Quali sono le principali case motociclistiche austriache

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Austria, non solo sci. Il paese di Tirolo, Stiria e Carinzia è famoso soprattutto per le sue montagne innevate, i resort sciistici e i grandi campioni di ogni tempo; negli altri ambiti sportivi è un paese che ha offerto poche realtà, proporzionate alla dimensione del paese, che è grande circa 84mila metri quadrati per otto milioni e mezzo di abitanti; tre volte la Lombardia come dimensioni ma con almeno un paio di milioni di abitanti in meno e molto più distribuiti.

Anche sotto l’aspetto industriale l’Austria è un caso singolare: il marchio più popolare del mondo è molto recente ed è legato a un soft drink che mette le ali. Poi c’è il cristallo Swarowski. Ci sono almeno tre aziende di software che producono giochi d’azzardo online e non, una catena della grande distribuzione che è presente anche in Alto Adige, un paio di grandi banche e un colosso petrolchimico, la OMW. Mancano invece le grandi case motociclistiche austriache: che in realtà sono presenti e di successo.

Il singolare caso di successo della Rotax

Nell’ambito motociclistico l’eccellenza è indubbiamente rappresentata dalla mitica Kappa, la KTM; ma partiamo con una mezza moto che forse non molti conoscono ed è un vanto austriaco. La Rotax. Si tratta di un marchio assolutamente storico che l’anno prossimo festeggerà un secolo di vita e che ha prodotto anche moto, poche e mai commercializzate per la massa ma solo per lo studio e lo sviluppo tecnico, pur specializzandosi soprattutto nella produzione di motori per le due ruote.

La Rotax è stata fondata nel 1920 a Dresda in Germania trasferendosi alla fine del secondo conflitto bellico in Austria a Gunskirchen dove l’azienda, devastata dalla guerra, ripartì da zero con pochi brevetti di grandissima qualità. Il motto della Rotax è “costruiamo il tuo motore, qualunque esso sia” e l’azienda ha davvero prodotto motori su ogni richiesta: aerei monoelica, bielica, motori marini, diesel e benzina anche se la grande eccellenza sono stati i motori per i go-kart e i due e quattro tempi per le moto.

L’azienda ha recentemente cambiato proprietà; i fondatori l’hanno gestita grazie anche all’ingresso di diversi capitali stranieri fino al 2016 quando l’hanno ceduta al colosso canadese Bombardier che sta sfruttando la competenza Rotax per la produzione destinata ad aerei da turismo, moto e motoslitte. I maggiori introiti della compagnia sono arrivati da clienti fedeli: per esempio, non molti sanno che la popolarissima serie F della BMW, molto apprezzata per il sua innovativo concept tecnologico, un 800cc, è proprio motorizzata Rotax così come la serie G, un 310cc molto elastico , nervoso e brillante. La Rotax ha prodotto anche per l’americana Buell, la vicina KTM (in particolare motori due tempi per la regolarità) e l’italiana Aprilia.

Puch, oltre cento anni di bici e motociclette

Sotto lo Schlossberg, lo splendido castello sulla collina di Graz, nel cuore della Stiria, è nata invece la Puch, marchio che i motociclisti degli anni ’70 ben conoscono. All’epoca in Italia le scelte per chi si avvicinava al primo mezzo a due ruote erano relativamente poche: c’erano gli scooter della Piaggio, i leggeri Ciao, Sì e Bravo o la Vespa, in alternativa alla mitica Lambretta. I più coraggiosi sceglievano la moto da cross. Per moto da cross si intendeva qualsiasi cosa non fosse uno scooter e avesse una guida sportiva e due ammortizzatori: il Caballero della Fantic andava per la maggiore ma una bella concorrenza arrivava proprio dalla Puch.

Il nome della fabbrica risale al signor Johann Puch, un agente di commercio che scommise sul mercato dei motori e delle auto e che nel 1890 fondò l’azienda di famiglia producendo biciclette. La Puch lavorò moltissimo prima e durante le guerre riuscendo a imporre diversi modelli di auto e di moto ma di fatto raggiunge la vera popolarità negli anni ’50 quando realizza due belle moto che strizzavano l’occhio al mercato americano, la SV125 e 175. Motori leggeri, a due tempi, brillanti: con gli anni, grazie anche a un accordo con la Fiat, la Puch diversifica i prodotti. Arrivano un cinquantino ma soprattutto la fantastica 250 che negli anni ’70, grazie anche al leggendario Harry Everts monopolizza il mondiale cross. Iniziata così la grande epopea delle moto da fuoristrada: la Puch ha fatto molto altro, dal motore della 126, a una 500 prodotta su licenza Fiat che è stata un grande fenomeno di mercato. Puch ha creato bizzarri scooter come il Maxi (quasi due milioni di vendite) e la spettacolare SGS, ribattezzata Twingle, una risposta credibile ai boxer BMW. Il marchio bianco e verde arrivato anche a dare lavoro a quasi duemila addetti diventando la prima industria meccanica della Stiria, chiude i battenti dopo essere stata acquisita dalla Piaggio nel 1987 anche se dal 2011 la Faber ha acquisito i diritti del badge Puch per produrre bici da competizione.

KTM: eccellenza tra le case motociclistiche austriache

Il marchio austriaco per eccellenza è ovviamente la KTM, nata nel 1934, trasformata e riorganizzata nel 1992 nel colosso che conosciamo oggi e che è riuscito a superare l’andamento ondivago del mercato, numerose crisi industriali e alcuni cambi di assetto azionario che hanno visto l’azienda acquistare parecchio, a cominciare dal prestigioso marchio svedese Husqvarna fino ma anche attirare gli investimenti del colosso indiano Bajaj. Gli indiani sono entrati in KTM nel 2007 acquisendo un primo pacchetto azionario del 15% per arrivare oggi a poco meno del 50% del gruppo la cui maggioranza è ancora austriaca (gruppo Cross).

La grande capacità della KTM è stata quella di adeguarsi al mercato: nata come moto da cross leggera per giovanissimi, su cilindrate 125 e 250, in pochi anni l’azienda arancione ha prodotto modelli di assoluta eccellenza completamente diversi l’uno dall’altro vincendo nella regolarità, nel cross, nel rally raid, persino sulla pista dove ha investito pesantemente dal 2000 in poi con splendide moto e piloti brillanti e ammirati dal pubblico dei giovanissimi come Kallio e Talmacsi. L’eccellenza assoluta della KTM tuttavia è rappresentata dall’Adventure, il modello nato come 950, evoluto a 990 e spinto oggi fino a una straordinaria versione 1250cc che ha dominato la scena dei rally raid più estremi, a cominciare da Dakar e Faraoni, per vent’anni vincendo ben 34 corse.

Oggi la scuderia corse della KTM gareggia in cinque diversi campionati del mondo con sette diverse moto: la rete commerciale ha in catalogo una quarantina di diversi modelli, alcuni dei quali dedicati a mercati esclusivi, in particolare negli USA. Un’azienda che vende in modo abbastanza costante e continuo oltre 200mila moto all’anno e che viaggia oltre i 100 miliardi di euro di fatturato con un attivo superiore ai 70 miliardi (dati 2017). Oggi i dipendenti KTM nel mondo sono oltre tremila.

Ultima modifica: 11 giugno 2019