’uso, e sempre più frequentemente l’abuso, di alcol e sostanze stupefacenti. Anche sotto questo aspetto bisogna sottolineare che le norme sono state adeguate a un’emergenza non più rimandabile: non solo la patente a punti, il ritiro della licenza di guida per chi veniva sorpreso alla guida ubriaco o comunque non completamente lucido, ma anche il reato di omicidio stradale è diventato realtà. Ci sono voluti più di sei anni perché questa legge, presentata nel 2010, venisse approvata. Chi causa per un comportamento perseguibile un incidente che provochi vittime o ferito può essere condannato per omicidio stradale la cui gravità è compresa tra l’omicidio colposo e quello volontario.

Le conseguenze sono l’arresto – se in flagranza di reato – e il cosiddetto “ergastolo della patente”, il ritiro definitivo del documento. Nonostante il codice penale sia stato adeguato e il reato sia ormai carta scritta le applicazioni in questi tre anni sono state relativamente poche. L’obiettivo secondo i familiari delle vittime della strada uccise da persone che guidavano sotto l’effetto di alcol o droga doveva essere la normativa statunitense che prevede un’unica discriminante, la cosiddetta DUI, Driving Under Influence, chiunque venga sorpreso alla guida alterato da una sostanza che limiti l’attenzione (negli States ci sono molti problemi con gli oppiacei contenuti anche in ansiolitici, antidepressivi e nello sciroppo per la tosse), finisce immediatamente in carcere e proporzionalmente al danno causato rischia fino a 30 di carcere.

Ultima modifica: 21 Giugno 2019