«Mister Tesla, venire in Emilia è un affare» L’Alma Mater di Bologna: qui gli ingegneri del futuro

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«Elon Musk non l’ho sentito… Ma credo che se Tesla investisse in Emilia-Romagna troverebbe una base strategica. Insomma: non è una missione impossibile».

Il rettore dell’Università di Bologna, Francesco Ubertini, promuove l’appello del nostro giornale a Elon Musk per sbarcare nella Motor Valley. E va oltre. Perché se l’arrivo del gioiello dei veicoli elettrici nel nostro territorio potrebbe essere un’ottima notizia per la nostra regione, un investimento del genere sarebbe un affare anche per mister Tesla.

Università di Bologna, Francesco Ubertini
Francesco Ubertini

E, in sintonia con Vincenzo Colla, assessore regionale al Lavoro e allo Sviluppo economico, Ubertini ribadisce: «Qui possiamo attrarre investimenti importanti. Ci sono tutte le condizioni affinché mister Tesla, colosso leader dei veicoli elettrici, scelga il nostro territorio. Qui abbiamo ricerca, innovazione, costruttori».

Da qui, il riferimento a Muner, l’Università dei motori, che propone «un insieme di corsi di studio sulla visione del futuro dell’automotive. Tra questi c’è anche quello nuovissimo e specifico proprio dedicato all’elettrico», spiega Ubertini.

Nicolò Cavina — Università di Bologna

Si tratta di un corso di laurea magistrale in Electric vehicle engineering che formerà gli ingegneri del futuro. Ideali per Tesla o per l’arrivo dell’altro colosso cinese dei veicoli elettrici, la Faw. «Muner è un’eccellenza non solo italiana, ma a livello mondiale. Da un punto di vista della formazione e delle competenze siamo particolarmente attrattivi. Del resto oggi al mondo ci sono due grandi poli, se si guarda al settore molto alto dell’automotive: l’Oxfordshire e l’Emilia-Romagna», conclude il rettore.

«Siamo un modello mondiale. Per la nostra Università dei motori Muner (Motorvehicle university of Emilia-Romagna), ci hanno contattato dalla Germania e dalla Gran Bretagna. Non vedo perché Elon Musk non dovrebbe approfittarne…».

Il professor Nicolò Cavina, coordinatore del dottorato di ricerca interateneo in automotive, che coinvolge Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma, non ha dubbi: «La nostra Regione guarda al futuro dell’innovazione tecnologica. E il dottorato aggiunge un altro mattone, di terzo livello, alle lauree magistrali e internazionali di Muner».

Tesla Roadster Special Option Package, Musk non si ferma più
Elon Musk con Tesla Roadster, l’attesissima supersportiva elettrica da 400 km/h.

Insomma, anche per mister Tesla sarebbe un affare investire in Emilia-Romagna?

«Basta citare qualche numero della Motor Valley: 21 miliardi di euro fatturato in un raggio di un centinaio di chilometri. Ma bisogna considerare che cosa c’è a monte: la formazione e la ricerca. Bologna è un’università internazionale che primeggia a livello mondiale. Ha più di 220 corsi di laurea, di cui 70 internazionali, 50 corsi di dottorato, più di 85mila studenti e 6mila tra docenti, assegnisti e dottorandi. Qui Elon Musk trova una rete, un sistema integrato. Un ateneo che primeggia e, tra l’altro, primi in Europa per scambi Erasmus».

Sul tema automotive state formando gli ingegneri del futuro?

«Muner, nata circa 4 anni fa, mette in rete mondo industriale e attività di ricerca. In più, quest’anno, è partito il corso di laurea in Ingegneria del veicolo elettrico. Che sembra essere proprio un biglietto da visita per mister Tesla. A questo corso, tra l’altro, si affiancano i corsi di laurea in ingegneria meccanica automotive e ingegneria elettronica automotive. Sono a numero programmato di posti, massimo 25, salvo quello di meccanica che ne prevede 150 perché divisi in quattro profili».

Anche i cinesi di Faw potrebbero approfittare di questi nuovi profili…

«Credo che sia uno degli elementi che ha fatto pensare al colosso cinese di venire qui! Un’esagerazione? Non più di tanto».

Secondo l’assessore regionale Vincenzo Colla, l’Emilia-Romagna è attraente per le multinazionali straniere. Condivide?

«Sono d’accordo. La nostra realtà è davvero competitiva. E, in questo, la Regione ha fatto la sua parte. Il compito dell’università è fare alta formazione e ricerca per innovare. E su questo abbiamo fatto passi avanti anche sul piano della formazione aziendale».

Un altro ’asset’ da offrire a Musk?

«Perché no. La nostra scuola di alta formazione presso partner industriali permette a ingegneri che già lavorano, di specializzarsi in nuove tecnologie grazie ai nostri docenti. Abbiamo già iniziato con la modenese Hpe Coxa, legata al gruppo Ferrari, e lo stesso stiamo facendo con la bolognese Gd, del gruppo Coesia. Presto coinvolgeremo altre multinazionali del nostro territorio».

La formazione, però, è sempre più complessa a causa del Covid…

«Sì, ma la didattica a distanza è stata una sfida che siamo riusciti a contrastare: in due settimane abbiamo gestito la digitalizzazione, collegando 85mila studenti».

Ultima modifica: 16 Gennaio 2021