Andare al lavoro in bicicletta, le città europee che premiano chi pedala

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In termini di comodità e qualità della vita, la vicinanza al posto di lavoro e la facilità nel raggiungerlo sono fattori da non sottovalutare. Non sempre, tuttavia, è un punto sul quale si possa scendere a patti, così come non tutti hanno la fortuna di abitare a pochi passi dal luogo di lavoro. Per velocizzare il tragitto e renderlo più confortevole, serve dunque un mezzo di trasporto che ci aiuti ad accorciare i tempi di percorrenza. L’automobile, il motorino e il trasporto pubblico sono sicuramente le opzioni più gettonate, ma scegliere di andare al lavoro in bicicletta può essere un’alternativa ancora più pratica se non addirittura remunerativa.

Scegliere come mezzo di trasporto la bicicletta rappresenta un’ottima alternativa, fa bene alla salute, significa evitare il traffico, i mezzi affollati e i disagi legati a scioperi e orari di partenza e, soprattutto, permette di contribuire alla sostenibilità ambientale. Da non sottovalutare è poi il risparmio economico. Niente spese legate al carburante, al parcheggio, così come si eliminano i costi dei mezzi pubblici. Restando in tema monetario, scegliere di spostarsi con le due ruote può essere vantaggioso non solo in termini di risparmio ma anche di guadagno. Sono infatti diverse le città Europee che offrono programmi di mobilità ciclistica. Gli incentivi possono variare da un vero e proprio pagamento da calcolare in base ai chilometri percorsi, passando per un bonus da utilizzare per l’acquisto di un nuovo veicolo, fino a un sistema di sconto che si applica sul pagamento delle tasse.

I migliori sistemi di mobilità ciclistica in Europa

Tra i Paesi che premiano chi va al lavoro in bicicletta, non possono mancare i Paesi Bassi che, come facilmente immaginabile, sono i primi ad aver adottato un modello di incentivo nel campo ciclabile. È dal 2006, infatti, che le aziende olandesi offrono un incentivo ai dipendenti che scelgono la bicicletta. Sullo stesso modello del rimborso offerto agli automobilisti per coprire parte dei costi legati ai carburanti, hanno deciso di premiare i ciclisti con uno schema di indennizzo calcolato in base ai chilometri percorsi. L’importo accumulato può essere direttamente detratto dalle tasse e l’ammontare è di 0,19 euro al chilometro. Calcolatrice alla mano, 10 chilometri al giorno, per cinque giorni a settimana comportano un guadagno di 45 euro l’anno.

Uno schema simile è stato adottato dai vicini di casa, in Belgio. Le aziende della regione limitrofa, infatti, offrono ai propri pendolari che scelgono di muoversi in bicicletta un indennizzo fino a 0,24 euro per chilometro. Spostandosi verso Sud, i ciclisti francesi possono richiedere fino a 0,25 euro per ogni chilometro percorso per recarsi al lavoro, per un massimo annuale di 200 euro. Secondo una prima analisi condotta su 18 aziende, l’incentivo ha determinato l’aumento del 50% del numero di ciclisti.

Diverso, invece, lo schema adottato nel Regno Unito e Lussemburgo che offrono invece un bonus per l’acquisto di una nuova bicicletta . Nel primo caso, i dipendenti delle aziende iscritte al programma “Cycle to work” possono richiedere un detrazione fiscale pari al 32% del costo effettivo, mentre nel secondo, chi sceglie di recarsi al lavoro in bici, potrà detrarre fino a 300 euro dall’imposta sul reddito.

L’esempio italiano

Sul territorio italiano non esiste ancora un piano unitario per la mobilità ciclistica. Nonostante sia stato in passato previsto un bonus per l’acquisto di bici, monopattini elettrici ed e-bike, i programmi che premiano chi si reca al lavoro in bicicletta variano a seconda della città. Primo tra tutti spicca il progetto lanciato nel 2019 a Bari, che si è aggiudicato il terzo posto nella classifica stilata dal World Economic Forum di Ginevra in fatto di incentivi alla mobilità sostenibile. Il progetto del comune pugliese si chiama “Muvt” (“muoviti” nel dialetto barese, ma anche Mobilità Urbana Vivibile e Tecnologica) e premia l’uso della bici rimborsando con 0,20 euro per chilometro nelle tragitto casa-scuola e casa-lavoro, mentre offre fino a 4 centesimi nelle tratte generiche per un massimo di 25 euro al mese. In caso di bici a pedalata assistita il bonus scende rispettivamente a 10 e 2 centesimi. Il bonus può è essere utilizzato per l’acquisto di bici o sconti sugli abbonamenti nel trasporto pubblico.

Uno schema simile è stato di recente adottato anche a Bergamo, dove l’amministrazione comunale prevede 0,25 centesimi di euro per chilometro, fino a 2 euro al giorno e 30 euro al mese, per un indennizzo sotto forma di voucher elettronici da utilizzare nei negozi cittadini.

Pro e contro dell’andare al lavoro in bicicletta

Punto primo, fa bene alla salute sia del pianeta che della persona. Un po’ di sano movimento è un toccasana nella routine di tutti noi e, integrarlo nella giornata in questo modo, permette anche di ottimizzare i tempi in maniera intelligente. Seconda questione da non sottovalutare: il parcheggio. Nonostante la questione sia delicata, considerando i pochi spazi destinati alle due ruote, soprattutto per chi vive in città, sicuramente parcheggiare le due ruote è molto più semplice ed economico rispetto al posteggio di un veicolo a motore. Terzo aspetto che fa pendere l’ago della bilancia verso i pro dell’andare al lavoro in bicicletta, riguarda sicuramente le tempistiche. Niente attesa per i mezzi pubblici e eventuali scioperi o ritardi, addio al traffico e, come già detto, alla ricerca del parcheggio. Unici fattori avversi a questa scelta, pigrizia a parte, possono essere i fattori atmosferici, che possono tuttavia essere affrontati con qualche piccolo accorgimento.

Ultima modifica: 15 Marzo 2023