Revisione auto 2019: tutte le novità

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Sulla revisione auto – o di qualsiasi veicolo come moto, trattori o camion – negli ultimi anni sono stati scritti e detti fiumi di parole. Sì, perché quello che a primo impatto può sembrare una semplice e banale verifica delle funzionalità del mezzo, porta con sé numerosissime implicazioni di natura tecnica, burocratica, formativa, senza contare le ricadute in termini di sicurezza stradale. Anche perché, se si analizza la questione non soltanto dal punto di vista dell’automobilista che deve sottoporre il proprio mezzo alla revisione, si vede subito quanto sia gravoso anche per le officine – in realtà dette Centri di Controllo – procedere con questi controlli.

Si consideri, infatti, che negli anni la revisione è stata inasprita in termini di digitalizzazione – è necessario, per il tecnico che procede ai controlli, essere in possesso di un software e di una strumentazione bene precisa – e che per l’ispettore che verifica le auto ci sono, in caso di mal funzionamento, implicazioni civili e penali. Ma vediamo nel dettaglio quali sono, se ci sono, le novità introdotte nel 2019 in materia di revisione.

La prima a 4 anni, poi la cadenza diventa biennale

Prima di entrare nel merito della questione, va fatta ancora un’altra premessa riguardante le tempistiche della revisione. Secondo quanto definito dal quadro di riferimento normativo, il controllo deve essere fatto, per la prima volta, al compimento del quarto anno dell’automobile. In altri termini, passati quattro anni dalla prima immatricolazione, l’autovettura deve essere sottoposta al controllo.

Dopo di che, si procederà con cadenza biennale. Sebbene sia senza dubbio superfluo, meglio fare una precisazione: se si acquista un’automobile usata, ovviamente non si dovranno aspettare 4 anni per sottoporre il veicolo per la prima volta a revisione, ma si subentrerà al vecchio proprietario in tutto e per tutto. Quindi, per chiarire con un esempio pratico, se si acquista una automobile che ha 5 anni di vita, allora la prima revisione si dovrà fare a un anno dall’acquisto.

 

Gli obblighi di chi revisiona

Sempre secondo l’impianto normativo di riferimento, sono sempre più numerosi gli obblighi che sono anche a carico di chi la revisione la deve eseguire: d’altro canto, si sta parlando di un momento molto delicato per la vita del veicolo e di chi lo guida, perché i risvolti in termini di sicurezza stradale sono evidenti. Pertanto, a livello comunitario, la revisione è normata dalla Direttiva UE/45/2014 del 3 aprile 2014, la quale è stata recepita, in Italia, con il Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 214, del 19 maggio 2017. Tale decreto è operativo dal 20 maggio 2018 e tra le altre cose, (all’articolo 13) detta precise norme anche in merito agli Ispettori, ossia quelle nuove figure professionali che devono eseguire i controlli e verificare la funzionalità del mezzo.

In particolare, per poter svolgere la professione di Ispettori, i soggetti interessati, oltre ad avere prerequisiti in termini di “curriculum studiorum”, devono frequentare corsi di formazione specifici e superare un esame abilitante.

Le novità del 2019

La novità del 2019 in tema di revisione è sostanzialmente una, ma ha delle implicazioni non di poco conto per chi deve vedere un veicolo usato, per chi deve comprarlo e per chi deve eseguire la revisione. Si tratta del cosiddetto Certificato Unico di Revisione, ossia un documento che introduce nuove tutele, indirizzate sopratutto a chi acquista un’automobile usata. In altre parole, si cerca di porre fine a quell’odiosa (quanto diffusa) pratica di “alleggerire” il contachilometri delle automobili prossime a essere acquistate da ignari nuovi proprietari.

Alla base del certificato unico di revisione sta ancora una volta la direttiva numero 45 dell’Unione Europea, direttiva che come si è già detto è stata emanata nel 2014. Con questa direttiva (e con il relativo recepimento italiano) si stabilisce che da maggio 2018, il centro di controllo dovrà riportare, sul documento suddetto, il numero di chilometri percorsi dal veicolo oltre, naturalmente, a un numero identificativo, alla categoria a cui appartiene la vettura e, naturalmente, alla targa del veicolo. In realtà, per una serie di ritardi e di rimpalli, il certificato unico di revisione non è entrato in vigore lo scorso anno, ma la sua interdizione è slittata fino a marzo 2019. Dunque è adesso che si entra veramente regime. Sul documento, come si diceva, dovrà essere annotato il numero di chilometri percorsi e una serie di altri dati, tra cui la consistenza dei livelli e così via. Il documento viaggerà sempre con il veicolo e pertanto per chiunque sarà possibile verificare il percorso che l’automobile ha compiuto.

Naturalmente chi circola senza revisione è perseguibile: chi viene trovato a circolare con una revisione scaduta, spetta una multa decisamente salata, perché si va da un minimo di 169 euro a un massimo di 680. Se, dopo essere stati multati, non si provvede subito a eseguire la revisione, nel caso in cui si dovesse essere nuovamente fermati, le sanzioni sono esattamente doppie a quanto abbiamo appena visto.

I numeri della revisione

Sono novemila i centri revisione in Italia, e 15 milioni i controlli che in questi centri vengono svolti ogni anno. Dunque, facendo due conti, la metà dei centri di controllo non riesce a fare più di 3-4 revisioni al giorno. Il costo della revisione è di 45 euro se si va in Motorizzazione, i quali diventano 66,88 euro se si va in un centro specializzato e autorizzato, ma privato. Si tratta dunque di una tariffa tutto sommato abbordabile, se la si guarda dalla parte dell’automobilista.

Ma questa tariffa è stata fissata nel 2004 e pertanto, per gli operatori del settore, è oggi troppo bassa, non è attualizzata. Anche perché, in questi 15 anni, i controlli sono aumentati, nel senso che una revisione, se fatta secondo tutti i crismi, implica una spesa di tempo di almeno un’ora.

 

Ultima modifica: 26 febbraio 2019