La storia del Motomondiale

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Siete grandi appassionati di moto e non vi perdete una gara del Motomondiale. Ma sapreste dire quando ha avuto inizio il circus delle due ruote e quali sono state le tappe più significative? Ecco di seguito la storia del Motomondiale nei suoi momenti chiave.

I primi anni del Motomondiale

L’anno di nascita del Motomondiale è il 1949 quando viene fondata la Federazione Internazionale di Motociclismo che organizzò il primo campionato per le classi 125, 250, 350 e 500 centimetri cubici. Il primo Gran Premio si tenne sul percorso dell’isola di Man. E non poteva che essere britannico anche il primo vincitore di un titolo, Leslie Graham, ex pilota di aerei durante la guerra.

Ma fin da subito si fecero onore le motociclette di fabbricazione italiana. Ben 24 delle prime 26 edizioni del Campionato classe 500 furono vinte da marchi tricolore, in particolare la MV Agusta del mitico Giacomo Agostini e la Gilera. Nelle altre classi si fecero valere marchi in parte ancora sulla breccia (Honda, Suzuki) e in alcuni casi usciti dal giro (Norton, NSU). I giapponesi sfornavano bolidi a raffica e al gruppo si aggiunse negli anni Sessanta anche Yamaha.

Di lì in poi lo strapotere nipponico, che tuttora non è affatto concluso, si fece assoluto. Tanto che la Federazione internazionale pensò di intervenire tagliando i costi di produzione delle moto, mossa che colpì principalmente le case giapponesi che decisero di abbandonare le classi maggiori. Nel 1975 però Yamaha riuscì a issarsi sul trono mondiale della 500 con Giacomo Agostini che vinse il suo quindicesimo e ultimo titolo.

La lunga egemonia del Sol Levante era cominciata e si protrasse per un lasso di tempo che sembrava interminabile: dal 1975 al 2006, tutti i campionati andarono a un produttore giapponese. Un monopolio che la Ducati, allora italianissima di Borgo Panigale, ebbe l’onore di interrompere nel 2007 con Casey Stoner. Gli anni Ottanta hanno visto protagonisti anche i piloti statunitensi con talenti del calibro di Wayne Rainey, Freddie Spencer, Eddie Lawson e Wayne Gardner, dominatori in sella alle giapponesi Yamaha e Honda.

Il nuovo Millennio

Lo sviluppo delle televisioni e del marketing collegato alle gare fece crescere anche il valore economico del circus, accentuando l’aspetto del business su quello sportivo che però non si è mai snaturato eccessivamente. A cavallo del millennio è poi spuntato all’orizzonte il pilota che ha segnato un’epoca. L’avrete già capito, il suo nome è Valentino Rossi ed è nella leggenda.

Rossi, il cognome più comune d’Italia, ha marchiato a fuoco un quarto di secolo fino al suo ritiro lo scorso anno. Nella sua èra si è modificato il motomondiale che ha assunto la denominazione di MotoGP ed ha archiviato la classe 500, lasciando invece la 125 e la 250. Nuovo nome e cambiamenti importanti anche sul piano tecnico con la reintroduzione dei motori 4 tempi e l’incremento della cilindrata a 990 centimetri cubici.

Nella stagione 2012 poi si salì ai 1000 cc. La lunga dominazione del campione di Tavullia si è interrotta soltanto nel secondo decennio del nuovo millennio, con l’avvento dei grandi piloti spagnoli come Jorge Lorenzo e Marc Marquez.

Ultima modifica: 31 maggio 2022