Colpo a Uber dai giudici inglesi «Gli autisti sono veri dipendenti»

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Gli autisti di Uber nel Regno Unito devono essere considerati dipendenti a tutti gli effetti.

Così ha deciso ieri mattina la Corte Suprema di Londra, in una sentenza che potrebbe fare scuola anche nell’Unione europea e alla lunga anche su altri lavoratori della cosiddetta gig economy, come i rider del food delivery.

Per il massimo tribunale del Paese, gli autisti del colosso californiano sono infatti lavoratori a pieno titolo e quindi hanno diritto a ferie pagate, congedi di malattia e salario minimo. Tutte cose sinora non previste per i lavoratori di Uber, pagati a prestazione, appunto come i rider.

«Respingiamo l’appello di Uber», ha dichiarato il giudice George Leggatt. «Per la legge inglese è necessario fornire certe protezioni a individui vulnerabili che hanno poco potere contrattuale nelle trattative sulle loro condizioni di lavoro».

Si tratta di una rivoluzione per il modello Uber, che sinora non aveva mai riconosciuto questi diritti ai suoi autisti, ora trasformati in lavoratori parasubordinati.

Ambigua la risposta del colosso californiano, secondo cui la sentenza di ieri si applica soltanto a «un gruppo di autisti», in particolare a quelli che utilizzavano la app dal 2016 sul cellulare, anche se in realtà la decisione della Corte Suprema britannica sembra avere un valore ben più ampio.

Il caso è nato appunto da una denuncia di due autisti nel 2016, cui la giustizia britannica ha sempre dato ragione, a tutti i livelli, nonostante i molti ricorsi di Uber.

La sentenza, oltre che sul suo modello di business, potrebbe avere un impatto anche sul conto economico dell’azienda: il Regno Unito per Uber è uno dei principali mercati, con 60mila autisti, di cui 45mila a Londra.

L’UE è pronta a nuove regole per proteggere gli autisti

Uber è costretta a difendere il proprio modello di business anche di fronte ai regolatori dell’Unione europea. In un documento rivolto alla Commissione, l’azienda ha illustrato la sua posizione in vista della consultazione che si terrà il 24 febbraio e in cui Bruxelles raccoglierà commenti e valutazioni dai lavoratori e dai sindacati della gig economy.

L’Ue è pronta a imporre nuove regole per proteggere questi lavoratori e Uber concorda con questo punto di vista, ma chiede ai regolatori di riconoscere il valore dei contratti di lavoro autonomo nella creazione di posti di lavoro. E di creare tutele per i gig worker senza riclassificarli come dipendenti.

Elena Comelli

Ultima modifica: 22 febbraio 2021