Motori Ducati: Bipantah e Desmoquattro

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Uno non vide mai il proprio debutto su una moto, l’altro è circondato da un’aura mitologica e considerato l’artefice della rinascita di un’azienda. Hanno avuto due destini diametralmente opposti i due motori Ducati Bipantah e Desmoquattro, entrambi figli degli anni Ottanta e dei progetti dello storico direttore tecnico Fabio Taglioni.

Storia dei motori

Il Bipantah, che nasce dall’unione di due motori Pantah, bicilindrici a L, è un motore endotermico a quattro cilindri a V di 90 gradi, che fu prodotto nel 1981 ma non superò mai lo stadio di prototipo. In un momento di crisi delle vendite di motociclette, per rilanciare il marchio Ducati, Taglioni voleva puntare su un motore radicalmente differente rispetto a quello delle moto dei marchi nipponici concorrenti. A bloccare lo sviluppo del Bipantah fu però la VM Motori, che pochi anni prima aveva acquisito la proprietà della Ducati: nei progetti della società c’era la chiusura definitiva della produzione di motoveicoli da immettere sul mercato e la prosecuzione dell’attività solo a livello di fornitura di singoli componenti (motori) ad aziende terze.

Quando La Ducati fu rilevata dalla Cagiva, nel 1985, i fratelli Castiglioni, proprietari della società, decisero invece di investire nuovamente sulla produzione di motociclette a marchio Ducati. Ma al Bipantah, pur sostenuto da Taglioni, preferirono il Desmoquattro, molto più semplice da adeguare ai modelli di moto allora già in commercio. Questo, un motore bicilindrico a L raffreddato a liquido e basato sull’iniezione elettronica, progettato dall’allora giovane ingegnere Massimo Bordi per le moto da gara, fu dapprima adattato alle produzioni industriali di massa, quindi ulteriormente modificato per le competizioni delle Superbike. L’assemblaggio del primo prototipo cominciò nel 1986 a partire da una base della serie Pantah: quando nell’estate dello stesso anno il motore fu sottoposto a collaudo, la sua potenza fu misurata in 93 CV.

La prima moto ad ospitare il Desmoquattro fu la Ducati 748 IE di Virginio Ferrari, Juan Garriga e Marco Lucchinelli. Nelle versioni che seguirono la cilindrata di questo motore aumentò prima a 888 cc, quindi a 916 cc, a 926 cc fino a raggiungere i 996 cc nel 1999 per la Ducati 996. Di pari passo con la potenza, cresceva la grandezza delle valvole, fino a che si dovette modificare persino la forma del motore. È proprio al Desmoquattro che si deve la fama della Ducati come fabbrica di motociclette supersportive: nella versione da competizione il Ducati Desmoquattro ha gareggiato da protagonista sulle moto di numerose stagioni dei mondiali Superbike, a partire dal 1988.

 

Ultima modifica: 1 agosto 2018