Station wagon: tutto quello che c’è da sapere

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Station wagon. Qual è lo stato di salute di questo tipo di vetture? Se si sta ai numeri offerti dalle ultime statistiche disponibili sulle vendite di auto in Italia, ci si accorge che c’è stata una sensibile diminuzione delle vendite per le macchine station wagon. Se, per esempio, a maggio 2017 le auto vendute appartenenti a questa categoria erano state quasi 17mila, a maggio 2018 il numero era sceso a quasi 13mila.

Si tratta di un andamento al ribasso che ha avuto modo di mostrarsi un po’ dappertutto nel mondo e che quindi è escluso costituisca una particolarità ristretta al solo mercato italiano (che pure soffre per le peculiari caratteristiche congiunturali della nostra sempre più derelitta economia). Uno studio condotto sui dati di ben 53 Paesi per l’arco di tempo compreso tra 2002 e 2017, in particolare, ha evidenziato che la domanda per questo tipo di vetture è rimasta stabile sulla soglia dei 2 milioni e mezzo di esemplari a livello globale, mentre s’è visto che la domanda complessiva di auto (per tutti i tipi e modelli) nello stesso periodo è aumentata di più del 70 per cento.

Un affare europeo

Dunque pare esserci un andamento globale verso una diminuzione nelle vendite per questo tipo di automobili. Ma la tendenza generale forse non spiega tutto. Il punto è che il settore station wagon ha sempre conosciuto una distribuzione anomala del mercato, nel senso che la stragrande maggioranza delle vetture station wagon, da sempre, si è venduta in Europa (il 72 per cento), con un ruolo alquanto marginale per Stati Uniti (9 per cento), Cina (idem) e resto del globo (un 10 per cento).

Se poi si va a vedere dentro ai numeri europei, si vede che il dato della vendita di station wagon nel Vecchio Continente è disomogeneo rispetto ai vari Paesi: la parte del leone le station wagon la ottengono infatti in Scandinavia, se si guarda al rapporto con gli altri tipi di macchina. Se invece si tengono d’occhio i numeri assoluti, allora il Paese in cui si vendono più auto di questo genere è la Germania, che si prende una quota di mercato del 19 per cento.

Timidi segnali di ripresa

Siamo dunque di fronte a un declino irreversibile delle station wagon? Difficile dirlo, ma va notato che qua e là si registrano timidi segnali di ripresa, anche se l’impressione superficiale potrebbe essere nel senso di una rivincita dei suv.

Su scala mondiale, nel 2017 c’è stato un picco di vendite rispetto al periodo compreso tra 2006 e 2017: in effetti si è registrato un aumento di vendite del 5,7 per cento rispetto al 2016. “Responsabile” di questa impennata è stato il mercato cinese.

La Cina è vicina

I numeri cinesi ci dicono che nel 2017 le vendite di SW sono ammontate a 232mila pezzi, il che vuol dire uno stupefacente aumento del 329 per cento rispetto all’anno prima. Peraltro in termini relativi la quota di mercato delle station wagon nel Paese asiatico è rimasta ferma sul livello davvero non eccelso dello 0,9 per cento. Si tratta comunque di un dato in controtendenza rispetto all’andamento europeo, che nello stesso periodo ha conosciuto una flessione dell’1,8 per cento, e stiamo parlando di quello che, come abbiamo visto, è il mercato principale nel mondo per le station wagonLa spiegazione che si è trovata per quel 329 per cento in più è l’introduzione di nuovi modelli che hanno incontrato il favore degli automobilisti cinesi.

I protagonisti del recupero cinese

A scorrere anche solo velocemente i dati delle vendite cinesi, ci si accorge che protagonisti dell’impennata di vendite sono stati modelli come la Mercedes Classe C (più 748 per cento), la Volkswagen C-Trek (più 448%), l’Audi A6 Avant (più 446%).

Nessuno può conoscere il futuro, ma forse per le station wagon non è ancora detta l’ultima parola. E la speranza sembra proprio venire dalla Cina, che ormai è sempre meno lontana e misteriosa (anzi, forse sta cominciando a diventare minacciosa…).

Perché prendere una station wagon?

Ma infine scendiamo per un attimo dai cieli del mercato mondiale dell’auto e atterriamo al livello dell’automobilista/consumatore alle prese col dilemma “mi prendo questo tipo di auto o quell’altro?”. Perché questa persona dovrebbe orientarsi su una station wagon? Fondamentalmente per una questione di spazio. Se la famiglia è giovane e dinamica e se ci sono bambini, soprattutto, questo è il tipo di vettura che fa per voi. Da questo punto di vista, fattori chiave da considerare saranno l’ampiezza del portabagagli e quella dello spazio disponibile nell’abitacolo. Tanto spazio per tanti viaggi divertenti con tutta la famiglia.

Modelli tra i quali scegliere possono essere i seguenti:

Opel Insignia Sports Tourer. Gli ingegneri tedeschi sono riusciti ad alleggerire notevolmente la vettura, nonostante le dimensioni siano in crescita rispetto alle versioni degli anni precedenti.

BMW Serie 4 e Serie 5 Touring. Ottime dotazioni quanto a “infotainment” la prima. Spazio in aumento in favore di passeggeri e bagagliaio la seconda, con un deciso miglioramento nella scelta dei propulsori. Ma puntiamo l’occhio anche su modelli più accessibili al più grande pubblico, per esempio la grintosa Seat Ibiza 2017.

Comodità e motori scattanti: sono questi i principali motivi di richiamo per la station wagon Seat: una combinazione di elementi che per solito è gradita assai da tutti quanti gli appassionati. Da citare anche Škoda Octavia RS. Si tratta della vettura familiare più potente di sempre uscita dagli stabilimenti della casa ceca, grazie al motore 2.0 TSI da 245 cavalli. Offre la possibilità di collegare alla rete (tramite Hotspot) il display di bordo da 9 pollici. 

E l’Italia? Perché non pensare all’Alfa Romeo Giulia Sprint? Si tratta di un nome che dice più di qualcosa agli appassionati delle quattro ruote.

Tra anni Cinquanta e Sessanta è stata uno dei simboli di uno dei momenti più felici della storia del nostro Paese, il Boom Economico, quel periodo d’oro in cui l’Italia, giovane e volenterosa, si è scrollata finalmente di dosso la disperazione e la miseria della guerra. Comprarla potrebbe essere visto anche come una scommessa sul nostro Paese.

Ultima modifica: 28 febbraio 2019