Mini Cooper, i piloti che hanno fatto la storia

387 0
387 0

Per quanto riguarda l’iconico marchio Mini Cooper, ci sono bel cinque piloti che ne hanno fatto la storia attraverso la loro iconica sfavillante carriera. Quattro di questi piloti sono uomini, una è donna. Il marchio “Mini Cooper” consente di tuffarsi nella “Golden Age” delle corse su strada, quando le cosiddette “baby” di Longbridge si aggiudicavano un gran numero di vittorie nei quattro angoli della Terra, decretando l’affermazione della trazione anteriore nei rally e riscuotendo importanti successi anche in pista. Gara dopo gara, la scuderia Bmc rappresentò, negli anni 60, l’avversario principale da seguire ed imitare. I numerosi successi sportivi, tramandati fino ai giorni nostri, restano alla base dell’attuale filosofia sportiva Mini.

Rauno Aaltonen 

Ecco un pilota Mini che sapeva guidare una trazione anteriore in modo da ricavarne la massima resa sui fondi stradali con scarsa aderenza. Aaltonen adottava la tecnica della frenata con il piede sinistro, mentre con quello destro premeva sull’acceleratore. Una manovra davvero rocambolesca che permetteva di “tenere” l’avantreno e, allo stesso tempo, di far “danzare” la parte posteriore della vettura in modo da virare in direzione esterna alla curva e ritrovare il veicolo già pronto per il successivo rettilineo.

Il pilota finlandese, nato nel 1938, campione europeo nel 1965, è stato indubbiamente uno dei principali protagonisti dell’epoca d’oro dei rally, e dell’epopea Bmc in particolare. Al volante delle piccole Cooper S si aggiudicò infatti ben nove rally internazionali, fra il 1965 e il 1967, con la soddisfazione della vittoria al Montecarlo 1967, ultimo dei tre successi Mini al rally monegasco.

Timo Makinen

Altro esponente della leggendaria epoca dei “Flying Finn”. Questo campione finlandese, nato nel 1938 e scomparso nel 2017, esordì al volante delle mitiche “Mini Cooper S” nel 1964, e trionfò (in coppia con Paul Easter) nell’edizione 1965 del Rally Monte Carlo.

Nello stesso anno si aggiudicò il torneo 1000 Laghi e la Coppa delle Alpi. Indimenticabile la terza vittoria consecutiva nella gara casalinga: durante la prova speciale di Ouninpohja al Mille Laghi 1967, per colpa dei continui sobbalzi, le cinghiette di cuoio ferma-cofano della Cooper S si ruppero e purtroppo il cofano motore iniziò ad aprirsi ad ogni salto. In queste difficilissime condizioni, il pilota fu costretto purtroppo a guidare costantemente di traverso per poter vedere la strada. Anche in questo modo, comunque, riuscì a conquistare la vittoria.

Pat Moss 

La Moss è l’unica pilota femminile della cinquina. È arrivata di recente la notizia riguardante una serie speciale dedicata, che celebra i sessant’anni dalla storica prima vittoria di una Mini Cooper in un rally internazionale. Nel 1962 si tenne la gara il “Tulpen Rally” (Rally dei Tulipani), una “maratona” (all’epoca si usava molto) di 2.500 km che dalle pianure dei Paesi Bassi, per la precisione a Noordwijk, portava gli equipaggi a Monte Carlo per poi fare ritorno al punto di partenza.

In quella occasione, un equipaggio tutto al femminile raggiunse il primo grande successo per la Mini nelle corse su strada: si trattava di Pat Moss e della fedele coéquipier Ann Wisdom, che la accompagnò per gran parte della carriera. Pat, sorella del leggendario Stirling Moss e poi moglie di Erik Carlsson (il campione svedese che correva con la piccola Saab 96, realizzando dei mitici testacoda favoriti dalla particolare forma di quest’auto), era già campionessa di equitazione e componente della squadra nazionale inglese di salto con gli sci ed aveva esordito nei rally ad appena diciotto anni.

Divenuta pilota ufficiale BMC a ventitré anni, Pat Moss si impegnò per ben sette stagioni a far parte della scuderia piloti del team britannico Mini Cooper che di lì a poco avrebbe raggiunto fama mondiale con queste piccole auto. Cinque volte vincitrice nella Coppa delle Dame all’Europeo Rally (all’epoca considerato come il Campionato mondiale), trionfatricealla gara Liegi-Roma-Liegi 1960, seconda assoluta al RAC 1961 e terza nel 1962 (sempre con le auto Austin-Healey 3000 MkIII), dopo la lunga permanenza in Bmc proseguì la carriera in Ford, in Saab, in Lancia e, infine, nella prima metà degli anni 70, in Alpine. Renault.

Paddy Hopkirk

Pilota talmente coinvolto nel suo lungo rapporto con la “famiglia” Mini che nella seconda metà del 2020 gli è stata dedicata una serie speciale, allestita su Cooper S da John Cooper Works. Il fuoriclasse nordirlandese (è nato a Belfast nel 1933), versatile sia nelle corse su strada che in pista, è uno dei nomi principali e di riferimento quando si parla delle Mini in gara. Paddy Hopkirk nel 1964 vinse al Rally Monte Carlo su una Cooper S (la celebre “numero 37” targata 33EJB).

Con la qualifica di “volante ufficiale Bmc” fino alla chiusura del reparto corse avvenuta nel 1968 (anno in cui British Motors Corporation confluì in British Leyland), Hopkirk tornò alla guida delle amate Mini Cooper S nel 1982, aggiudicandosi (in coppia con Brian Culceth) il RAC Golden 50, evento che commemorava i cinquant’anni del Rally RAC. Partecipò ad altre gare nel 1990 (vincendo alla Pirelli Classic Marathon) e nel 1994, ebbe la grande soddisfazione del quarto posto di classe al Rally Monte Carlo “moderno” guidando una Rover Mini Cooper in versione Gruppo A.

John Rhodes

Si tratta del pilota che faceva “segnali di fumo” con la sua Mini Cooper S. Per questo motivo, il campione inglese venne soprannominato “Smokey” dai tifosi. Spettacolare e spericolato, John Rhodes fu, per tutti gli anni 60, il “re delle Mini” nelle gare Turismo del BTCC.

Il suo stile di guida era inconfondibile e ponderato: sfruttando la leggerezza e il “Go-kart feeling” delle piccole Cooper S, riusciva sempre, con un abile gioco di punta-tacco e con un tocco sapiente dell’acceleratore, a far procedere la vettura sulle quattro ruote (il “four-wheel drift”) in procedere nella giusta traiettoria già all’inizio della manovra, uscendo perfettamente “dritto” sul rettilineo.

Allo stesso Rhodes piaceva scherzare su questa abilità, precisando che gli portava un altro vantaggio sui concorrenti. Ed infatti, con il vistoso fumo delle Dunlop Racing anteriori, si veniva a creare una “nebbia” che per qualche istante disorientava tutti gli avversari e gli permetteva di guadagnare terreno.

Ultima modifica: 24 maggio 2022