5 curiosità su Niki Lauda che non sapevi

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Il pilota più forte di tutti i tempi: forse non tutti sono d’accordo su questa definizione che riguarda Niki Lauda, recentemente scomparso dopo una vita avventurosa, piena e fortunata, perché in fondo ci sono stati campioni che hanno vinto più di lui. Ma una cosa è certa: nessun altro pilota di Formula Uno è riuscito a suscitare affetto e curiosità come Lauda e pochissimi nell’immaginario collettivo rappresentano un modello di pari successo nel mondo delle corse. Se è vero che Lauda aveva vinto “solo” tre titoli mondiali di Formula Uno, bisogna sottolineare che il pilota austriaco è stato anche un dirigente di successo di numerose scuderie, a cominciare dalla Mercedes che per anni con lui alla guida ha dominato la scena, oltre che un notevole talent scout. A questo aggiunse anche numerosi successi imprenditoriali nel settore del turismo e dei trasporti aerei.

Il pilota Niki Lauda nonostante la resistenza di padre e famiglia

Lauda era nato ricco: figlio di un banchiere di origini nobili aveva frequentato le migliori scuole di Vienna e divideva la sua vita tra gli agi della città e la residenza estiva, un castello con un parco immenso. È proprio qui che il giovanissimo Niki Lauda incomincia ad appassionarsi alle corse: a dieci anni gli regalano il primo go-kart a motore e il ragazzino inizia a inanellare giri su giri tra i viali alberati del parco di casa. Il papà, convinto che si tratti di una passione destinata a durare poco, finanzia le prime corse: go-kart principalmente. Si sbaglia.

A quindici anni Niki è una promessa e può passare a competizioni più importanti, il padre intuisce il rischio e interrompe le sovvenzioni. Lauda continua a correre grazie ad alcune sponsorizzazioni e vince tutto quello che può vincere tra Austria e Germania, nel frattempo si diploma a fatica e si iscrive all’università per tenere buono il padre che farà di tutto, anche facendo pressioni sui patrocinatori del figlio per non aiutare ulteriormente la sua carriera, pur di farlo smettere di correre. Il padre si dovrà rassegnare: Niki lascia l’Università e continua a correre sbancando prima in Formula Vee e infine in Formula 3.

In Formula 2 correrà con Ronnie Peterson e convincerà tutti in poche gare con strategie molto aggressive e traiettorie limatissime ai limiti del rischio. Lauda tuttavia senza sponsor non può correre: per procurarsi una guida con la March pagherà personalmente chiedendo un prestito, indebitandosi fino ai capelli e firmando un’assicurazione sulla vita a vantaggio dei suoi creditori. Il Natale del 1970 lo vede litigare furiosamente con il padre che minaccia di diseredarlo: in una nota della sua biografia Lauda gela il genitore con una battuta terribile, non lontana dalla realtà… “con o senza il tuo appoggio un giorno potrò comprarmi tutto quello che hai oggi, e anche di più”. I due si riavvicineranno solo dopo il drammatico incidente del Nurburgring.

Auto, donne, incidenti, ritorni e rischi mortiali

Il film “Rush”, distribuito nel 2013 con la regia di Ron Howard, è una ricostruzione fedele di quella che è stata la vita personale e non solo professionale di Lauda. Tutto ruota intorno al dualismo tra Lauda e James Hunt e il campionato del 1976. Lauda non era certamente un uomo particolarmente bello ma era di una sicurezza straordinaria: l’attore tedesco Daniel Brühl gli assomiglia in modo impressionante e fa rivivere in modo davvero efficace quella che fu la storia d’amore più importante della vita del pilota austriaco, con la splendida nobildonna Marlene Knaus. Vero l’aneddoto che vuole i due conoscersi in Italia e che vede Marlene del tutto all’oscuro del fatto che l’uomo che guida la sua macchina sia un pilota della Ferrari. Vero anche che la stessa Marlene si convinca della professione di Lauda quando arriverà a pagarlo per spingere al limite l’auto sulla quale viaggiavano sulle strade della campagna toscana.

Il 1976 sarà l’anno più drammatico della vita di Lauda: inizia il campionato malconcio dopo essersi fratturato una costola (si era ribaltato con un trattore nella tenuta di casa) ma è soprattutto al Nurburgring che la sua vita si ferma. La sua Ferrari subisce un pauroso incidente infiammandosi come un cerino. Arturio Merzario, con cui aveva litigato poco prima della gara – il carattere di Lauda era molto duro anche nei box e con i colleghi – lo strappa alle fiamme appena in tempo. Il volto è sfigurato, i polmoni seriamente lesionati, Lauda resta in coma cinque giorni poi riprende conoscenza e il suo unico pensiero è tornare in auto per mantenere il vantaggio su Hunt e vincere il titolo. Lauda torna in pista contro qualsiasi parere medico e in condizioni pessime, con le ustioni ancora aperte e sanguinanti e un occhio semichiuso: per guidare deve svuotare i polmoni dal sangue con una dolorosissima operazione di drenaggio che esegue con l’aiuto di Marlene. Ma riesce a salire in macchina: al Fuji, nell’ultimo gran premio della stagione, sotto un diluvio torrenziale, rientrerà ai box… “ho già rischiato la vita abbastanza” dirà ai meccanici mentre Hunt vincerà l’unico titolo mondiale della sua carriera.

Gli altri successi di Niki Lauda, dirigente e capitano d’industria

I rapporti con la Ferrari e soprattutto con Enzo Ferrari, che non amava il carattere molto spigoloso di Lauda, si raffredderanno parecchio. Nel 1977 dopo aver vinto il secondo titolo con la rossa e annunciato la sua separazione dalla scuderia del cavallino, Lauda firma per la Brabham: correrà poi con la McLaren dopo un primo ritiro durato due anni nel corso dei quali fonda la sua prima compagnia aerea, la Lauda Air. Nel 1984 vince il suo terzo mondiale e ammirando Ayrton Senna dice… “forse avete trovato qualcuno più veloce di me”.

Nel frattempo fa collezione di brevetti aerei, almeno una ventina, e collauda tutti gli aerei ordinati per le sue compagnie, prima la Lauda Air, poi la AirNiki quindi la LaudaMotion. Firma diversi brevetti e investe molti soldi nelle sue attività senza rinunciare alla sua grande passione: torna in Formula Uno da dirigente prima con la Ferrari, quindi con la Jaguar e infine con la Mercedes convincendo i dirigenti a mettere sotto contratto Lewis Hamilton. Donnaiolo impenitente ha avuto quattro figli: due da Marlene e due dalla seconda moglie, Birgit, una hostess della Fly Niki di trent’anni più giovane di lui. Marlene gli perdonò diversi tradimenti, persino un figlio fuori dal matrimonio fino a quando decise di lasciarlo nel 1991 dopo vent’anni di vita in comune. Al funerale è stata proprio Marlene, d’accordo con la seconda moglie e con i figli, a portare la sua tuta rossa della Ferrari nella quale è stato sepolto. Sopra la bara durante i funerali il suo mitico casco rosso, quello dei primi due trionfi mondiali. A Lauda sono stati dedicati 19 libri tradotti in 52 lingue, due biografie, il film “Rush”, il documentario “Lauda Days”. Nel 1977 è stato nominato sportivo dell’anno dalla BBC.

Ultima modifica: 4 Giugno 2019