Extreme E, il campionato dei SUV elettrici: le novità di Continental

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Il conto alla rovescia è iniziato. Mancano meno di 60 giorni all’inizio del campionato fuoristrada per SUV elettrici Extreme E che farà tappa nei territori maggiormente a rischio ambientale e negli habitat in via di estinzione.

Con questa scelta Extreme E e Continental, Founding Partner della serie, mirano a sensibilizzare i fan del Motorsport in tutto il mondo, i politici, le popolazioni e le autorità locali, sul delicato tema del cambiamento climatico, incoraggiandoli a intensificare gli sforzi per limitare il riscaldamento globale e non superare la soglia di 1,5°C. Inoltre, in linea con i principi di sostenibilità che animano la corsa, i circuiti delle tappe sono stati disegnati in modo da non modificare o danneggiare in alcun modo l’ambiente, mantenendone le caratteristiche e gli ostacoli naturali.

Oceani, deserti, montagne, ghiacciai e foreste pluviali. Per far fronte a condizioni estreme, Continental, in qualità di fornitore ufficiale di pneumatici, ha sviluppato appositamente per Extreme E i nuovi CrossContact, pneumatici in grado di offrire grip, trazione e prestazioni eccellenti in ogni fase della gara e in completa sicurezza. Questi speciali pneumatici ottimizzati sono costruiti ad hoc anche per rispondere alle esigenze uniche dei SUV elettrici ODYSSEY 21 che sono molto più pesanti dei veicoli standard e richiedono una forza extra in partenza e in accelerazione.

Continental supporterà i concorrenti anche con la tecnologia ContiConnectTM, che permette ai piloti e ai team di monitorare i dati dei loro pneumatici in tempo reale. Il sistema misura le informazioni degli pneumatici come la pressione e la temperatura tramite sensori posizionati all’interno degli stessi e le comunica in tempo reale permettendo al team e al pilota di apportare modifiche e di cambiare la propria strategia di gara, se necessario.

Le tappe

Il 3 e 4 aprile prossimi, i SUV elettrici ODYSSEY 21 si daranno battaglia per la prima volta nel deserto dell’Arabia Saudita. Le corse si svolgeranno nei pressi di AlUla, una città situata in un’oasi a circa 150 km a sud-ovest di Tayma e 400 km a nord-ovest di Medina. Un tempo capitale del Regno di Lihyan e centro di antiche rotte commerciali, AlUla ha tutt’ora un grande significato culturale e storico grazie ai numerosi siti archeologici che ospita: fra questi Mada’in Salih, il primo luogo dell’Arabia Saudita ad essere riconosciuto come patrimonio mondiale dall’UNESCO, nel 2008.

Ma il riscaldamento globale sta accelerando l’erosione delle 110 tombe monumentali che sono state scavate nelle rocce di arenaria circa 2.000 anni fa. “La regione è di una bellezza mozzafiato“, afferma Sandra Roslan, responsabile progetto Extreme E per Continental “Tuttavia, crea anche condizioni estremamente difficili: il calore intenso, l’umidità molto bassa, il vento e la sabbia fine saranno un banco di prova unico per i piloti e le loro attrezzature in questa prima gara della serie.”

Il 29 e 30 maggio i team in gara si dirigeranno poi verso le rive del Lac Rose – noto anche come Lago Retba – vicino alla capitale senegalese Dakar. “Questo è un posto straordinario“, dice Roslan. “Ma, a causa della sua vicinanza alla costa, è sempre più minacciato dal cambiamento climatico.” Lac Rose, anch’esso patrimonio mondiale dell’UNESCO, è separato dall’Oceano Atlantico da una striscia di terra che si assottiglia sempre più. “La costa qui viene erosa tre/quattro metri ogni anno a causa dell’innalzamento del livello del mare“, afferma la project manager di Continental.

E uno dei principali responsabili è lo scioglimento della calotta glaciale in Groenlandia.” In occasione del weekend di gare in Senegal, gli organizzatori di Extreme E hanno collaborato con le autorità locali per lanciare un progetto di protezione ambientale volto a ripulire la costa. Inoltre, saranno piantate un milione di mangrovie per coprire un’area equivalente a 112 campi da calcio.

Dopo il deserto e l’oceano, arriva il ghiaccio. Nel weekend del 28 e 29 agosto, Extreme E si sposterà in Groenlandia, in prima linea per l’emergenza climatica globale: solo nell’ultimo anno, la Groenlandia ha perso 600 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Ad ospitare la battaglia in questa tappa, sarà Kangerlussuaq, un insediamento situato nell’entroterra, a circa 50 km a nord del Circolo Polare Artico, alla testa dell’omonimo fiordo lungo circa 163 km. Sotto la supervisione scientifica, è stato selezionato come percorso di gara, un banco di sabbia allungato composto da polvere di roccia, che è stato trasportato naturalmente fuori dal ghiacciaio nel corso degli anni.

La penultima tappa sarà la foresta pluviale amazzonica del Brasile, il 23 e 24 ottobre. La sopravvivenza di quest’area è continuamente minacciata da una serie di gravi problemi, di cui lo sfruttamento eccessivo e lo sdoganamento agricolo sono tra i più attuali e urgenti. “La perdita delle foreste tropicali è una delle più grandi sfide globali dei nostri tempi“, sottolinea Roslan. “E il Brasile è al centro di queste sfide.”

Le gare partiranno da Santarém, città nello stato del Pará che risale al 1661, e avranno luogo in un’area che ha subìto un’estesa deforestazione ed è stata duramente colpita dagli incendi. Tra gli obiettivi degli organizzatori di Extreme E c’è quello di garantire che, per ogni stagione di gara, sia ripiantata un’area di foresta pluviale di queste stesse dimensioni.Dal punto di vista sportivo, le squadre dovranno fare i conti con le temperature più alte della stagione“, afferma Roslan. “Così come i nostri pneumatici, naturalmente.”  

Extreme E, il gran finale

Il finale di stagione si terrà l’11 e 12 dicembre appena fuori Ushuaia, la città più a sud non solo dell’Argentina, ma di tutto il mondo. I SUV Extreme E correranno al Parco Nazionale della Terra del Fuoco, situato nella zona montuosa del Glaciar Martial minacciata dal cambiamento climatico. “Sulla base dei dati raccolti tra il 1960 e il 2006 e studiando il modello climatico, i ricercatori hanno calcolato che il ghiacciaio si potrebbe sciogliere completamente all’inizio del XXII secolo“, afferma Roslan. Per più di 120 anni il World Glacier Monitoring Service ha raccolto dati sui cambiamenti nei ghiacciai in tutto il mondo e ha osservato diversi ghiacciai in tutto il mondo, constatando che l’attuale tasso di scioglimento dei ghiacciai è senza precedenti e il riscaldamento globale ne è la principale causa.

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Ultima modifica: 11 febbraio 2021

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