Harley Davidson: i principali modelli moto

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Durante la Prima Guerra Mondiale, le Harley Davidson sono state utilizzate per compiere delle operazioni belliche: ecco l’interessante storia della nascita delle famose moto e i principali modelli di successo.

Dalla nascita alla Seconda Guerra Mondiale

William Silvester Harley (29 dicembre 1880 – 18 settembre 1943) e Arthur Davidson (11 febbraio 1881 – 30 dicembre 1950) sono stati i fondatori dell’Harley Davidson. Erano semplicemente due amici di infanzia, che a circa vent’anni iniziarono a costruire i primi prototipi di bicicletta con il motore. La nota casa automobilistica americana è nata nei primi anni del ‘900. Il primo stabilimento delle Harley Davidson, infatti, è stato creato nel 1906 a Milwaukee. Proprio qui, tutt’ora, è presente la sede principale.

La versione V-Twin del 1909 è stata la prima vera innovazione. Si parla di un motore di cilindrata pari a 800 cm3, più potente rispetto agli altri presenti nello stesso periodo: 5, 2 KW. Tre anni dopo è stato brevettato il Ful – Floteing Seat: si tratta di un sedile ammortizzato che presenta al suo interno una molla a spirale.

Dal 1936, è stato introdotto sul mercato il modello Harley-Davidson Knucklehead. Esso è rimasto in produzione per undici anni. La sua cilindrata era di 1000 cc ed in testata presentava delle valvole. Con l’entrata degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale, sono stati due i modelli prodotti dalla casa automobilistica in quel periodo: il WLA e la XA. Il primo è stato venduto persino all’Armata Rossa e all’esercito canadese. La XA, invece, rappresenta una mera imitazione delle moto tedesche del tempo.

Harley Davidson: il dopoguerra

Degli anni ’50, uno dei modelli principali che si ricordano è lo Sportster. Esso è riconoscibile per la sua forma a peanut (nocciolina). Questo periodo, però, fu sostanzialmente di decadenza nelle vendite per l’Harley Davidson. La successiva Harley – Davidson Hummer è stata, infatti, un tentativo per risollevare il commercio. Essa raccoglieva i gusti provenienti dal mercato europeo. A tal proposito, i progetti da cui nacque tale modello provenivano dalla Germania. Si tratta di una piccola monocilindrica prodotta dal 1948 al 1966. La Hummer vera è propria è arrivata nel 1955, ma prima è stata preceduta da diversi modelli: un 125 cm3 ed un 165cm3 (dal 1953).

Dal 1960 sono state realizzate la Super 10 (165 cm3) e la Ranger (1962). Quest’ultima si ritiene fosse stata costruita per utilizzare le versioni a 165 cm3 che non si potevano associare ai modelli differenti. Nello stesso anno, sono state costruite la Pacer (175 cm3) e la Scat, prodotta poi per tre anni, e che nell’annata successiva alla sua creazione assunse il telone della Ranger. L’ultimo modello basato sulla RT125 è stato quello della Bobcat: nata nel 1966, aveva solo un pezzo in resina che ricopriva il serbatoio e la ruota posteriore. Sul finire degli anni ’60, però, ci fu una grave crisi economica che ha costretto la proprietà della Harley Davidson a vendere le proprie quote alla nota società metallurgica AMF. La cessione ufficiale è datata 1969 e per tutti gli anni ’70 il marchio ha vissuto all’ombra dei fasti del passato.

La ripresa negli anni ‘80

Una cordata di tredici imprenditori ha rilevato la società dalla AMF nel 1981. Per evitare l’estinzione del marchio, che aveva rischiato la bancarotta, furono introdotte delle novità. Queste ultime hanno preso spunto dalle vetture concorrenti, in particolare i modelli giapponesi. La Harley-Davidson Evolution, in questo senso, rappresenta la ripresa che l’azienda aspettava. Essa è stata prodotta per quindici anni: dal 1984 al 1999. Sempre nello stesso anno, però, è uscita anche la versione Softail Custom: l’azienda di Milwaukee è tornata così in vetta nella classifica delle vendite. Una delle versioni più conosciute, la Softail Fat Boy, è stata usata addirittura in una nota pellicola cinematografica: si tratta di Terminator 2 – Il giorno del giudizio, nelle riprese in cui il protagonista effettua una serie di corse in moto. Questo dato tende a sottolineare la mediaticità che la casa motociclistica di Milwaukee ha assunto con il passare del tempo.

Le Harley Davidson ai giorni nostri

Tra la fine dello scorso millennio e l’inizio del nuovo, Harley Davidson ha creato un tipo di motore (1450 cm³) nominato Twin Cam 88. Subito dopo, è stata realizzata la Softail FXSTD. Queste operazioni sono state successive all’acquisto della Buell Motorcycle Company, effettuato dalla società di Milwaukee nel 1998. Si è trattato di un ampliamento aziendale che ha significato sia l’aumento delle produzioni che quello del piano commerciale.

Più recentemente, nel 2014, Harley Davidson ha promosso la vendita della nuova Street 750. Quest’ultima è stata esportata con successo anche in Europa. La sua vendita, quindi, non si è limitata al mercato americano. Tale modello è definibile di tipo urbano, con uno stile leggero, adatto a dei fruitori di giovane età. Nello stesso anno, la casa automobilistica ha reso nota l’attuazione del Progetto LiveWire: prima versione di motocicletta del tutto elettrica.

Dalla stagione autunnale del 2017, infine, si è andati incontro alla scomparsa della tradizionale Harley Davidson Dyna Glide. Quest’ultima era diventata la serie di punta sin dall’inizio degli anni ’90. Essa ha lasciato posto alla nuova gamma Softail. Attualmente anche il mercato dell’usato è molto attivo, perché le Harley Davidson sono considerate come delle reliquie. La considerazione che gli appassionati di moto hanno di queste vetture è generalmente molto alta.

Le HD incarnano il vero spirito dell’America: la forza di innovare, di lottare, di affrontare la crisi e di crescere. Il marchio è ancora vivo dopo esser passato intatto da uno dei secoli più bui della storia. L’associazione ‘’Road 66 – Harley Davidson’’ è una prassi per i viaggiatori americani e un simbolo per la storia di un intero Paese. Per visionare i modelli in aggiornamento, in Europa ci sono diverse sedi: Milano (Italia), Parigi (Francia), Francoforte (Germania), Barcellona (Spagna), Zurigo (Svizzera), Rijswijk (Olanda), Oxford (Regno Unito), Mosca (Russia), Atene (Grecia) e Praga (Repubblica Ceca). Nel resto del mondo si contano altri 9 stabilimenti, esclusi quegli degli USA: Sydney (Australia), Toronto (Canada), Shanghai (Cina), Gurugram (India), Monterrey (Mesico), Singapore (Singapore), Città del Capo (Sud Africa), Rayong (Tailandia) e Dubai (Emirato Arabi Uniti).

Ultima modifica: 17 Settembre 2018