Sidecar: come è nato e quali sono gli utilizzi di questo modello

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Vanta 120 anni di storia eppure per molti è ancora un oggetto misterioso, qualcosa da fotografare perché raro, inconsueto: è il sidecar. Qualcosa di talmente particolare che diventa anche difficile da definire perché non è una moto, non del tutto per lo meno, e sicuramente non è un’automobile perché viaggia scoperta. D’altronde chi guida un sidecar non ama che il suo mezzo venga definito un’auto.

Ma come può essere definito?

Nato in Francia ma sviluppato con grande successo prima in Gran Bretagna e poi in Germania, il sidecar ha molte definizioni bizzarre. In Inghilterra viene chiamato ‘rig’, o ‘hack’. A Londra il sidecar è un outfit, ovvero una sorta di vestito da adattare alla moto. In Scozia, dove i sidecar sono decisamente molti, viene chiamato ‘the stuff’, un termine che in italiano potrebbe essere reso con “la roba”.

Non sono molti i motociclisti che amano il sidecar perché la carrozza laterale, per quanto originale e forse anche utile, finisce per snaturare completamente quella che era il concetto iniziale di moto: leggerezza, velocità, agilità. Il sidecar non nasce per essere agile ma per essere utile visto che fin dall’inizio è stato concepito come un utile strumento di lavoro.

Genesi del mezzo: uso militare e postale

Il primo a disegnare l’idea fu il francese Jean Bertoux: già nel 1893, questo ufficiale dell’esercito con la passione delle moto, produsse un disegno quanto meno bizzarro di una bici con una carrozzella a fianco appoggiato su una sola ruota esterna. Inizialmente venne definito ‘triciclo simmetrico’.

Il primo progetto venne realizzato non con una moto ma con una bicicletta e valse a Bertoux il primo premio in un concorso di idee da brevettare il cui tema era “come trasportare nel modo più agevole un passeggero in bici”. Bertoux, con l’aiuto di un amico meccanico, allestì una bicicletta con dei tubolari di fortuna sui quali appoggiò una piccola base che supportava un abitacolo leggerissimo all’interno del quale poteva sedere una persona.

L’utilizzo di questo modello si sviluppa solo dopo il 1910 e, curiosamente, a renderlo popolare non è un’industria ma un fumetto pubblicato da George Moore sulla rivista Motor Cycling. In quella pubblicazione si giocava su quelli che potevano essere gli sviluppi futuri della moto. Il primo utilizzo del sidecar si pensò potesse essere militare: con una mitraglietta leggera a equipaggiare il posto laterale ma in un secondo momento diversi sidecar vennero utilizzati negli Stati Uniti dai postini della Wells Fargo, gli stessi che fino a pochi anni prima tagliavano in lungo e in largo tutte le piste da est a ovest con le carovane, le diligenze o a cavallo.

Tutte le possibili applicazioni

Occorrono diversi anni perché il sidecar, da ambizioso e creativo studio tecnico, diventi una vera e propria realtà: tra le prime aziende che decidono di scommettere su questo veicolo inconsueto c’è la britannica Watson che ne mette in produzione diverse decine di esemplari destinati alla Scozia, alla Germania e soprattutto agli USA: nel 1922 nasce una compagnia che nell’arco di pochi anni farà la storia dell’industria automobilistica e che inizialmente si concentra proprio sulla produzione di sidecar: è la Swallow che dopo pochi anni diventerà niente poco di meno che la Jaguar.

Dal 1930 in poi il sidecar, grazie anche a tutta una serie di brevetti dedicati che riguardavano ammortizzatori, equilibratori di traiettoria e altro, vive un momento di splendore e di grande diffusione. Sfruttato per il tempo libero, ma anche per i piccoli trasporti sia in città che nelle campagne, il sidecar diventa estremamente diffuso tra le pattuglie di polizia al di qua e al di là dell’Atlantico. Esportato nel sud est asiatico il sidecar diventa una interessante alternativa ai taxi in tutte le colonie britanniche.

Sidecar: successo commerciale

Nel frattempo le aziende che iniziano a produrre sidecar cominciano ad aumentare: ognuna con le proprie particolarità e spesso anche con brevetti esclusivi. In Ohio nasce la Flxible Sidecar Company (scritta così volutamente, cancellando la prima “e”) che da sola riuscirà a diventare una proposta esclusiva per il sempre più vasto mercato americano, mentre in Europa anche la BMW inizia a produrre i suoi primi modelli.

Le applicazioni sono praticamente infinite: fino agli anni ’50, ma anche dopo, si vedranno sidecar allestiti come mezzi di soccorso antincendio, ambulanza, pony express sulla lunga distanza, persino punti vendita per caramelle, sigarette o bevande posizionate strategicamente fuori dagli stadi e in grado di cambiare agilmente posizione a seconda del flusso della folla. L’utilizzo militare già sperimentato nella grande guerra, si conferma anche nel corso del secondo conflitto. Sono i tedeschi a farne un massiccio uso attrezzandoli con mitragliatrici.

Oggi soddisfa studiosi, inventori e collezionisti

Dal secondo conflitto mondiale in poi le cose cambiano completamente: le auto vivono un momento di grande rilancio, nascono le utilitarie e sembra quasi non esserci più la necessità di puntare molto sul sidecar che di conseguenza viene abbandonato dalle grandi industrie motociclistiche e automobilistiche. Ma per gli appassionati il discorso è completamente diverso: il sidecar diventa un motivo di studio e di bizzarra sperimentazione che scatena la fantasia di tutti.

Non esistono così tanti modelli fabbricati in proprio di nessun altro veicolo: chiunque può inventarsi il suo sidecar e nel corso degli anni si vedono cose incredibili. Carrozze abbinate a vecchie Vespa, altre mascherate da macchina o addirittura da camion, molti curiosi travestimenti nei più bizzarri allestimenti.

Oggi esistono una dozzina di fabbriche che continuano a produrre sidecar, poche migliaia di esemplari in tutto per la verità; e anche a Shanghai dove fino a qualche tempo fa etano usati come taxi in un traffico cittadino estremamente caotico, è stato deciso di accantonarli. Tuttavia esistono ancora le corse, molto difficili e spettacolari: qui la carrozzina è sostituita da una piantana sulla quale il passeggero deve ammazzarsi di fatica per bilanciare il carico e tenere in traiettoria una moto estremamente potente e performante.  Le corse di sidecar sono molto diffuse nel Regno Unito, in Giappone, Australia, Germania e Nuova Zelanda: la categoria più potente è definita Superside  con motori da 1000cc: spettacolare ma anche molto pericolosa è la corsa dell’Isola di Man, la più amata in assoluto da chi ama questo veicolo in continua evoluzione.

Ultima modifica: 27 novembre 2019