Perché gli indicatori di posizione si chiamano frecce

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Tecnicamente, a norma del codice, si chiamano “indicatori di direzione”, ma nella vita di tutti i giorni nessuno li chiama così. Stiamo parlando di quei semplici congegni ottici montati su tutte le automobili che vanno comunemente sotto il nome di frecce

Ma perché si chiamano proprio frecce, ve lo siete mai chiesti? Se dobbiamo trovare un parallelo a questo uso linguistico, e sempre in campo automobilistico, si tratta più o meno di quello che succede quando chiamiamo gomme gli pneumatici. Certo, in quel caso la spiegazione è molto più chiara ed evidente: si tratta di fare riferimento al materiale di cui sono fatti gli pneumatici, ma il meccanismo è più o meno lo stesso. Dunque, perché frecce?

Come al solito, per dare una risposta a questa curiosità, occorre fare un viaggio indietro nel tempo.

Le frecce: onore al passato

In estrema sintesi, potremmo ricordare che l’uso di chiamare frecce gli indicatori di direzione risale all’uscita sul mercato, negli anni intorno alla Seconda Guerra Mondiale, della Lancia Ardea. Su quella gloriosa vettura gli indicatori di direzione avevano appunto quella forma: di qui l’abitudine degli automobilisti italiani di chiamarli frecce.

Peraltro su quella vettura “mettere la freccia” era una faccenda un po’ diversa rispetto a quello che accade oggi. Infatti il guidatore indicava la direzione attraverso l’azionamento di un congegno meccanico. Il risultato era che la freccia, che aveva proprio quella forma lì, come s’è detto, andava a sporgere di parecchi centimetri fuori dal profilo della carrozzeria, in modo da risultare il più possibile visibile a chi seguiva.

Un congegno meccanico

In seguito le frecce hanno assunto tutt’altra forma e tutt’altro meccanismo di funzionamento, ma, come spesso accade nelle faccende di lingua, il nome è rimasto, anche perché ha indubbiamente il merito della brevità rispetto al più pedante e più burocratico “indicatori di direzione”.

Se poi vi state chiedendo come vada pronunciato il nome della Lancia Ardea, sappiate che la stessa casa automobilistica si sentì in dovere di indicarlo nei dépliant pubblicitari della vettura: la pronuncia corretta era, secondo loro, quella con l’accento sulla prima “a”. Il nome è quello di una antichissima città del Lazio, che secondo la leggenda fu fondata, forse, dal figlio di Ulisse e di Circe. Anche qui, però, è stato l’uso a prevalere. Infatti la pronuncia che si è imposta nei decenni è stata quella con l’accento sulla “e” (Ardèa).

Ultima modifica: 10 ottobre 2018