La grande sfida dell’idrogeno in versione green

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Si candida a essere protagonista della svolta green con la riduzione dell’inquinamento prodotto dalle emissioni di Co2. E di quanto sia importante sviluppare la produzione, la distribuzione e l’utilizzo (dall’ambito residenziale a quello industriale senza dimenticare la mobilità) dell’idrogeno – in particolare quello verde – ne è consapevole anche il governo.

Così, dopo l’approvazione a dicembre delle prime linee guida per il settore con l’avvio della prevista consultazione pubblica e in attesa che venga varato dal ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, l’annunciato Piano strategico nazionale per l’idrogeno, quello di ripresa e resilienza (Pnrr) prevede investimenti ad hoc per questa energia di un futuro già cominciato.

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E che, pensando per esempio alla mobilità, spiega Cristina Maggi, direttrice di H2IT, l’associazione italiana idrogeno e celle a combustibile che raggruppa una settantina di aziende della filiera, non vuole essere alternativa all’elettrico ma complementare, aumentando le possibilità di abbandonare i combustibili fossili per muoversi su quattro ruote con un pieno ‘verde’.

La Mission 2 del Pnrr (Rivoluzione verde e transizione ecologica con una dote di 68,9 miliardi) si struttura in quattro componenti, di cui la seconda (Energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile con 18,22 miliardi) ha come obiettivo l’aumento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e lo sviluppo di una filiera industriale in questo ambito, inclusa quindi quella dell’idrogeno.

In particolare, ricorda Maggi, 2 miliardi verranno dedicati agli investimenti nella filiera dell’idrogeno e alla transizione verso l’acciaio verde, realizzato utilizzando energia prodotta con l’idrogeno. Questo intervento prevede, con una serie di iniziative, il supporto a produzione, distribuzione e utilizzo dell’idrogeno verde.

auto ad idrogeno
auto ad idrogeno

La Mission 4 sempre del Pnrr (Istruzione e Ricerca) contiene anch’essa delle componenti dedicate all’idrogeno tra cui il potenziamento delle strutture di ricerca e la creazione di un Centro nazionale di alta tecnologia per l’idrogeno.

Oggi l’idrogeno rappresenta ancora una frazione modesta del mix energetico globale ed europeo dove, però, nel 2050 dovrebbe rappresentare fino al 24% dei consumi finali di energia, generare un giro d’affari di 820 miliardi di euro e creare 5,4 milioni di nuovi posti di lavoro.

Uno sviluppo che riguarderà anche il nostro Paese dove la quota totale di energia prodotta dall’idrogeno si aggira attualmente intorno all’1% ed è utilizzata per l’industria chimica, siderurgica e della raffinazione.

Idrogeno sui veicoli

Anche il settore della mobilità è in forte evoluzione. I veicoli che funzionano con le celle a combustibile (a partire dagli autobus), sono già in commercio ma a frenare il mercato – che potrebbe riguardare anche treni, camion e navi – sono i costi ancora alti e, per i trasporti autostradali, la presenza di pochissime stazioni di rifornimento (Bolzano, Milano, Sanremo) contro le 92 della Germania dove un chilo di idrogeno costa circa 9 euro.

La grande sfida, ora, è quella di ridurre ulteriormente il prezzo al consumo dell’idrogeno – fenomeno già in atto con il miglioramento delle tecnologie degli elettrolizzatori – e aumentare la produzione di quello verde.

Prodotto cioè non come avviene in larga parte oggi con combustibili fossili ma con le tecnologie che utilizzano acqua ed energia elettrica da fonti rinnovabili. Sapendo, conclude Maggi, che «l’Italia ha il potenziale per posizionarsi strategicamente in tutti i settori di riferimento della filiera idrogeno grazie a grandi operatori e aziende determinanti nell’apertura del mercato, Pmi e start up innovative e centri di ricerca di rilevanza internazionale»

Achille Perego

Ultima modifica: 23 Aprile 2021