Servosterzo, autoradio e gli altri accessori che non si cercano più in un’auto

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Oggi imparare a guidare è quasi una passeggiata anche se le strade non sono mai state così trafficate. Ma ad essere sinceri sulle auto moderne ormai è quasi tutto elettronico, automatizzato, connesso o comunque affidabile, e questo rende la vita degli automobilisti molto più semplice.  

Per dimostrarlo, CarGurus – uno dei principali marketplace di auto a livello globale –  in occasione dell’evento Auto e Moto d’epoca che si terrà a Padova dal 24 al 27 Ottobre 2019 ha voluto ricordare sette caratteristiche che rendevano le auto di una volta molto più complicate dal punto di vista del design, della progettazione… o anche solo quando si voleva ascoltare un po’ di musica. 

Sterzo Ferrari 365 GT 2+2 – 1968

1. Servosterzo, questo sconosciuto. Di questi tempi, privare un’auto del servosterzo è una dichiarazione d’intenti, il segno che si vuole costruire un capolavoro duro e puro. Ma senza andare troppo indietro nel tempo, negli anni Novanta non avere il servosterzo significava aver comprato il modello più economico della gamma.

2. Aria manuale. Anche se in fin dei conti era una seccatura, c’era un innegabile senso di soddisfazione nel maneggiare la levetta dello starter per far girare il motore senza strappi (o farlo partire del tutto) in una mattinata fredda e umida. Forse perché nell’era pre-iniezione gli automobilisti non erano solo i piloti dell’auto, ma anche parte integrante della sua meccanica. All’inizio l’avviamento dava del filo da torcere, è vero, ma prima o poi tutti sviluppavano una sorta di sesto senso per dosare il rapporto aria-benzina.

Servosterzo, autoradio e gli altri accessori che non si cercano più in un'auto

3. Autoradio. Nel mondo iperconnesso in cui viviamo, persino un cambia CD è considerato preistoria a bordo di un’auto. Ma in tanti ricordano quando era necessario frugare tra le cassette, saltare manualmente le canzoni che non si sopportavano e, alla fine del primo lato, estrarre la cassetta, girarla, e ricominciare da capo. Interagire con Siri non è niente in confronto.

4. Fari a scomparsa. I passi da gigante compiuti nelle tecnologie di illuminazione e le normative più rigide per la sicurezza dei pedoni hanno decretato la fine dei fari a scomparsa, baluardo di un’epoca in cui erano considerati la soluzione più semplice per migliorare le prestazioni aerodinamiche. A meno di non essere il costruttore italiano Ares Design, che non troppo tempo fa ha svelato al mondo una reinterpretazione della DeTomaso Pantera completa di motore V10 Lamborghini, carrozzeria personalizzata e, indovinate… fari a scomparsa!

5. Niente servofreno. Per chi è abituato ai moderni sistemi di frenata, far rallentare l’auto senza l’aiuto del servofreno è un’esperienza terrificante. Altro che la rassicurante “presa” degli pneumatici sull’asfalto non appena si sfiora il pedale centrale: anni fa, l’unica soluzione era premere a fondo e sperare che l’auto, con  flemma e riluttanza, accettasse di arrestarsi prima di urtare il malcapitato fermo davanti. Se si aggiunge all’equazione l’assenza del servosterzo, persino guidare una mini-berlina come la Mk2 Volkswagen Polo era meglio che andare in palestra.

6. Tettuccio apribile manualmente. Con l’avvento del condizionatore, l’umile tettuccio è diventato una specie in via di estinzione e, anche quando c’è, in genere è alimentato da un motore elettrico. Ai bei vecchi tempi non era così: per arieggiare l’abitacolo, servivano chiavistelli, maniglie, pistoni e perni. In alcuni casi, il tettuccio si poteva non solo inclinare, ma anche togliere del tutto – chiaramente, una volta rimontato, le perdite erano assicurate.

7. Tettuccio semi-rimovibile. Sempre a proposito di tettuccio, come dimenticare quel capolavoro di aerazione che era il cosiddetto T-bar (o T-top), il precursore della successiva carrozzeria Targa ma con una barra al centro. L’idea era quella di combinare il meglio delle coupé (sicurezza, eleganza e via discorrendo) con il brivido del vento tra i capelli di una cabrio. I T-bar sono generalmente associati alle auto americane (la Chevrolet Corvette su tutte), ma si ritrovano anche su modelli meno pretenziosi come la Suzuki -90. 

Come funziona CarGurus

CarGurus aiuta gli acquirenti di auto a cercare tra gli annunci locali e trovare rapidamente le migliori offerte dai migliori venditori. Ogni giorno l’Azienda analizza milioni di dati raccolti su centinaia di migliaia di inserzioni di auto per calcolare l’Instant Market Value (IMV) di ciascuna vettura o il prezzo di vendita equo. Questi dati vengono utilizzati in combinazione con le valutazioni delle concessionarie di altri acquirenti per classificare e valutare i risultati della ricerca delle auto disponibili in base alla qualità dell’affare: offerta ottima, offerta buona, offerta corretta, prezzo sopra la media, prezzo elevato. Il sito fornisce inoltre ulteriori informazioni trasparenti come ad esempio da quanto tempo l’auto è in vendita e se ha subito un calo del prezzo. I consumatori possono contattare direttamente i rivenditori.

 

 

Ultima modifica: 24 ottobre 2019