Transiberiana in auto: tutti i consigli per appassionati

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Tutti sanno che la Transiberiana è una delle ferrovie più lunghe ed estreme del mondo: parte da Mosca e attraversa verso oriente tutta la Russia per arrivare in Mongolia e in Cina, a Pechino. La linea ferroviaria in realtà, quella tradizionale, rimane all’interno dei confini russi e si conclude a Vladivostok nei territori del Litorale che si affacciano sul mare e al confine con la Cina. La Transiberiana è considerata ancora oggi una delle ferrovie più straordinarie del mondo, per via della sua lunghezza – quasi 9500 chilometri tra Mosca e Valadivostok – e dei suoi paesaggi assolutamente selvaggi e dominanti. Ma la linea tracciata per la prima versione ferrata della Transiberiana agli inizi del ‘900, è diventata oggetto di mito e conquista anche per molti altri appassionati del turismo più estremo.

Mosca lancia la sfida al suo territorio più selvaggio per connettersi al mare

Presentata all’esposizione di Parigi nel 1900, sì… proprio l’edizione che vide alzarsi la Tour Eiffel, la Transiberiana fu immediatamente considerata un’impresa del tutto folle: bisogna tenere presente che ovviamente, all’epoca, i collegamenti aerei erano più lontani della fantascienza e in definitiva il treno era il mezzo più comodo e sicuro per attraversare terreni difficili, spesso inospitali e a volte anche pericolosi. Se gli americani ampliarono la loro linea ferroviaria verso la California spinti dalla corsa all’oro e dalla conquista di nuovi territori da colonizzare per l’allevamento e la coltivazione, la Siberia era una sfida ancora più problematica. Il clima, addirittura impossibile per almeno quattro mesi all’anno; ostacoli enormi sotto l’aspetto orografico e di laghi e corsi d’acqua, una struttura del terreno priva di qualsiasi infrastruttura; la lontananza delle grandi città; l’atteggiamento ostile di numerose tribù che non sopportavano l’egemonia dei russi ed erano pronti a razziare qualsiasi convoglio passasse nei pressi dei loro territori.

La Transiberiana viene finita nel 1916

Eppure, nonostante la sfiducia e lo scetticismo generale, la Transiberiana partì: quando nel 1891 lo zar Nicola posa la prima pietra della ferrovia dalla grande stazione di Mosca l’idea non è quella di arrivare dall’altra parte del continente… ma in pochi anni, al ritmo impressionante di oltre 800 chilometri all’anno, la ferrovia cresce e si connette ad altri tronconi: quando a Parigi la linea viene presentata al pubblico come una grande conquista della Russia zarista, la linea non è ancora del tutto completa. Tra un tratto e l’altro c’è di mezzo il Lago Bajkal che viene attraversato con dei traghetti sui quali i vagoni vengono caricati: ci vorranno altri undici anni perché la Transiberiana venga completata con una linea circolare a sud del Bajkal e un grandioso ponte sulle acque dell’Amur, a Chaborovosk. Le prime locomotive a vapore devono essere rifornite di carbone ogni giorno e di acqua ogni dodici ore: i convogli passeggeri sono solo di cinque vagoni, il viaggio dura circa dieci giorni. La maggior parte dei treni è merci, nel periodo di maggior sviluppo ne partiranno otto al giorno a velocità ridotta in alcuni punti problematici e pronti ad aspettare qualche stazione anche tre ore per dare la precedenza ai convogli passeggeri.

Una colonna vertebrale per il trasporto di mezza Russia

Oggi la Transiberiana è lunga 9248 chilometri e viaggia in perfetta efficienza: percorrerla tutta significa impiegare sette giorni pieni. Un solo treno passeggeri, 157 stazioni intermedie, sette fusi orari da attraversare da un lato all’altro della linea. Impressionante invece il traffico merci: ogni anno sui binari da Mosca a Vladivostok si muovono fino a 120 treni al giorno che trasportano container (quasi 30mila), arche e bisarche cariche di auto, camion e trattori e soprattutto moltissime cisterne di alimenti e gas. La tratta ha mantenuto tutte le difficoltà di un tempo con numerosi restringimenti e accavallamenti che spesso fanno accumulare ritardi pesanti: ma se uno decide di fare il turista per sette giorni e starsene su un treno non lo fa certo perché ha fretta di scendere e di arrivare. Si calcola che ogni anno almeno un migliaio di turisti provenienti da ogni parte del mondo decidano di effettuare la traversata. I convogli sono moderni, comodi, completamente elettrici anche se la linea è stata elettrificata completamente solo nel 2002.

Da Monza a Vladivostok in bicicletta

A fare notizia se mai sono quelli che decidono di ripercorrere la strada da Mosca a Vladivostok in bicicletta: è una delle corse più estreme e dure in assoluto e chi partecipa non lo fa per il gusto di vincere ma solo per il desiderio di varcare almeno una volta nella vita la soglia dell’impossibile.  SI chiama Red Bull Trans-Siberian Extreme Race e ogni anno impegna un centinaio di ciclisti estremi in un’impresa folle. Si parte da Mosca per arrivare a Vladivostok in una corsa a tappe forzate di ventiquattro giorni. Pochissime le soste se non quelle concesse dalla strada, sull’erba o in un fosso. Mezzi d’appoggio per garantire il minimo necessario e qualche ora di sonno prima di riprendere la strada: asfalto, ma soprattutto piste in terra battuta, aree desertiche, palude… una corsa infernale. Eppure ogni anno sono sempre di più gli appassionati che vogliono misurarsi con questa impresa. Basti pensare che per coprire la tappa da Krasnojark a Irkutsk, 1045 chilometri, il ciclista più veloce ha impiegato 35 ore. A un camion ne servono 17…

Vado in Siberia e ritorno

Sull’onda dell’entusiasmo delle grandi imprese ciclistiche, ma soprattutto per via del fatto che la Parigi-Pechino già da molti anni era considerata una delle corse estreme per eccellenza, percorrere la Transiberiana in auto o in moto è un interessante esercizio logistico e organizzativo. Tutto sommato nemmeno impossibile se si è un gruppo di persone minimamente esperte, attrezzate e pronte a qualche sacrificio pur di raggiungere l’impresa. On line ci sono diversi blog realizzati da gruppi di persone che ce l’hanno fatta: al punto che per alzare l’asticella hanno raddoppiato e, a distanza di un paio d’anni dalla prima impresa, hanno deciso di fare la Transiberiana due volte, andata e ritorno, oltre 18mila chilometri. I più temerari con macchine d’epoca, una Renault 4 del 1981 è brillantemente andata e tornata da Vladivostok due anni fa dopo essere riuscita a spaccare il motore e a farselo sostituire in una qualche officina sperduta nel mezzo del nulla. Altri con un bel fuoristrada e soprattutto il GPS. Anche se parte della Transiberiana oggi resta una pista polverosa e anche pericolosa soprattutto per via dell’intensissimo traffico di mezzi pesanti, questa è una bella sfida. Da affrontare scegliendo accuratamente la stagione giusta e sentirsi come Michele Strogoff, il mitico corriere dello Zar che era nato a Irkutsk una delle tappe fondamentali del tracciato.

Ultima modifica: 8 gennaio 2020