Pianale auto: cosa è e a cosa serve?

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Il pianale auto è “l’impronta” di un’auto, la sua base, il suo tratto distintivo: è paradossale che di una vettura si riconoscano mille aspetti esteriori, dalla carrozzeria, al colore, dalla linea dei fanali alla maschera e non il pianale. In definitiva il pianale è quella struttura sulla quale appoggiano i semiassi e dalla quale poi si svilupperà tutta la parte emersa dalla macchina.

Pianale auto e la sua rivoluzione

Il concetto di pianale è uscito dagli uffici tecnici e dagli studi di progettazione intorno agli anni ’70 quanto i grandi gruppi hanno cominciato a pensare le loro vetture partendo proprio dal pianale e differenziando i prodotti in modo sostanziale anche se alla fine la base, l’impronta, era sempre quella.

Il primo che ha modernizzato e imposto il concetto industriale di pianale è stato lanciato il gruppo Volkswagen con il modulo MQB costruendo numerosi modelli sullo stesso asse. La scelta fu vincente e venne subito imitata anche da altri gruppi, a cominciare da Peugeot-Citroen per proseguire con Renault-Nissan e Fiat; tutti si sono organizzati sia sotto un aspetto industriale che commerciale nella stessa maniera. Il primo pianale così come lo si concepisce oggi è stato creato nel 1923, un modulo a scocca portante per l’edizione Lambda della Lancia. Era un pianale destinato a sopportare mezzi più sportivi che familiari: e infatti fu utilizzato per anni anche da Alfa e Ferrari. L’intuizione fu importante ma la svolta sarebbe arrivata solo con gli anni ’70.

L’evoluzione del pianale auto

La rivoluzione industriale delle catene di montaggio ha reso il pianale un aspetto fondamentale della linea produttiva: con pianali dello stesso passo si possono realizzare decine e decine di modelli diversi. Possono essere differenziate le motorizzazioni, le sospensioni, l’altezza, la larghezza. Ancora oggi il gruppo Volkswagen progetta almeno una quarantina di modelli del catalogo tedesco e delle connesse Skoda e Seat sul pianale MQB. Dalla Golf alla Ibiza; persino le sportive del gruppo Audi, TT compresa.

Un buon pianale può durare anche per venti, trent’anni: quello della Croma si chiamava Tipo4 e ha appoggiato la realizzazione di Alfa 164, Thema, Saab, Astra. Ancora più longevo il Tipo2 che dalla primissima edizione della Fiat Tipo si è allungato fino ad Alfa 147, 155 e poi ancora Bravo, Brava, Lancia Lybra e molto altro.

In definitiva è come disegnare un vestito partendo dalle scarpe, là dove le scarpe sono il bene più importante e necessario perché sostengono, appoggiano, scaricano il peso a terra e riparano dagli urti. Con il passare degli anni tutti i grandi gruppi industriali hanno investito consistenti somme di denaro nell’acquisto di pianali che potessero essere longevi e competitivi per poi differenziare la linea di produzione in modo sempre più personale e rivolto alla richiesta del pubblico.

Ultima modifica: 21 agosto 2019