Sensori parcheggio: cosa sono e come funzionano

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Se avete deciso di acquistare, o possedete già, un’auto con una scarsa visibilità dal lunotto posteriore e se le operazioni per parcheggiare non sono mai state il vostro forte avete due possibilità: abituarvi al fatto che la carrozzeria della vostra auto non sarà mai integra, oppure cercare sempre qualcuno che vi guidi nelle manovre. Ma come sempre la tecnologia viene in soccorso e una terza via è possibile, oltre che già molto praticata.

Supporto dei sensori di parcheggio nelle manovre

Dovreste usare sulla vostra vettura dei sensori di parcheggio. Sono dei dispositivi minuscoli, che si nascondo nella carrozzeria e che in presenza di un ostacolo, avvisano con segnali acustici o luminosi il guidatore, consentendogli di evitare che i paraurti anteriori e posteriori si “appoggino” inavvertitamente ad altre auto o ad altri oggetti ingombranti e poco visibili sia dal lunotto posteriore, sia dagli specchietti retrovisori.

Se però la vostra idiosincrasia per la manovra di parcheggio si unisce a una distrazione incurabile, cercate una scusa convincente per portare con orgoglio i graffi che continuerete a produrre anche in presenza dei sensori di parcheggio. Non saranno di certo questi ultimi a salvarvi. Sono però diventati un optional indispensabile per molti. In caso di nuovo acquisto sono infatti in pochi a rinunciare a questo ritrovato tecnologico.

Per chi si pente, c’è sempre la soluzione dell’aftermarket. Possono sempre essere aggiunti in seguito, o montati su auto più vecchie. Neppure il loro costo può scoraggiare.

Quanto costano i sensori di parcheggio

E’ pur vero che previsti al momento del nuovo acquisti di un auto, i sensori di parcheggio possono avere un prezzo che varia da un minimo di 250 euro, fino a un massimo di 850, nel caso di auto di categoria superiore. Sono però ampiamente diffusi anche sulle city car, sebbene il loro apporto indiscusso vale specie per i suv o quelle auto che hanno una certa altezza da terra e una visibilità ridotta nel lato posteriore.

Se decidete di montarli in seguito, la spesa può essere ancor più contenuta: può partire da dispositivi di poche pretese che si aggirano attorno agli 80 euro, fino a quelli più sofisticati che non superano i 150 euro. Molto dipende anche da quale modello sceglierete e se preferirete utilizzarli soltanto per il lato posteriore dell’auto, o anche per il lato anteriore.

Ne esistono varie tipologie, fino a più recenti che sfruttano la tecnologia wireless.

Come funzionano

Il principio di funzionamento è comunque molto elementare ed è sempre lo stesso. I sensori vengono applicati ai paraurti e sono dispositivi di dimensioni molto ridotte che emanano onde a ultrasuoni che confluiscono in un controller, o centralina posizionata all’interno della vettura.

La segnalazione sonora e, nei dispositivi più completi, quello luminoso vengono emessi man mano che il veicolo si avvicina all’ostacolo. Il primo suono viene emesso quando la distanza non supera il metro e mezzo. Il suono e il lampeggiamento si fanno più intensi quando l’ostacolo si trova a non più di 40 centimetri dal veicolo.

I suoni sono intermittenti e l’intervallo di silenzio si riduce sempre più fino a diventare un suono continuo quando l’ostacolo è ormai prossimo al contatto. Anche l’intensità del suono aumenta col ridursi della distanza. E’ la centralina elettronica che ricevendo l’onda ultrasonica del sensore elabora la distanza. Nei dispositivi più comuni, lo scambio di informazioni tra sensori e controller avviene attraverso dei cavi, ma esistono anche sensori di parcheggio wireless che possono essere posizionati sul paraurti senza forare la scocca.

Vengono quindi collocati su un portatarga, e collegati per l’alimentazione proprio all’illuminazione della targa. Con la centralina elettronica comunicano in wi fi e questa è collegata ala presa accendisigari dell’auto. La centralina ha anche il display per segnalare appunto la presenza di ostacoli. Non sono costosi, ma la loro resa è ancora al disotto delle aspettative. Spesso manca il collegamento wi fi e la precisione non è eccelsa. Diverso è il caso dei sensori elettromagnetici. Anche per questi ultimi non è necessario forare il paraurti.

Vengono quindi posizionati come striscia adesiva all’interno del paraurti e sono collegati alla retromarcia. Quando questa viene inserita, si attivano i sensori di parcheggio generando un campo elettromagnetico controllato dalla centralina elettronica. Il campo elettromagnetico rileva gli ostacoli e li segnala al controller che attiva il display ed emette la segnalazione acustica. Esteticamente hanno tutto il loro fascino, ma restano un po’ più costosi dei sensori a ultrasuoni. bisogna confidare nella loro diffusione per veder calare un po’ i prezzi.

Quanto ad affidabilità, sono decisamente superiori. L’affidabilità dipende però anche da una buona installazione, operazione che non è complicata ma che richiede qualche accortezza.

Come montare i sensori di parcheggio

I sensori andrebbero prima verniciati della medesima tonalità del paraurti, per evitare che si notino o che abbiano un effetto antiestetico. Dovrebbero essere posizionati a una distanza da terra compresa tra i 50 e i 70 centimetri, praticando due fori nel paraurti e altri due per ogni lato del veicolo.

Per i collegamenti bisogna utilizzare il cavo che alimenta il faretto della retromarcia. La centralina andrebbe posizionata, in mancanza di altri spazi utilizzabili, nel cofano posteriore. A questa vanno collegati i cavetti di tutti i sensori di parcheggio e il display che andrà sul cruscotto. I cvi del display possono passare sotto la pedaliera, per avere una sistemazione esteticamente perfetta.

Completato ogni passaggio sarà necessario provarne il funzionamento. Non si tratta dunque di un’operazione complessa che richiede necessariamente l’intervento di un elettrauto e di un carrozziere. Se siete dotati di un po’ di pazienza e di attenzione alla cura dei dettagli, oltre che a qualche capacità nel destreggiarvi tra cavetti elettrici, vi sarà sufficiente il libretto d’uso dell’auto per capire come effettuare i collegamenti necessari all’alimentazione.

E le operazioni per parcheggiare non saranno più fonte di ansie, preoccupazioni se non addirittura di ricorsi alle compagnie assicurative. L’auto ne guadagnerà anche di estetica e le visite al carrozziere si ridurranno sensibilmente.

Ultima modifica: 4 gennaio 2019