Museo Ferrari, storia e curiosità del cavallino

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L’impressione iniziale è di trovarsi un un complesso di edifici, ciascuno con la propria funzione e la propria storia. Il Museo Ferrari è invece il frutto del lavoro dei migliori architetti del mondo, che hanno voluto così creare quello che potremmo definire senza tema di smentita il tempio dell’automobile.

Museo Ferrari, l’architettura che disegna la storia e il futuro

Si respira tanta storia, si vivono le emozioni del passato in un’esperienza a tutto tondo, ma si affronta anche un percorso che proietta nel futuro più avveniristico.

E del resto Massimiliano Fuksas, Luigi Sturchio, Jean Nouvel, Renzo Piano e Marco Visconti hanno progettato e realizzato gli edifici che compongono il Museo Ferrari pensando appunto a come valorizzare il messaggio storico di una casa automobilistica che ha fatto della ricerca, dell’innovazione tecnologica, del design elevato la propria cifra stilistica.

Dominano il vetro e l’acciaio, i colori immancabili del rosso e del giallo, assieme al grigio. E tutti circondano quell’imponente e splendido cavallino rampante nero, che da solo rappresenta nel mondo il brand Ferrari, il marchio italiano più conosciuto all’estero.

E’ forse questa una delle particolarità poco note del museo Ferrari di Maranello: tutti si soffermano a contemplare quel che c’è all’esterno e pochi si accorgono anche anche gli edifici, al loro esterno rappresentano un percorso unico per comprendere cosa rappresenti Ferrari nell’immaginario collettivo, anche in quello di grandi architetti che si sono misurati con l’idea di progettare la casa di un mito unico al mondo.

E’ l’aspetto meno noto ed evidente del Museo Ferrari, che si estende a tutta la cittadella dell’Auto. Rispecchia la Formula Uomo, una filosofia di vita più che di impresa, che fu perseguita nel dopoguerra e negli anni sessanta da grandi capitani d’industria, come Adriano Olivetti, Luisa Spagnoli, tanto per citare i più famosi.

L’uomo è al centro di tutte le attività aziendali, non è un numero, non è soltanto un addetto al processo produttivo. E dunque è considerato in tutto il suo contesto, con una serie di servizi destinati anche alla sua famiglia.

Servizi medici, culturali, sportivi, finanziari. Perché dipendenti con una buona qualità della vita affrontano il lavoro con più entusiasmo. E così il Museo Ferrari, come tutta la cittadella, è circondato dal verde, e i giardini sono anche all’interno degli edifici.

Museo Ferrari, quattro sale per ripercorrere il mito di Maranello

Le sale espositive sono essenzialmente quattro e seguono un filo logico: la Sala Granturismo, la Sala delle Vittorie, la Sala delle Competizioni e la Sala delle mostre temporanee.

Non troverete i modelli esposti secondo un ordine cronologico. Non c’è una scaletta che segue l’evoluzione della Ferrari, secondo il tempo scandito da un comune calendario.

Il Museo Ferrari è progettato, pensato e realizzato per suscitare emozioni forti, non soltanto in chi è un appassionato di automobilismo, di corse, di alta velocità e del rosso inconfondibile di Ferrari. Anche il visitatore comune, se mosso da una certa curiosità, scoprirà di non trovarsi al cospetto di auto, pezzi di ferro uniti da una meccanica di altissima precisione.

Scoprirà un mondo che racconta anche la storia di un Paese, di uno sport e di tanti uomini che hanno fatto grande il marchio Ferrari. Le auto esposte nella Sala Granturismo rappresentano tappe fondamentali della produzione Ferrari. A cominciare dalla 166 Inter del 1949, la prima vera vettura gran turismo che Enzo Ferrari vide uscire con il marchio del Cavallino Rampante, dopo anni di studio.

Un’icona di stile, eleganza e tecnologia prodotta in pochissimi esemplari. Quattro furono realizzati in versione cabriolet. Un salto di vent’anni quasi e si arriva ala Ferrari 275 GTB/ del 1967.

L’Italia è in pieno boom economico e questo modello rappresenta la trasposizione in versione gran turismo di tutte le innovazioni portate dal Drake in ambito agonistico.

Ha uno stile unico, tracciato dalla mano di Pininfarina e realizzato nella Carrozzeria Scaglietti. Un simbolo dell’eleganza tutta italiana. Dello stesso anno è la mitica Dino, che porta il nome del figlio di Enzo Ferrari, venuto a mancare nel 1956. E “Dino” divenne un marchio di Ferrari.

Molte vetture da allora in poi portarono il nome dell’erede designato, così sfortunato, accanto al marchio Ferrari.

Museo Ferrari, un pezzo di storia del costume italiano

Sono auto che raccontano il vissuto della grande casa di Maranello. Aggirarsi tra quelle carrozzerie brillanti, significa immergersi in vite straordinarie e episodi che hanno fatto anche la storia del costume.

Facendo un salto fino all’anno 2000 infatti, come non ricordare quello che fu il matrimonio dell’anno, con il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, che ha appena inaugurato la lunga scia di vittorie grazie all’arrivo nella scuderia del Cavallino del più grande pilota Ferrari, Michael Schumacher.

Nel 2000 Montezemolo si sposa e riceve dall’avvocato Gianni Agnelli un regalo speciale. E’ una rossa unica, la 360 barchetta. Una spider che Pininfarina ha ricavato dalla 360 Modena.

Il sogno di tutti gli appassionati ferraristi. Sono soltanto alcuni dei modelli che nel Museo Ferrari rappresentano la produzione destinata agli amanti delle auto sportive.

Museo Ferrari, l’emozione di un viaggio tra i trofei

La Sala delle Vittore è forse il passaggio più emozionante per chi si accosta al tempio dell’auto da corsa. I trofei, i grandi piloti e le splendide monoposto che hanno lasciato impresso sull’asfalto dei circuiti più prestigiosi il nome indelebile della scuderia italiana per eccellenza.

La Sala delle Competizioni, assieme ad altre vetture storiche, ha una particolarità molto suggestiva. Riproduce fedelmente l’ufficio di Enzo Ferrari.

E sarà la cura dei dettagli, sarà l’illuminazione suggestiva, ma aggirandosi per questa sala si ha davvero l’impressione che il leggendario Drake, sempre elegantissimo nel suo completo scuso e con gli occhiali neri compaia per stendere sulla scrivania l’ultimo progetto di una Ferrari.

Poco distante dall’ufficio c’è la splendida Ferrari 125 S, la prima auto prodotta dalla casa automobilistica. E’ del 1947 ed è un’auto da competizione, anche se non è una monoposto.

Uscì dallo stabilimento guidata proprio da Enzo Ferrari. Vinse nel 47 il Gran Premio di roma e ne furono prodotti solo tre esemplari. L’ultimo passaggio è per la Sala delle mostre temporanee. In questo periodo, attraversare lo spazio espositivo significherà non riuscire a trattenere la commozione.

Il Museo Ferrari infatti celebra con una grande mostra i 50 anni del campione più titolato di sempre nella scuderia Ferrari, quel Micheal Schumacher che tutti sogniamo di rivedere apparire su una Rossa da un momento all’altro.

Ultima modifica: 25 marzo 2019