Simoncelli: la carriera e la prematura scomparsa

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Una stella che nasce ma cade troppo presto dal firmamento sportivo: la perdita di Simoncelli ha segnato profondamente tutti, ammiratori e gente comune.

La carriera nel Motomondiale

Il giovane Marco nasce nella mondana Cattolica e vive a Coriano, nella generosa terra romagnola, ma lui non cade nel circuito vertiginoso del divertimento e della vita “festaiola” che offriva la sua regione, scegliendo invece l’impegno e il sacrificio per una passione nata con lui: la moto.

È così che all’età di soli 7 anni già è in sella ad una mini moto, a 12 anni vince il campionato italiano della categoria, a 13 anni arriva secondo in quello europeo.

Una promessa, un talento come non se ne vedevano dai tempi di Valentino Rossi, esempio e riferimento per una nascente generazione di nuovi “mostri” delle due ruote.

A 14 anni -siamo nel 2001- approda nel mondo delle 125 GP e già un anno dopo è il campione europeo.

Ma immancabilmente questo crescendo di abilità e coraggio lo spostano ad un livello più alto, quello mondiale, e con la moto Aprilia gareggia nel suo primo Gran Premio della Repubblica Ceca – anno 2002 – e raggiunge il miglior risultato nel Gran Premio del Portogallo arrivando al tredicesimo posto.

Nel 2003 migliora la sua performance ottenendo un magnifico quarto posto nel Gran Premio motociclistico della Comunità Valenciana.

Dopo un periodo di alti e bassi, tra difficoltà tecniche e superamento di condizioni climatiche impossibili -guadagna una pole position sul circuito di Jerez bagnato da una pioggia intermittente-, nel 2006 riconquista i podi più alti e guadagna gloriose medaglie nei gran premi più prestigiosi della categoria 125: Australia, Spagna, Germania, Qatar, tutte tappe vincenti conquistando alternatamente il primo, il secondo e il terzo posto.

È nel 2006 che abbandona la categoria 125 GP e approda nella 250 cavalcando la prestigiosa Gilera RSV 250 e guadagnando una meritata sesta posizione nel Gran Premio di Cina.

Dopo essere passato di nuovo all’Aprilia RSV 250 e aver vinto fino a 14 volte i vari circuiti mondiali – Sachsenring, Mugello, Brno, tra i più esilaranti -, alterna le vittorie a eventi negativi in cui è costretto al ritiro e colleziona cadute esemplari da cui si rialza ogni volta senza essersi procurato danni gravi.

Fino ad ora aveva gareggiato con compagni e rivali del calibro di Max Biaggi, Héctor Barberá, Hiroshi Aoyama, Álvaro Bautista.

Ed è proprio con uno di loro, il bravissimo Hiroshi Aoyama, che Simoncelli già passato alla Moto GP – la massima categoria mondiale di moto da competizione – conquista posizioni e podi di tutto rispetto, come il secondo posto nel GP di Australia.

Il 2011 è l’anno della disgrazia, quando il giovanissimo Marco corre per l’ultima volta nel Gran Premio della Malesia.

La carriera nel Superbike

Nel corso della sua breve ma intensa carriera passata su moto sportive di categoria 125 e 250, il giovane e intraprendente pilota – e che tutti già chiamano confidenzialmente “Sic” – affronta anche le gare su moto di serie, cioè quelle comunemente utilizzate nei circuiti stradali urbani ed extraurbani.

Il giovane Simoncelli, dunque, approda al Campionato Mondiale Superbike che promuove il gareggiamento di questo genere di moto con lo scopo di mettere in evidenza i migliori modelli presenti sul mercato attraverso la vincita di un premio riconosciuto sia al pilota che al costruttore.

Prima e dopo di lui sono passati campioni che hanno anche conquistato il titolo, come Max Biaggi e Marco Melandri, ma l’occasione per “Sic” di cavalcare la prestigiosa moto c’è comunque stata, e ciò è avvenuto nel 2009.

L’opportunità gli è stata presentata a seguito dell’infortunio del pilota giapponese Shinya Nakano, e il circuito è stato quello prestigioso di Imola.

La sua “paladina” per affrontare questa categoria di moto è sempre la Aprilia con il modello Aprilia RSV4, un bolide da strada modificato per un assetto più sportivo e con le seguenti caratteristiche:

  • Cilindrata 1.000
  • Motore tutto italiano
  • Motore quadricilindrico a 4 tempi
  • Potenza 180 cavalli
  • 6 marce
  • Pneumatici tubeless
  • Peso 179 chilogrammi (senza carburante)

Già all’epoca della partecipazione di Marco, il regolamento del Campionato Mondiale Superbike prevedeva la presenza di due gare con assegnazione indipendente del punteggio a ciascun pilota, a seconda dei risultati raggiunti: entrambe percorrono 100 chilometri ma si distaccano, oggi, l’una dall’altra di un giorno (sabato e domenica).

Nel 2009 Marco cadde nella prima gara, ma nella seconda si riscattò con uno sprint vertiginoso con cui riuscì a battere lo stesso Max Biaggi, suo rivale imbattibile, superandolo con un terzo posto sul podio dei vincitori, preceduto solo da Noriyuki Haga, secondo, e  Ben Spies, primo.

L’incidente

In un’intervista del luglio 2011 aveva detto “Vorrei essere ricordato come uno che ha regalato emozioni”: tre mesi dopo questa quasi profetica dichiarazione, il 23 ottobre 2011, Marco “Sic” moriva in un incidente spettacolare e cruento.

Durante la gara nel circuito della Malesia, il giovane pilota, sopra la sua Honda, fa una carambola mortale mentre affronta una curva affiancato dalla Ducati di Valentino Rossi e dalla Yamaha di Colin Edwards: i tre piloti sono molto ravvicinati quando all’improvviso Marco Simoncelli slitta davanti alla Ducati e scivola con il corpo sotto le sue ruote.

Entrambe le moto – Honda e Ducati, ma anche la Yamaha che riesce a spostarsi all’esterno quasi subito – perdono l’assetto e si schiantano contro il margine del circuito; Marco, intanto, ha perso il casco e il peso della Ducati sulla sua testa determina un danno cerebrale grave e fatale.

I soccorsi arrivano subito ma il corpo immobile e riverso in una posa scomposta sul terreno, lascia intendere che già non c’è più alcun segnale di vitalità.

Marco muore dopo un coma irreversibile e quasi nell’immediatezza dell’incidente.

La sua chioma di riccioli vaporosi e disordinati, come il suo animo orgoglioso e senza freni inibitori, è l’immagine inconfondibile che si conosce del giovane pilota, sia quando lo si immagina o lo si vede negli innumerevoli video presenti sul web.

Oggi c’è una fondazione a lui intitolata – Fondazione Marco Simoncelli – fondata dal papà Paolo e dalla mamma Miriam: lo scopo benefico e no profit è quello di dare spazio alle giovani promesse dello sport motociclistico per crescere in carriera e seguire il grande insegnamento di coraggio e di semplicità del giovane Marco.

Ogni occasione è buona, quindi, per ricordare questo giovane ventiquattrenne che, seppure non abbia vinto tutto ciò che si era prefissato, ha ottenuto lo stesso il massimo riconoscimento come Moto GP Legend e ha legato a sé, e per sempre, il numero di gara 58.

Ultima modifica: 4 ottobre 2017