Targa automezzo: normativa vigente per circolare in Italia

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La circolazione dei veicoli a motore (E non) sulle nostre strade è regolata da diverse norme e dallo stesso Codice della Strada. Una norma di queste prevede l’obbligo dell’utilizzo delle targhe automobilistiche. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla targa automezzo e sulle normative vigenti.

Targa automezzo: la storia

L’obbligo di dotazione delle targhe risale al Regio Decreto numero 540 del 16 dicembre del 1897 ed era stata ideata per i velocipiedi. Si era all’inizio dell’era automobilistica e nel 1899 circolavano solo 111 esemplari di automobili per salire a 937 esemplari nel 1901. Ed è proprio nel 1901 che è promulgato il primo Regolamento per la Circolazione delle Vetture Automobilistiche sulle Strade Ordinarie (Regio Decreto numero 416 del 28 agosto del 1901) che prevedeva l’obbligo di una targa fissa. Targa in metallo che doveva riportare il nome della Provincia e il numero di licenza rilasciata dalla Prefettura. Il costo era a carico dell’automobilista ad eccezione dei membri del Turing Club Italiano. In quel caso, le targhe erano fornite dalla stessa associazione ai soci che ne facevano richiesta.

Dal 1905 al 1927 le targhe saranno numeriche e la provincia sostituita con un numero rosso (Esempio il numero 55 identificava la provincia di Roma). Dal 1927 ennesima evoluzione delle targhe. Compariranno le prime due lettere del capoluogo di provincia seguita da una seria numerica. Targhe che accompagneranno gli automobilisti fino al 1994 quando saranno introdotte le ‘anonime’ targhe alfanumeriche per arrivare a quelle europee.

Targhe automobilistiche dell’Unione Europea

Le targhe europee sono state introdotte nel 1998 con il Regolamento Europeo numero 2411/98. Le targhe automobilistiche utilizzate nei 28 Paesi aderenti all’Unione Europea sono standard e devono rispettare determinate caratteristiche. Questo regolamento europeo prevede una sezione blu sul lato sinistro con impresse le 12 stelle gialle a circolo che ricreano la bandiera ufficiale dell’Unione Europea e poi anche il codice identificativo della Nazione d’immatricolazione dell’autovettura. Ad esempio la lettera I indica l’Italia mentre HR la Croazia oppure SLO per la Slovenia.

Alcune Nazioni però hanno qualche segno particolare come il Lussemburgo e i Paesi Bassi che utilizzano lo sfondo giallo mentre in Danimarca è previsto un contorno rosso. Discorso differente per il Regno Unito, in cui il formato europeo era facoltativo.

Nelle targhe automobilistiche britanniche poteva comparire una delle tre bandiere nazionali (Inghilterra, Scozia e Galles) oppure quella dell’Unione Europea. Adesso però con il processo di uscita dall’Unione Europea (La Brexit) l’EHC (European Higways Commission) ha richiesto ufficialmente al Governo britannico la sostituzione entro il 29 marzo delle targhe di tutti i veicoli in circolazione sul territorio britannico. Entro quella data dovranno recare solo ed esclusivamente i contrassegni degli Stati d’immatricolazione. Modifica che servirà alle autorità europee a identificare i veicoli extra-europei su territorio comunitario.

Sanzioni del Codice della Strada sulle targhe

Ogni veicolo deve essere munito (Anteriormente e posteriormente) della targa con i relativi dati d’immatricolazione. Le targhe sono personali, quindi non legate al veicolo. In caso ad esempio di vendita dell’automobile, la targa sarà trattenuta dal titolare. Inoltre, le targhe non possono essere abbinate contemporaneamente a più autoveicoli di proprietà. In caso di smarrimento, sottrazione, deterioramento o distruzione cosa prevedere il Codice della Strada? In questi particolari situazioni, il titolare dovrà entro 48 ore denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine.

Trascorsi quindici giorni dalla presentazione della denuncia e nel caso non fosse ritrovata la targa (O le targhe) si dovrà richiedere una nuova immatricolazione presso la MCTC. In questo periodo l’automobilista potrà circolare esibendo una fedele riproduzione della targa. Nel caso si rischiano sanzioni amministrative da un minimo di 84,00 a un massimo di 355,00 euro. Inoltre il Codice della Strada prevede delle sanzioni amministrative per gli utenti che circolano con una targa non leggibile o nascosta. In questi casi le sanzioni possono variare dai 41,00 a un massimo di 168,00 euro.

Targhe straniere in Italia: le nuove normative

Cambio di regole per la circolazione nel nostro Paese degli autoveicoli con targa straniera. Adesso i possessori di veicoli immatricolati all’estero rischiano il fermo amministrativo e una multa da un minimo di 712,00 e un massimo di 2.848,00 euro. La nuova normativa, presente nel Decreto Sicurezza recita che: “E’ vietato, a chi è residente in Italia da oltre sessanta giorni, circolare con un veicolo immatricolato all’estero”. Questa norma è stata approvata con lo scopo di smascherare i cosiddetti ‘furbetti’ della targa. Lo scopo principale dell’utilizzo di una targa straniera è quello di evitare di pagare il bollo, le tasse e l’assicurazione italiani.

Da quest’anno chi sarà scoperto alla guida di un’automobile immatricolata all’estero e residente da più di 60 giorni in Italia dovrà pagare una sanzione che potrebbe arrivare a 2.848,00 euro. Inoltre il veicolo sarà sottoposto a fermo amministrativo. In questi casi si hanno centottanta giorni di tempo per mettersi in regola: immatricolando l’automobile in Italia oppure richiedendo un foglio di via per l’estero. In caso contrario scatta la confisca del veicolo. Esenti i mezzi presi in leasing o a noleggio ma nel caso il conducente non dovesse fornire la documentazione richiesta dalle autorità competenti, si rischia una multa tra i 250,00 e i mille euro, oltre al fermo amministrativo. L’utente potrà ritornare in possesso del veicolo sequestrato, fornendo tutta la documentazione fornita dalla società proprietaria del veicolo.

Targhe di prova

Oltre alle normali targhe di circolazione, abbiamo quelle di prova. Queste speciali targhe sono soggette a una norma specifica perché rilasciate per quelle automobili e motocicli destinati alle esibizioni pubbliche, test tecnici su strada o collaudi. Possiamo dire che la targa di prova è per pochi eletti. La richiesta di una targa di prova può essere fatta ad esempio dagli stabilimenti di produzione di autoveicoli e rimorchi oppure dai concessionari e rivenditori e officine meccaniche. La licenzia di utilizzo è della durata di un anno ed è legata alla persona e non al mezzo, infatti, si può utilizzare in contemporanea su diversi veicoli.

La targa di prova deve obbligatoriamente essere presente nell’automobile come il titolare della licenza o un’altra persona con delega. Ovviamente l’utilizzo non esonera dal pagamento della tassa automobilistica e dell’assicurazione. Chi non dovesse rispettare queste norme, rischia una multa fino a 335 euro.

 

Ultima modifica: 24 gennaio 2019