Stretta alle auto con targa estera: pene più severe

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È uno dei trucchetti più utilizzati dagli automobilisti che vogliono eludere i controlli e le tasse riservate ai veicoli: comprare e immatricolare automobili con targa estera, pur risiedendo in Italia. Nel decreto sicurezza, varato dal Governo a dicembre, c’è una nuova norma che vieta espressamente di circolare in Italia con una macchina dotata di targa non italiana.

COSA DICE LA NUOVA NORMA SULLE TARGHE STRANIERE

Coloro che, residenti in Italia, acquistano un’auto all’estero avranno sessanta giorni di tempo per provvedere a una nuova immatricolazione con targa italiana, in modo da poter continuare a circolare senza intercorrere in sanzioni. Sono state introdotte, quindi, pene più severe rispetto alle condizioni precedenti: ritiro del documento di circolazione e una multa di 712 euro, ridotta a 498,40 se pagata entro 5 giorni. Se la nuova immatricolazione non dovesse comunque avvenire è prevista anche la confisca del mezzo.

UN TRUCCO PER EVITARE MULTE E TASSE

Circolare con targa estera era – con le vecchie norme – quasi un toccasana per chiunque avesse intenzioni di “girare a largo” da multe e tasse come il superbollo. Con le vecchie norme, i residenti in Italia potevano utilizzare veicoli con targa estera per 12 mesi, periodo superato il quale era obbligatorio procedere alla nuova immatricolazione del mezzo nel nostro Paese. Era prevista soltanto una modesta sanzione se il veicolo fosse stato fermato almeno tre volte in 6 mesi dalle forze di Polizia. L’automobilista aveva sei mesi di tempo per procedere alla nuova immatricolazione e, in caso contrario, gli veniva inflitta una multa decisamente più bassa, tra gli 84 e i 355 euro.

LE ECCEZIONI AL NUOVO DECRETO SULLE TARGHE STRANIERE

La nuova normativa sull’utilizzo delle targhe straniere sul territorio italiano prevede una deroga per tutti quei veicoli in leasing o in locazione senza conducente. La deroga, però, si concede soltanto se la società proprietaria dell’auto ha sede in un altro Paese dell’Unione Europea o, ha una sede, anche secondaria, in Italia.

Ultima modifica: 12 marzo 2019