Perché è importante il navigatore nel rally?

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Quasi tutti ricordano il nome del pilota di rally: molto più raramente si ricorda il nome del suo co-pilota o meglio navigatore, l’uomo che conosce a memoria il percorso da effettuare a tutta velocità e che indica con precisione cronometrica l’intensità e la direzione della curva, la velocità da tenere, le eventuali insidie rappresentate da dossi o buche. Una figura fondamentale.

Il navigatore: la mappa vivente alla quale il pilota si appoggia

Definirlo co-pilota è un errore: è vero, quasi sempre i navigatori di rally sono anche ottimi piloti e hanno una patente agonistica ma si sono dedicati ad altro. Il loro ruolo è interpretare i rischi di ogni prova speciale o trasferire le informazioni con l’interfono al pilota che in parte guida con l’istinto, in parte con la memoria (se conosce i tracciati che spesso sono già stati visitati e percorsi) ma soprattutto si affida a quello che il navigatore gli suggerisce.

“Gas, 400, dossi”, significa accelera per quattrocento metri e attento ai dossi, “sinistra più” o “destra meno” è l’indicazione se la curva seguente è in un senso o nell’altro e qual è il suo raggio. “Gomito”, se bisogna girare con tutto il retrotreno e aprire con una derapata ampia per affrontare una curva a 360. Le indicazioni spesso sono standard e comprensibili, ma il rapporto che si crea tra pilota e navigatore è tale, una vera e propria simbiosi, che a volte anche il tipo di comunicazione si adatta e si semplifica.

A molti piloti non piace avere troppo “rumore” in cuffia, dunque chiedono poche indicazioni essenziali e precise. E il navigatore sa esattamente che cosa il suo pilota vuole sapere e il momento esatto in cui bisogna dirglielo.

Il navigatore diventa il primo sostegno di un rallista di successo

Un grande navigatore rende un pilota grandissimo, molto più sicuro, aggressivo, affidabile: è per questo che se la macchina e il pilota vincono è giusto dire che nella stessa misura vince anche il navigatore e che l’alchimia all’interno di questo equipaggio – completato da tecnici e meccanici – è l’unica cosa che vince: nella sua completezza.

In fondo è bello che gli strumenti GPS che utilizziamo oggi per non perderci quando siamo alla guida della nostra vettura si chiamino proprio navigatori anche se la vocina stridula ed elettronica che ci dice “attenzione, invertire la marcia” non ha nulla a che vedere con quella di chi vola sulle auto da rally.

Se al pilota spettano tutte le incombenze tecniche che riguardano la vettura, e dunque assetto, pneumatici, preparazione, rapporti con sponsor e stampa, il navigatore sta in silenzio a studiare le sue note. Fogli e fogli di appunti che spesso possono cambiare anche di poche ore se è piovuto o se il fango si è seccato. Il lavoro più oscuro che spesso deve effettuare il navigatore è anche emotivo: a volte un pilota può trovarsi in difficoltà perché magari commette errori o si sente troppo pressioni.

L’indicazione arriva immediatamente: “tranquillo, la conosci, spingi, controlla dopo la curva, attacca”. Il segreto delle prove speciali è spingere al massimo senza correre rischi e danneggiare la macchina. Il navigatore, in questo senso, è una bella assicurazione.

Ultima modifica: 15 maggio 2019