La case auto tedesche da Donald Trump: cosa si sono detti?

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Ieri, martedì 4 dicembre, i numeri uno di Volkswagen, Daimler e BMW hanno incontrato alla Casa Bianca Donald Trump. Un vertice che ha avuto come obiettivo quello di rassicurare il presidente americano sull’impegno che le grandi case tedesche hanno intenzione di mantenere nell’aumentare i propri investimenti nella produzione sul suolo statunitense: un modo per placare le minacce di Trump su possibili dazi al 25% sulle importazioni di auto tedesche.

L’incontro, che i costruttori hanno descritto come amichevole, ha portato al momento a uno stop da parte di Trump riguardo al piano di imporre tassazioni aggiuntive, in attesa, inoltre, che vengano stipulati accordi più specifici con la Commissione europea, l’unica istituzione autorizzata a condurre negoziati commerciali per conto dei Paesi UE e delle loro aziende.

Alla Casa Bianca c’erano Herbert Diess, ceo di Volkswagen, Dieter Zetsche, numero uno di Daimler (in una delle sue ultime uscite prima dell’avvicendamento con Ola Kaellenius) e il Chief Financial Officier di BMW Nicolas Peter, al posto del ceo Harald Krüger che non ha potuto partecipare.

Cosa hanno detto le case automobilistiche a Trump?

Forse la più convincente delle tre aziende è stata Volkswagen, che ha portato sulla scrivania di Trump i suoi già annunciati piani di partnership con Ford (di cui avevamo parlato in questo articolo). Fra le due case si stanno sviluppando progetti di condivisione di fabbriche e strategie commerciali. L’idea Volkswagen è quella di utilizzare le unità produttive Ford sul suolo statunitense (in cambio Ford potrà usare quelle di Volkswagen in Europa). Non solo: la casa di Diess possiede già un impianto a Chattanooga, nel Tennessee, e ha intenzione di costruirne un’altra sempre nello stesso stato o in un altro.

Anche BMW, senza dare particolari dettagli, ha dimostrato la propria buona volontà nel voler mantenere rapporti solidi con gli Stati Uniti. Nicolas Peter ha infatti annunciato l’intenzione di investire ulteriori 600 milioni di dollari entro il 2021, oltre ai 9,3 miliardi di dollari già spesi in Nord America. Soldi che serviranno, fra le altre cose, ad aumentare la forza lavoro: più di mille dipendenti che si aggiungono ai 10mila già operativi nell’impianto di Spartanburg, in South Carolina. C’è anche l’opzione di costruire una possibile nuova fabbrica.

Rassicurazioni sono arrivate anche da Dieter Zetsche per quanto riguarda Daimler, che, ricordiamo, già costruisce i suoi SUV (GLE e GLS) e le berline della classe R negli impianti di Tuscaloosa, in Alabama, dove sono impiegati circa 4mila dipendenti.

Ultima modifica: 5 dicembre 2018