Breve storia della Toyota Supra, in attesa della 5a generazione

217 0
217 0

Una delle novità più importanti e attese del 2019, per gli appassionati di auto sportive, è certamente la quinta generazione di Toyota Supra, al debutto al Salone di Detroit. Come piccolo omaggio, vogliamo dunque raccontare in breve la sua storia, che parte dal 1978.

40 anni fa, la prima generazione di Toyota Supra

Nel 1978 nasce la prima generazione di Toyota Supra, durata fino al 1981. Si trattava, in buona sostanza, di un upgrade più sportivo, performante e lussuoso della Toyota Celica, con accessori esclusivi (finestrini elettrici, sistema audio, interni in pelle) e motore potenziato. Con la Celica condivideva la sezione posteriore, mentre i pannelli anteriori vennero allungati per poter installare, appunto, un motore a sei cilindri. I primi modelli (A40 e A50) prevedevano propulsori da 2 litri M-EU o da 2,6 litri 4M-E. Dal 1980, e nei mercati fuori dal Giappone, si commercializzò anche una versione con motore 5M-E da 2,8 litri.

La seconda generazione: 1982 – 1986

Nel 1982 ecco che arriva la Celica Supra (A60). Veniva mantenuto il nome del modello originario, ma con non poche differenze estetiche e tecniche. Il passo era più corto, mentre lunghezza e larghezza andavano ad aumentare (di poco). Il tratto distintivo era rappresentato dagli inediti fari a scomparsa. A livello tecnico non cambiava pressoché nulla.

1987 – 1992 la terza generazione

Nel 1987 scompare dal nome il riferimento alla Celica, certificando in tal modo l’unicità e la personalità del modello Supra. Il propulsore aumentava a 3 litri (un 7M Turbo) da 230 cavalli, mantenendo comunque anche cilindrate più basse. La dotazione tecnologica avanza, con sistemi come ABS, o la regolazione elettronica delle sospensioni.

La quarta generazione: 1993 – 2002

Con il 1993 la Supra entra nell’era moderna in termini di stile e design, con forme rinnovate, ammorbidite e aggiustamenti aerodinamici di prim’ordine. Il tutto senza tradire la tradizione estetica. La quarta generazione (A80) montava due nuovi propulsori: il Toyota 2jz GE aspirato, da 220 cavalli e il Toyota 2jz GTE da 276 cavalli. All’interno si trovava una nuova impostazione, dedicata principalmente al comfort del guidatore e meno dei passeggeri: proprio come delle auto da corsa.

Ultima modifica: 14 gennaio 2019

In questo articolo