Sicurezza stradale: tutti i nuovi dispositivi

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Si chiamano ADAS e sono i dispositivi che rendono le automobili particolarmente sicure. Ma quando si parla di sicurezza stradale e di nuovi dispositivi, occorre fare un discorso decisamente molto più ampio. Non si può infatti prescindere – da un lato – dalle avveniristiche soluzioni volte alla guida autonoma – ma dall’altro non si possono dimenticare i 3 milioni di veicoli che circolano sulle nostre strade e che hanno età simili a quelle di Matusalemme.

In altre parole, la rivoluzione tecnologica in termini di mobilità è ancora al di là da venire. Il problema è che le tecnologie ci sono e sono sostenibili (o quasi) anche da un punto di vista economico. Ma, per una serie di motivi, al momento non sono assolutamente diffuse. Vediamo tutti i dettagli.

Verso la guida autonoma

Una volta erano l’ABS e l’airbag, oggi questi sono quasi preistoria e hanno lasciato il posto a dispositivi decisamente più sofisticati. Stiamo parlando di quanto oggi è al servizio della sicurezza stradale, una serie di dispositivi volti a rendere la vita dell’automobilista decisamente più confortevole e senza dubbio più sicura.

Non che gli airbag o l’ABS non esistano più, intendiamoci: solo che sono diventati il minimo sindacale quando si parla di sistemi di sicurezza a bordo, perchè, appunto, ne esistono di particolarmente sofisticati.

Tali dispositivi si chiamano ADAS – Advanced Driver Assistance Systems, tradotto letteralmente sistemi di assistenza alla guida – e sono una serie di ausili elettronici oggi (quasi) indispensabili per gli automobilisti 4.0.

In pratica, sono ausili che portano la guida moderna verso la guida autonoma: il driver deve fare sempre meno, perchè è l’auto con i suoi sensori a interpretare quanto lo scenario in cui si sta guidando e quindi a reagire di conseguenza.

Qualche esempio pratico? Per esempio, se piove, sono i sensori dell’auto e non più la mano di chi guida, ad attivare i tergicristalli. Oppure, ancora più utile, non è più l’automobilista a dover occuparsi di parcheggiare: basta a manovre su manovre, basta alle contorsioni per vedere che cosa accade sul retro dell’auto: è il sensore per il parcheggio a segnalare la vicinanza con un’altra vettura – evitando così la collisione – ed è l’auto stessa a impostare la manovra.

Ma c’è molto di più: basti pensare alla frenata di emergenza, oppure alla segnalazione del cambio di corsia. E sono sempre più diffuse le automobili che propongono agli automobilisti una pausa caffè, al fine di contrastare la stanchezza.

Il problema è il parco circolante

In pratica, grazie alla tricologia, all’innovazione, al cosiddetto internet delle cose, oggi guidare sicuri, oltretutto senza fare fatica, si può. E, da un punto di vista dello stato della tecnica, è ben lungi da essere lontana la guida autonoma. A quanto pare, infatti, quasi tutti i costruttori sono (quasi) pronti a immettere sul mercato automobili particolarmente futuribili, capaci di guidare e portare l’equipaggio alla meta, mentre il driver legge comodamente un giornale.

Ma, il problema, è il pregresso. Come potrebbero mai circolare sulle nostre strade, automobili autonome che se la devono giocare con i vecchi ferri vecchi circolanti (sono circa 3 milioni le auto con una motorizzazione inferiore all’Euro 3)? E come si fa, con la connessione? Le auto autonome, infatti, trovano la propria ragione di essere solo e soltanto se sono sempre connesse.

In tutti gli altri casi, quando cioè anche per un istante dovesse mancare la connessione, le auto autonome si trasformerebbero in potenziali pericoli. Siamo davvero pronti a questa rivoluzione?

Viaggiare sicuri si può

Nonostante la rivoluzione in atto, nonostante la rivoluzione della guida autonoma sembri essere alla porte, per il momento l’automobilista è bene che resti ben saldo al posto di guida e, piuttosto, che impari a familiarizzare al meglio con i nuovi dispositivi.

Perché se è vero che guidare una automobile con tanti ADAS non è nulla di difficile, è altrettanto vero che occorre cambiare lo stile di guida della maggior parte degli automobilisti. Per esempio, occorre che tutti gli automobilisti si convertano al cambio automatico: senza di esso, gli ADAS non compiono il loro dovere al 100 per cento.

Non solo: poiché la tecnologia ha raggiunto una buona diffusione, nel caso in cui si decida di acquistare una nuova auto, è bene equipaggiarla il più possibile con gli ADAS disponibili: un passo verso la transizione sarà compiuto. E, non banale, si viaggerà in maniera decisamente più sicura.

Servirebbe un piano incentivante

Dunque, ricapitolando: la tecnologia esiste, l’innovazione tecnologica è diffusa e lo stato della tecnica è diffuso in maniera equa tra i vari costruttori. Ma per la guida autonoma reale, quella cioè che precedere l’autonomia completa del mezzo, occorrerà aspettare ancora un po’. Sì, perchè prima di tutto occorrerà svecchiare il parco macchine esistente, renderlo moderno e affidabile.

Inoltre andranno fatto ingenti investimenti in termini di infrastrutture: come si diceva, per la guida autonoma e per la sua diffusione, un ruolo determinante lo gioca l’internet delle cose, ossia la capacità degli oggetti di restare connessi tra loro e di dialogare in maniera constante e continua, con uno scambio di dati che è quasi inimmaginabile in termini numerici.

Basti pensare che le auto (ma anche le moto, i camion, ecc.) dovranno dialogare costantemente con i semafori, con i caselli autostradali, con le strade, più in generale con le infrastrutture.

Per questa rivoluzione, un ruolo determinante lo gioca il sistema Paese e gli investimenti che sarà in grado di fare. Quanto tempo potrà occorrere? Difficile dare una risposta univoca, ma da qualche tempo una data circola: il 2025 è previsto come l’anno che vedrà la guida autonoma diventare realtà.

Ultima modifica: 12 aprile 2019