Dispositivi antiabbandono, la normativa vigente

2063 0
2063 0

L’esigenza dei dispositivi antiabbandono è nata da venti anni a questa parte per prevenire tragedie drammatiche: dal 1998 a oggi si sono verificati ben dieci casi di bambini dimenticati in auto e, purtroppo, deceduti.

Tragedie che possono sembrare inspiegabili e che devastano una famiglia: perché anche se non ci si spiega come un bimbo possa essere abbandonato in auto bisogna ammettere che mai ci siamo trovati ad affrontare un’epoca così stressante dove tutto è frettoloso.

Leggi e norme

I legislatori hanno capito da tempo che era necessario un provvedimento normativo speciale per evitare altre tragedie. E in questo senso hanno disposto non solo una legge, in vigore nell’ottobre 2018 ma anche una serie di aiuti economici destinati alle famiglie.

La Legge Salva Bebè impone a tutti i genitori di dotarsi di tutti gli strumenti di sicurezza necessari nella tutela dei bambini. E quindi non solo il seggiolino assicurato alle poltrone dell’auto con le relative cinture ma anche il dispositivo. Il dispositivo è obbligatorio per tutti i bambini fino ai quattro anni di età.

Come funziona

Un dispositivo salva bebè è obbligatorio, ma è anche economico: si trova in commercio tra i 60 e gli 80 euro al massimo. Ci sono anche diversi dispositivi anche più completi ma per essere certi di non commettere un tragico errore tanto basta. Il dispositivo è collegato a una app attiva sul nostro telefonino che ci allarma quando non togliamo il bambino dal suo seggiolino. Alcuni sono collegati alla cintura del seggiolino, altri funzionano con un sensore. Altri sono collegati o integrati direttamente al seggiolino. Altri invece sono del tutto indipendenti e possono essere abbinati anche a bambini più grandi. O al cane.

Perché purtroppo ci sono anche molti animali che sono rimasti vittima di colpi di calore o di malori dovuti a una prolungata esposizione al freddo, in inverno perché abbandonati in auto. In questo caso il chip si collega direttamente al collare.

La cosa importante è testarli, che funzionino sempre: e non dimenticarsi mai di attivare l’applicazione.

Poche avvertenze

É  evidente che dimenticarsi il telefonino a casa non è consentito, e nemmeno di averlo in tasca, scarico o silenzioso. É  inutile dotarsi di una funzione di sicurezza se poi si ignorano altre procedure di sicurezza che sono assolutamente indispensabili.

Bisogna dare atto ai legislatori italiani che il nostro è stato il primo paese a promuovere una normativa di questo tipo: gli Stati Uniti stanno discutendo un disegno di legge che si ispira proprio alla nostra normativa. In un paese dove tragedie come queste – purtroppo – sono all’ordine del giorno. Sia d’estate che d’inverno. Negli USA nel 2019 ci sono stati oltre 30 vittime, bambini dimenticati in auto dai genitori o dalla baby sitter.

Altri dispositivi di sicurezza

Ci sono anche dispositivi antiabbandono che non necessitano di essere connessi al nostro smartphone. Funzionano con il collegamento bluetooth, l’importante è che siano collegati in rete e che abbiano dunque una SIM funzionante e con un piano di trasmissione dati attivo. Altri sono in grado di inviare SMS ma anche chiamate di emergenza a diversi contatti salvati in agenda che possono essere allertati del rischio. Alla prima chiamata chi la riceve può mettersi in contatto con i genitori, o meglio ancora con le forze dell’ordine per consentire un tempestivo intervento ed evitare il peggio.

Perché alcuni dispositivi indipendenti sono migliori

Se è vero che il mercato si è immediatamente adeguato, con la produzione di seggiolini integrati ai dispositivi anti abbandono connessi, quelli indipendenti offrono garanzie migliori e più versatili. Intanto potranno essere utilizzati anche quando il bimbo sarà cresciuto e non dovrà più utilizzare il seggiolino.

Se è vero che garantiscono un maggior grado di sicurezza durante il trasporto di bambini in auto e  sono conformi al requisito di omologazione il loro plus è proprio la possibilità di connettersi in caso di emergenza a diverse linee telefoniche.  Il  55% dei casi di incidente letale ha evidenziato infatti che i bambini non erano entrati in auto da soli, ma erano sono stati lasciati inconsapevolmente in auto. Un caso di amnesia dissociativa spesso legato allo stress o alla stanchezza.

Massima sicurezza

Il dispositivo antiabbandono interviene non appena chi guida esce dall’abitacolo e lo chiude allontanandosi dal veicolo. Se il bambino è ancora a bordo, e chi guida non se ne è accorto, il dispositivo interviene con l’applicazione inviando un primo allarme sonoro allo smartphone. Il telefonino continuerà a replicare l’allarme fino a quando il dispositivo non verrà disattivato comunicando che non si tratta di un’emergenza e che tutto è sotto controllo.

In questo caso a intervenire è il bluetooth. Ma se l’allarme non viene tacitato il dispositivo interviene con altri messaggi: SMS. e telefonate. Alcuni modelli non si limitano a effettuare una chiamata di sicurezza ma inviano anche le coordinate GPS del posto dove il veicolo con il bimbo a bordo è stato parcheggiato.

Lo studio di qualsiasi evenienza

Telefonate e messaggi proseguono fino a quando l’intervento di emergenza non viene portato a buon fine. I primi dispositivi avevano una SIM all’interno, una banale cella telefonica abilitata al traffico dati. I modelli più recenti hanno ulteriormente esteso e ampliato il livello di sicurezza nel tentativo di evitare i falsi allarmi ma garantendo la massima copertura e attenzione in caso di emergenza vera e propria.

I sensori legati alla cintura di sicurezza del seggiolino sono stati sostituiti con un sensore a pressione che si disattiva solo quando il bimbo viene alzato dalla sua poltroncina. Ma ci sono altri sensori di sicurezza che rilevano la presenza del bambino nel veicolo. Sono sensori volumetrici, simili a quelli degli impianti antifurto già predisposti in numerose vetture. Servono a evitare un’emergenza se in qualche modo il bimbo fosse riuscito a liberarsi da solo.

L’app sarà anche in grado di monitorare il livello di carica delle batterie dei dispositivi e di ricevere una notifica in caso di batterie scariche.

Ultima modifica: 10 Novembre 2020