Parigi-Dakar: perché è da sempre considerata pericolosa

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La Parigi-Dakar è stata considerata per anni la corsa per eccellenza, l’evento motoristico più massacrante e difficile ma anche la gara più pericolosa in assoluto: per via della lunghissima distanza, delle tappe estenuanti, dei rischi rappresentati da una varietà di climi e di ambienti al limite del sostenibile per l’uomo e la macchina e anche per tutta una serie di problematiche socio politiche, che spesso hanno costretto gli organizzatori a rivedere i loro piani.

La prima vita della Parigi-Dakar, legata al Sahara e a tensioni imprevedibili

Quando il tradizionale percorso da Parigi, ma anche da altre capitali europee, verso spiagge oceaniche del Senegal cominciava a diventare problematico e addirittura rischioso per le forti tensioni in Mali, Mauritania e Libia, gli organizzatori furono costretti a spostare la corsa in Sudamerica. Per una questione di diritti ma anche di marchio il nome non cambiò mai e rimase semplicemente “la Dakar” anche se il percorso si era completamente riambientato in un’altra zona del mondo.

La Parigi-Dakar nasce nel 1979 da un’intuizione di Thierry Sabine, il leggendario promotore sportivo proprietario della Amaury, che progettò per diversi anni la corsa nel tentativo di rilanciare l’automobilismo francese, molto più concentrato su Formula Uno e Le Mans, lanciando un format del tutto nuovo, quello del Rally Raid: una corsa fuori strada esasperata per difficoltà e lunghezza che portasse tutti i piloti, affiancati da meccanici professionisti a bordo di camion officina (anche loro in gara) non solo a correre, ma anche a bivaccare insieme prestandosi a qualsiasi rischio e al deserto.

L’idea fu vincente: in tre anni il numero di squadre ufficiali triplicò e si moltiplicò anche il numero di piloti e motociclisti pronti a pagare di tasca propria tanti soldi pur di vivere un’esperienza del genere.

Parigi-Dakar,Ottanta vittime in meno di quarant’anni di corsa

Purtroppo il fascino della corsa è aumentato proporzionalmente ai suoi rischi e ai suoi lutti: prima che la corsa del 2008 venisse annullata dopo la morte di quattro turisti francesi in Mauritania – l’anno dopo la Dakar si sarebbe trasferita in Sudamerica – si sono registrate ben cinquantadue vittime. Molti i piloti coinvolti in incidenti drammatici ma anche numerosi spettatori, soprattutto bambini, investiti dalle auto durante la corsa e giornalisti al seguito della Dakar, tra i quali anche Giuseppe De Tommaso, apprezzato inviato di Motosprint.

L’Italia rimase sconvolta dalla morte di Fabrizio Meoni, due volte vincitore alla Parigi-Dakar: “il Cinghiale” cade con la sua moto in Mauritania, un infarto dovuto forse al caldo o alla fatica lo stronca. Ma simbolicamente la morte più clamorosa fu proprio quella di Thierry Sabine, precipitato con il suo elicottero mentre seguiva la gara. Il tributo di vittime non è diminuito in Sudamerica: in tutto si parla di almeno ottanta morti. Ma la Dakar resta il rally raid più difficile e sicuramente pericoloso anche lontano dal Sahara.

Ultima modifica: 25 novembre 2019