Le sfide rally più emozionanti di sempre

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Una prima distinzione che è assolutamente necessaria per capire le scelte che facciamo e che vi proponiamo: i rally sono molto differenti dai rally raid. I raid sono vere e proprie spedizioni, spesso pericolose, a volte anche mortali, che durano due-tre settimane e che vedono auto e moto misurarsi lungo piste durissime. La Dakar, che ormai da anni da anni si è trasferita in Sud America, il Rally della Seta o quello dei Faraoni sono solo alcune di queste gare che rappresentano davvero quanto di più duro e selettivo possa essere una gara di fuoristrada.

I rally, di cui parliamo qui, sono invece gare estremamente veloci che vedono in corsa auto elaborate ma su scocche e modelli commercialmente diffusi e durano solo tre-quattro giorni. Due sono i circuiti rally più importanti che si contendono le gare più affascinanti e più storiche: la WRC, il World Rally Championship, campionato mondiale organizzato dalla FIA e che esiste ormai dal 1973, e l’ERC, European Rally Championship, nato ancora prima (nel 1953) ma limitato a gare europee, un’organizzazione che tuttavia dopo la fusione con l’Intercontinental Rally Championship, che era stato creato da aziende private per alcuni anni, ha subito un notevole impulso diventando laboratorio per nuove vetture e banco di prova per giovani piloti emergenti.

Montecarlo e Sanremo: storia di una rivalità sui due versanti dell’Appennino ligure

Inutile sottolineare che ogni rally ha il suo fascino e la sua peculiarità perché ogni gara rispecchia quelle che sono le caratteristiche del territorio e di conseguenza esalta difficoltà che sono uniche nel suo genere. Gli italiani in particolare amano fin dall’epoca d’oro degli anni ’70 e delle mitiche Lancia Fulvia HF e Stratos, il Rally di Montecarlo e quello di Sanremo: a Montecarlo si arrivava e si partita dal lussuoso contesto vicino al Casino e alla Promenade del porto turistico, ma tutto il resto era grande sofferenza su strade miste, asfalto/sterrato, con problemi atmosferici non indifferenti.

La neve era quasi sempre la grande protagonista in particolare sul mitico Col de Turini che veniva affrontato quasi sempre di notte a temperature rigidissime tra cumuli di neve fresca. Qui il dualismo tra italiani e francesi era quello che divideva nel tifo per la Lancia e l’Alpine. Molto simile come assetto e difficoltà era Sanremo: anche questa gara era la grande occasione per un vernissage straordinario sulla Riviera dei Fiori, ma durante le prove speciali le auto e piloti si suonavano come tamburi a suon di passaggi impossibili, accelerazioni rischiose e duelli tattici fantastici.

Oggi il Rally di Sanremo è purtroppo scomparso dai calendari più importanti: l’ERC offre il Rally di Roma mentre quello di Montecarlo ormai da qualche tempo è tornato nel calendario della stagione WRC che viene inaugurata proprio sui tornanti che sovrastano il Principato di Monaco. Quindici prove speciali su superfici miste per oltre 300 chilometri di spettacolo.

In Finlandia si salta a tutta velocità tra laghi e campagna sconfinata

Uno dei Rally più affascinanti e spettacolari, anche per la sua grande storia, è il Rally di Finlandia, che per tutti gli appassionati è il Rally dei 1000 laghi: piste in parte sterrate ma soprattutto asfaltate dove le macchine non devono confrontarsi come si potrebbe facilmente pensare con ghiaccio e neve ma con i salti. È uno dei rally più duri per le auto e per i piloti che sono sottoposti a una quantità di dossi impressionante: un balzo dopo l’altro le auto vedono messe a durissima prova le sospensioni mente pilota e navigatore si ritrovano costretti a ricorrere al chiropratico al termine di ogni giornata di corsa. Nato nei primi anni ’50, il Rally di Finlandia ha impiegato poco tempo a ritagliarsi uno spazio di credibilità anche perché la spettacolarità di questa gara era assolutamente straordinaria: negli annali del rally internazionali viene conservato un documentario girato nel 1958 dalla 20th Century Fox che aveva posizionato una cinepresa al termine di una curva cieca, molto stretta, dopo un dosso che provocava circa tre metri di salto. In quella curva, in una serata particolarmente nebbiosa si stamparono uno dopo l’altro ben sette piloti, per fortuna senza gravi conseguenze.

Con gli anni gli organizzatori hanno deciso categoricamente di rendere il 1000 Laghi il rally più duro del mondo: i chilometri sono aumentati – quasi 600 – le prove speciali sono raddoppiate – oltre cinquanta – e piloti e scuderie hanno raccolto la sfida affollando la gara. Contemporaneamente è cresciuta in modo esponenziale anche la scuola finnica di rally che in modo tempo ha portato alle gare talenti straordinari come Mikkola, Marku Alen (più volte Mondiale con la 131 Abarth), Salonen, Makinen e più recentemente Markus Gronholm. Altro aspetto da non sottovalutare il 1000 Laghi, per velocità media, è la prova più veloce della WRC: si viaggia molto al di là dei 125 km/h con una prova speciale in modo particolare, la Ouninphja che è diventata una sorta di mecca per tutti gli appassionati, un po’ come Wimbledon per gli appassionati di tennis.

Il Rally di Corsica: difficile, pericoloso e più volte mortale

Altro rally più giovane ma assolutamente straordinario è quello di Corsica, simile per altro per ambiente e per fondo a quello di Sardegna, altra tappa obbligata del WRC. Se il rally sardo fa tappa ad Alghero ma di fatto tra trasferimenti e speciali percorre centinaia di chilometri lungo tutta l’isola, il Rally di Corsica garantisce grande spettacolo per chi ama la velocità pura: si corre quasi sempre su asfalto (gli sterrati sono pochissimi) e le prove speciali sono poche – quattordici – ma piuttosto lunghe: con i suoi 347 chilometri il rally corso è il secondo in termini di lunghezza dopo quello argentino.

L’asfalto consente ai piloti di usare il piede pesante ed è anche per questo che i rallisti lo amano particolarmente: nato a metà degli anni ’50 come prova dedicata soprattutto ai piloti locali e amatoriali, il Rally di Corsica non ha impiegato molto tempo a imporsi all’attenzione del pubblico e degli organizzatori. Punto di forza dell’IRC per un paio d’anni è tornato stabilmente nel calendario WRC da quattro anni. Una prova dura e che non ammette errori perché – asfalto a parte – le curve sono dei veri e propri nodi scorsoi. Un tracciato che purtroppo gli appassionati italiani ricordano anche per un fatto drammatico, la morte di Attilio Bettega avvenuta nel 1985. In tre anni si verificarono altrettanti incidenti mortali ma questo non fermò la corsa, anche se convinse gli organizzatori a regolamentare la presenza del pubblico, spesso troppo indisciplinato, lungo il percorso.

Ultima modifica: 19 luglio 2019