Toyota paga 180 milioni di dollari negli USA per violazione del Clean Air Act

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Toyota deve pagare 180 milioni di dollari (circa 150 milioni di euro) di multa per chiudere un contenzioso con l’EPA, l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti. L’azienda giapponese, infatti, è risultata colpevole di ritardi nell’invio all’agenzia statunitense dei documenti relativi alle certificazioni sulle emissioni inquinanti previste dal Clean Air Act (la legge americana che regola appunto la materia).

Non si tratta di frode o di comunicazioni non veritiere, come è accaduto nel caso dieselgate che ha coinvolto Volkswagen e altri negli scorsi anni, ma di qualcosa di un po’ meno grave. Toyota è colpevole di non aver trasmesso per tempo tutta una serie di documenti e relazioni inerenti ai livelli di emissioni e alle eventuali azioni di messa a norma.

L’inchiesta andava avanti dal 2016 e riguarda un periodo di attività di dieci anni, dal 2005 al 2015, durante i quali Toyota non ha informato tempestivamente le autorità di vigilanza sui possibili difetti ai sistemi di controllo delle emissioni.

Il procuratore federale Audrey Strauss ha affermato che “Le azioni di Toyota”, quindi le mancate comunicazioni, “hanno probabilmente portato a ritardare o a rinviare le campagne di richiamo legate alle emissioni, con conseguenti vantaggi finanziari per l’azienda ed eccessive emissioni inquinanti”.

Toyota ha ammesso di essersi accorta circa cinque anni fa di un “difetto procedurale che ha provocato dei ritardi nella presentazione all’EPA di alcuni rapporti non pubblici su difetti legati alle emissioni dei veicoli” e ha dunque patteggiato una sanzione economica.

Ultima modifica: 15 gennaio 2021