Cosa c’è dietro alle dimissioni di Elon Musk dalla presidenza Tesla?

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Finita l’era di Elon Musk in Tesla? Momentaneamente sì. Il fondatore di Tesla ha infatti lasciato temporaneamente il posto di presidente della sua creatura, ma si tratta di una decisione forzata. È la conseguenza di un accordo di patteggiamento fatto con la SEC (Securities and Exchange Commission), la Commissione per i Titoli e gli Scambi americana, che ha indagato Elon Musk per truffa nei confronti degli azionisti di Tesla. Ma cosa sta succedendo?

Tweet azzardati e comunicazioni fuori dalle righe

Torniamo indietro di poco: lo scorso 7 agosto Elon Musk, con un tweet, annunciava l’intenzione di ritirare Tesla dalla mercato finanziario, fissando addirittura un prezzo di 420 dollari ad azione. Quasi certamente una boutade (420 è un riferimento gergale ai consumatori di cannabis), ma abbastanza controversa da riuscire a scuotere la borsa.

E la borsa si è scossa in malo modo il 25 agosto, quando Musk ha fatto marcia indietro, sempre attraverso comunicati via social network. Un gioco che non è andato giù alla SEC, la quale ha aperto un’indagine nei confronti del patron di Tesla. Nelle motivazioni del procedimento si fa presente che “le dichiarazioni pubbliche false e fuorvianti e le omissioni di Musk hanno provocato una confusione significativa in borsa e sulle azioni di Tesla, danneggiando gli investitori”.

Il patteggiamento

Ecco dunque il patteggiamento per non incorrere in conseguenze più gravi: Tesla deve pagare una multa di 40 milioni di dollari, di cui la metà a carico di Elon Musk, a titolo di risarcimento per le perdite subite dagli azionisti. Perché l’accordo sia valido, (deve essere comunque ancora approvato definitivamente da un tribunale) è però necessario che Elon Musk si faccia da parte, rinunciando per 3 anni al ruolo di presidente, continuando a svolgere il ruolo di CEO e membro del consiglio di amministrazione. Infine, qualsiasi dichiarazione dell’imprenditore sudafricano, anche via social network, sarà preventivamente vagliata da un avvocato.

Ultima modifica: 1 ottobre 2018