Museo Enzo Ferrari: storia e curiosità sul fondatore

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Inaugurato appena sette anni fa ed è già da tempo una tappa obbligata per chi è un appassionato ferrarista o per chi è mosso dalla curiosità.

Il Museo Enzo Ferrari registra mediamente 175mila visitatori l’anno, sorge alla periferia di Modena e “ingloba” la casa che fu del fondatore del mito del Cavallino Rampante.

Museo Enzo Ferrari, il filo rosso dell’architettura

E’ un viaggio assai particolare, a metà strada tra il percorso nel mito dell’automobile fino ai segreti della vita quotidiana di un personaggio ormai leggendario come Enzo Ferrari. L’impatto con l’edificio progettato dall’architetto Jan Kaplicky è intenso.

Colpisce il giallo “storico” del corpo principale, che avvolge anche la copertura. E’ il giallo che avvolge anche il cavallino nero rampante donato dalla madre di Francesco Baracca, l’asso del’aviazione italiana nella Grande Guerra.

E in un progetto di perfetto equilibrio tra innovazione e tradizione, come è nel Dna della Rossa, il Museo Enzo Ferrari prosegue nella casa natale del Drake.

Nel 2014 si è conclusa una profonda ristrutturazione, che ha completato un progetto ideale per fare del Museo Enzo Ferrari un viaggio negli ultimi cento anni di storia italiana, attraverso la grande storia di un’auto, l ‘Auto che corre in Formula 1 e l’auto che sfreccia sulle strade invidiata e desiderata, e la storia di un uomo straordinario, protagonista della rinascita italiana dal dopoguerra in poi.

Il Museo Enzo Ferrari rispecchia, nella sua concezione, lo stile d’impresa del suo fondatore. Davvero impressionante il colpo d’occhio di verde che accoglie i visitatori.

E l’idea di perfetta fusione con l’ambiente viene anche dalla sostenibilità ambientale esplicata attraverso il sistema di riscaldamento geotermico, dall’impianto di riciclo delle acque e dalla scelta di adottare una luce naturale per più ore possibile durante il giorno, attraverso le imponenti vetrate frontali del complesso principale.

E dunque storia, innovazione, velocità, passione si ritrovano sotto il tetto giallo Ferrari del museo di Modena.

Museo Enzo Ferrari, il racconto privato del Drake

Il primo approccio è con un filmato emozionate, che immerge i visitatori nel mondo Ferrari, raccontando le imprese sportive e le auto che hanno portato il marchio Ferrari nel mondo.

Dal grande salone si passa alla casa di Enzo Ferrari, attraverso un porta che si apre sulla scala rosa di marmo. E si entra nella vita del grande Drake. La casa di Enzo Ferrari si apre come un libro.

Un aspetto decisamente curioso, per quanto sia stato riservato e schivo l’ingegnere modenese che ha scritto la storia della Formula 1 e non solo.

Forse non tutti sanno, che prima di assumere quella posa ieratica tramandata da tutte le immagini ufficiali, in completo scuro e camicia bianchissima e occhiali da sole neri, Enzo Ferrari, tra il 1919 e il 1931 ha corso come pilota, prima con l’Isotta Fraschini, poi dal 1920 in poi con l’Alfa Romeo.

E ha ottenuto anche risultati importanti. Il primo successo arriva con l’Alfa Romeo RL Targa Florio. E’ il 1923 ed Enzo Ferrari si classifica primo assoluto al Circuito del Savio.

Corre fino al 1931, nel Circuito delle Tre Province e riesce a posizionarsi al secondo posto con un’Alfa Romeo 8C 2300 MM. E in quegli anni che il Drake comincia a pensare a un’impresa tutta sua.

La Scuderia Ferrari, di fatto è già nata ma è una costola di Alfa Romeo. E nel 1937 Enzo Ferrari fonda la ACC, Auto Avio Costruzioni. Ha una grande esperienza di motori. Ha cominciato nell’officina del padre, preferendola di gran lunga alla scuola.

La sede è a Modena, ma la guerra cambia i piani di Enzo Ferrari, che per i terribili bombardamenti, nel 1943, decide di trasferire lo stabilimento a Maranello.

Museo Enzo Ferrari, la nascita del mito

Nel 1947 Ferrari diventa un brand autonomo. E c’è quel cavallino rampante nero su fondo giallo che la madre di Francesco Baracca anni prima aveva donato al Ferrari Pilota.

Gli aveva chiesto di esporlo sulla sua auto per correre. E il Cavallino correrà per la prima volta accanto al nome Ferrari nel 1950, per il GranPremio di Monaco.

Un anno dopo la prima vittoria in Formula Uno al Gran Premio di Gran Bretagna, che segna anche l’inizio del declino di Alfa Romeo. Passa un altro anno, è il 1952, e già arriva il primo titolo mondiale.

E’ Alberto Ascari a consegnarlo all’ingegnere modenese. E a proposito di titoli: abbiamo detto che gli studi non erano una passione in gioventù per Enzo Ferrari, e infatti la laurea in Ingegneria arriva ad honorem nel 1960, da parte dell’Università di Bologna.

Ne riceverà un’altra in Fisica nel 1988 dall’Università di Modena e Reggio Emilia. Sono tante anche le onorificenze pubbliche. Appena ventiseienne nel 1924 ottiene il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

Un anno dopo è nominato Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia e nel 1927 diviene Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia.

La vita segreta del Drake

Ha avuto una sola moglie, Laura Garello, conosciuta giovanissima il giorno in cui Fiat respinse la sue richiesta di assunzione. E dal matrimonio durato fino al 1978, anno in cui la signora Ferrari morì, nacque il figlio Dino.

E’ stato però legato sentimentalmente ad altre donne. Dalla relazione con Lina Lardi nel 1944 nacque il figlio Piero, riconosciuto però solo nel 1975, quando cambiarono le leggi sul diritto di famiglia in Italia.

Forse la donna che più di altre ha sciolto il Drake fu Fiamma Braschi. Molto più giovane di lui, legata al pilota Luigi Musso, e poi a Enzo Ferrari, che cominciò con il consolarla dal terribile incidente di Reims, che stroncò la vita di Musso.

Enzo Ferrari l’ha frequentata fino alla morte, nel 1988 e di recente, due anni fa sono andate all’asta 140 lettere che Ferrari e la Braschi si scambiarono. Lettere che raccontano un uomo diverso dall’immagine severa e dura che il fondatore della casa di Maranello ha sempre lasciato trasparire.

Un cimelio anche quello della vita che il Museo Enzo Ferrari ancora racconta attraverso le auto, le foto, i documenti, i filmati, l’officina del padre Alfredo.

Ultima modifica: 1 aprile 2019