Auto aziendali stangate, con un conto da 330 milioni

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Si riduce ma resta, almeno per ora, la stangata fiscale sulle auto aziendali. Nel testo che invierà in Parlamento il governo ha ammorbidito il giro di vite escludendo dall’aumento delle imposte le auto ibride ed elettriche.

Ma in Aula s’annunciano ulteriori modifiche anche da parte della maggioranza con Italia Viva e M5S contrari all’inasprimento delle tasse che colpirebbe circa 2 milioni di dipendenti che godono di questo fringe benefit, ma anche il già calante mercato dell’auto, il cui 40% è rappresentato proprio dalle auto aziendali.

Con la nuova versione della tassa sulle auto aziendali, secondo i dati della relazione tecnica allegata alla manovra, il gettito previsto per il Fisco sarà di 332 milioni nel 2020 per salire a 378 nel 2022 e scendere a 360 nel 2026.

Sempre secondo la relazione tecnica i veicoli immatricolati nel 2018 e intestati a partite Iva sono 840mila: per circa 43mila di questi la tassa passerebbe dal 30 al 100% e per circa 754mila al 60%.

Il 25% delle vetture individuate sarebbe però escluso dall’aumento perché in uso ad agenti di commercio e rappresentanti che non rientrano – come i veicoli commerciali utilizzati dai dipendenti – nella nuova manovra.

L’incremento di tassazione sulle aziendali – che dovrebbe però riguardare solo le nuove immatricolazioni – esclude per ora le auto ibride ed elettriche. Per le vetture ecologiche il peso dell’auto sul reddito resterà limitato al 30% del costo convenzionale stabilito dall’Aci su una percorrenza annua di 15mila chilometri.

Aumenti per Diesel e benzina

Gli incrementi invece riguardano tutte le auto a benzina e diesel. Quelle che emettono fino a 160 grammi di C02 al chilometro vedranno un aumento della tassazione dal 30 al 60% sul reddito.

Ben più pesante (con un incremento dal 60 al 100% del peso fiscale sul reddito) sarebbe la stangata sulle vetture aziendali che emettono oltre 160 grammi di CO2 al chilometro. Dalla Jeep Renegade alla Compass, dai tantissimi modelli Bmw, Mercedes, Audi presenti nelle flotte aziendali, i dipendenti che le utilizzano come fringe benefit vedrebbero, per redditi da 30mila a 75mila euro lordi l’anno, un aggravio fiscale compreso tra i 2mila e 2.400 euro all’anno.

Achille Perego

Ultima modifica: 4 Novembre 2019