Muro anti-suono all’autodromo. Così muore il rombo di Imola

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Il tempio dei motori farà presto un po’ meno rumore. E non solo perché le monoposto ‘silenziate’ della moderna Formula 1, attesa da queste parti il 18 aprile, assomigliano sempre meno alle loro antenate ruggenti del Circus che fu.

All’Autodromo di Imola, tra la carreggiata della strada e la recinzione della pista, poco dopo l’uscita della Variante alta, nascerà entro fine marzo (lavori al via ieri) una maxi-barriera in vetro e acciaio lunga 186 metri e alta 5,5.

Il motivo? In riva al Santerno, ormai da anni, i decibel sono al centro di una contesa dai risvolti giudiziari che vede contrapposti il Comune e la società che gestisce l’impianto intitolato a Enzo e Dino Ferrari (da un lato) e i residenti (dall’altro).

In passato, lo scontro ha imboccato anche curve molto pericolose. Ci sono stati esposti in Procura, con il circuito – quello che, in un tragico weekend del 1994, ha legato per sempre il proprio nome a quello di Ayrton Senna – finito a rischio sequestro.

In mezzo, c’è una grossa parte di città che il rombo dei motori lo preferisce perfino alle note dei cantautori più amati.

Quella stessa fetta di popolo che, in occasione dell’ultimo Gran premio di Formula 1, tornato a disputarsi lo scorso autunno a Imola dopo 14 anni e andato in scena a porte chiuse causa pandemia, si è riversata in strada per cercare di sbirciare da fuori (salendo su muri, tetti e perfino gru) Ferrari, Mercedes e Red Bull sfrecciare lungo i tornanti di casa.

Proprio il ritorno della Formula 1 ha aggiunto un elemento determinante, che ha convinto il Con.Ami (Consorzio pubblico al quale il Comune ha affidato le sorti dell’Autodromo) a non rimandare ulteriormente un investimento da 260mila euro.

Una gara mondiale di primo livello, come appunto quella del Circus, taglia di fatto le giornate in deroga (da 60 a 37) ai limiti di rumore previsti dalla legge che si possono svolgere in Autodromo.

Un bel problema, per chi deve far quadrare i conti dell’impianto. Formula Imola, la società di gestione dell’Enzo e Dino Ferrari al 100% pubblica, grazie alle giornate con i bolidi impegnati in pista prova infatti a chiudere in attivo i propri bilanci, messi a durissima prova dall’assenza del pubblico sulle tribune e dal rischio cancellazione per i concerti.

E rieccoci alla barriera. Paradossalmente, quell’opera sta più a cuore a Comune-Con.Ami-Formula Imola (il muro di vetro è destinato a limitare i decibel e dunque a evitare ulteriori sforamenti) che non ai residenti.

Il muro è utile o no?

Sì, perché il comitato che riunisce alcune decine di abitanti della zona attorno al tracciato è stato chiaro ormai tempo fa. Loro la barriera la ritengono sostanzialmente inutile, in quanto destinata a ridurre troppo poco il rumore. E con un beneficio limitato a un numero esiguo di abitazioni.

Non a caso, la vecchia amministrazione targata M5s, che almeno per una parte della sua pur breve esperienza al governo della città ha avuto un certo feeling con i residenti, il progetto della barriera lo aveva accantonato.

Poi, caduta la giunta grillina, il commissario prefettizio quel piano lo ha tirato fuori idealmente dai box. E, con il Pd di nuovo alla guida del Comune, la ‘vecchia’ barriera è tornata in pole position.

Sulla costruzione dell’opera si è così acceso, ieri mattina, il semaforo verde. Ma la sensazione, in città, è che la gara sia ancora lunga e dall’esito incerto.

Enrico Agnessi

Ultima modifica: 10 febbraio 2021