Pedaggio autostradale, perché in Italia è più caro

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Oggi appare scontato, ma l’autostrada ha una valenza che fino a soli 50-60 anni fa era inimmaginabile, poiché ha l’innegabile valore aggiunto di accorciare le distanze e dunque di permettere agli utenti di raggiungere mete lontane in tempi ragionevoli. In realtà, soprattutto negli ultimi tempi, il pedaggio autostradale italiano è stato oggetto di feroci critiche, anche per via dei drammatici fatti accaduti nella funestata estate del 2018, quando – a poca distanza l’uno dall’altro – si verificarono due gravissimi incidenti, quello del Ponte Morandi di Genova e quello di Reggio Emilia.

Gli altri Paesi europei

Il tema del caro pedaggio in Italia è stato oggetto di inchieste giornalistiche, perché sembra assurdo che il altri Paesi – per esempio Germania, Olanda e Belgio – le autostrade sono completamente gratuite, nonostante un’efficienza del sistema come minimo paragonabile al nostro, se non migliore. In Spagna alcune autostrade sono gratuite, altre a pagamento.

Ci sono invece altri Paesi che hanno optato per una sorta di abbonamento fisso annuale: che la si utilizzi oppure no, in Austria si paga in un’unica soluzione un paesaggio autostradale annuale per usufruire di tutta la rete autostradale. Il costo non supera i 90 Euro se si viaggia su quattro ruote, un po’ meno della metà per gli amanti delle due ruote. Lo stesso cliché si ritrova in Svizzera: abbonamento annuale decisamente conveniente – siamo nell’ordine dei 30-35 Euro – ma va anche detto che la Svizzera ha una superficie decisamente più piccola rispetto all’Italia.

Salgono i prezzi degli abbonamenti annuali in Slovenia: per i centauri siamo nell’ordine dei 55 euro, il doppio per le auto. E poi c’è la Francia, che ha un sistema molto più simile al nostro: l’autostrada la si paga quando la si usa, senza abbonamenti annuali. A livello di costi più o meno ci siamo, la Francia forse è leggermente più a buon mercato.

La nostra rete

La rete autostradale del Bel Paese è una rete tutto sommato capillare, che sconta qualche inefficienza anche per via dell’orografia – indubbiamente complessa -nel nostro territorio. Come è noto, infatti, in Italia è più facile viaggiare da Nord a Sud rispetto che da Est a Ovest per via degli Appennini e comunque, in alcune regioni, la rete autostradale fa molta fatica a decollare. Eppure, si dice, che il nostro pedaggio autostradale sia tra le più care, che i pedaggi sono esosi rispetto ad altri paesi europei. Ma è davvero così?

La rete autostradale italiana conta circa 7 mila chilometri di autostrade, che come si diceva in apertura percorrono più o meno tutto il Paese, con alcune eccezioni per alcune regioni più complicate. In Francia, tanto per fare un esempio a noi vicino, la rete autostradale è composta da più di 9000 chilometri di infrastrutture. Dei nostri 7000 km, qualcosa in più di mille sono gestiti dall’Anas – . Gl altri restanti – sono circa seimila sono suddivisi in una serie di concessioni (dovrebbero essere 26).

Di queste, però, il 70 per cento circa è suddiviso da parecchio tempo tra due grandi gruppi, ossia il Gruppo Atlantia (Famiglia Benetton) – il quale controlla Autostrade per l’Italia e che gestisce circa 3.000 chilometri – il Gruppo Gavio, che gestisce oltre 1.200 chilometri. Tutto il resto dei chilometri mancanti per far tornare i conti sono gestiti da diverse società, alcune controllate da enti pubblici locali e altre da alcuni concessionari minori.

Si tratta quindi idi un sistema piuttosto variegato e complesso, in cui talvolta è complesso anche individuare competenze (per esempio per quanto attiene la manutenzione) e responsabilità. Inoltre, la questione ha un altro risvolto della medaglia: la gestione della rete autostradale con i pedaggi, costa. E costa anche in termini ambientali.

Un sistema dispendioso per tutti

Sì, perché per gestire l’autostrada con il sistema a pedaggi basato sui caselli, occorre mettere in conto una serie di costi. Per esempio, i caselli costano sia in termini di progettazione e costruzione, sia in termini di aggiramento e di manutenzione. Inoltre, anche se è sempre meno diffuso, costa il personale che nei caselli ci lavora. Anche perché, laddove i caselli sono diventati automatici, non è che il personale manchi del tutto.

Ovviamente occorre prevedere un’assistenza agli automobilisti che per qualsiasi ragione dovessero necessitare di una presenza fisica. E, nel nome di Greta, occorre fare i conti anche con i costi in termini ambientali. Perché i caselli, oltre a consumare corrente elettrica ed energia, sono anche il motivo di grandi incolonnamenti e pertanto di un importante impatto sull’ambiente in termini di emissioni in atmosfera.

Perché si paga il pedaggio autostradale?

In Italia il pedaggio autostradale si paga (tanto) per via della concorrenza quasi inesistente. Un sistema ad abbonamenti o a vignette, come si dice in gergo, probabilmente permetterebbe anche al Bel Paese di far risparmiare gli utenti della strada. Ma, al momento, non sembra una opzione da prendere in considerazione, anche perché quello delle autostrade è un tema politico che spesso torna alla ribalta.

Pertanto, nel frattempo che si valuta se la rete autostradale deve essere privatizzata oppure no , sono due i temi all’ordine del giorno: le tariffe molto alte rispetto ai paesi europei a noi limitrofi e la sicurezza delle strade. Non si dimentichi, che quella dei viadotti autostradali, è a oggi una vera e propria emergenza.

Ultima modifica: 30 Dicembre 2019