Caso airbag Takata: altri 30 milioni di veicoli coinvolti

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Il caso airbag Takata non è ancora chiuso. La National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) ha infatti dichiarato di aver aperto un’indagine su altri 30 milioni di veicoli che potenzialmente potrebbero avere ancora airbag difettosi, prodotti sempre dalla tristemente celebre azienda giapponese. Il timore è che i dispositivi di gonfiaggio di questi veicoli possano esplodere, rischiando di far volare frammenti di metallo pericolosi.

Il recall degli airbag Takata, lo ricordiamo, è stato il più grande richiamo di sicurezza nella storia dell’automobile, coinvolgendo oltre 100 milioni di veicoli in tutto il mondo (67 milioni solo negli Stati Uniti). I dispositivi difettosi firmati Takata hanno causato la morte di almeno 28 persone, di cui 19 negli USA, lasciando sul campo oltre 400 feriti. Le case automobilistiche coinvolte sono state diverse, ma in particolare Honda è stata la più colpita. Il richiamo è stato talmente grande da aver costretto Takata a dichiarare fallimento nel 2017.

La nuova indagine della NHTSA è al momento solo un’analisi tecnica: significa che questi 30 milioni di veicoli sopra citati, prodotti da circa una ventina di case automobilistiche fra cui Tesla, Ferrari, Mazda, Daimler, BMW, Jaguar, Land Rover e Nissan, non entrano almeno per ora in un richiamo tradizionale.

L’agenzia americana “non è a conoscenza in questo momento di eventuali danni, lesioni o decessi dovuti al degrado del propellente in questi dispositivi di gonfiaggio e il pubblico alla guida non deve intraprendere alcuna azione”.

Il propellente citato è il nitrato di ammonio, utilizzato da Takata come esplosivo per provocare l’istantanea espansione dell’airbag. Questo composto chimico era stato usato per riparare i veicoli coinvolti nei primissimi richiami del caso Takata, ma nel tempo si è scoperto che umidità e alte temperature possono modificare le proprietà del nitrato di ammonio, con il rischio di far scatenare un’esplosione troppo forte e potenzialmente letale.

Ultima modifica: 22 settembre 2021