Motore rotativo: cos’è e come funziona

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Se non si è dei veri appassionati di motori, l’argomento può risultare decisamente ostico. Perché nonostante il mondo dei motori sia un mondo particolarmente affascinante, quando si entra nel merito dei tecnicismi si deve mettere in conto un incontro ravvicinato con le leggi della fisica, della chimica e, ovviamente, della meccanica. Detto questo, per spiegare un motore ai non addetti ai lavori, la cosa migliore sembra essere la semplificazione. In altre parole, bene, benissimo essere didattici, ma senza entrare nel merito della singola valvola o del singolo pistone, altrimenti non se ne esce. Anche quanto si parla di motori rotativi. Vediamo dunque da vicino di che cosa stiamo parlando, semplificando un po’ la questione. E per semplificarla, meglio partire con un parallelo: che differenze ci sono tra un motore rotativo e un 4 tempi classico? Vediamo subito.

Quattro tempi “classico” vs motore rotativo

Se c’è un punto fermo, nei motori a quattro tempi tradizionali, questo è senza dubbio il cilindro. Siamo certi, infatti, che praticamente tutti sono al corrente del fatto che nel cilindro di un motore a quattro tempi classico avvengono una serie di momenti fondamentali per l’operatività di un motore, segnatamente avviene l’aspirazione, la compressione, la combustione e – anche . lo scarico. Dunque, a costo di essere ripetitivi, si può asserire che il cilindro è il punto nevralgico del motore a 4 tempi. Nel motore rotativo, invece, un luogo così importante non esiste. Ma caratteristica di questi motori, infatti, è quella di avere diversi “ambienti”: ciascuna fase di cui sopra – ma forse sarebbe meglio parlare di corsa – avviene in un posto ben preciso e dedicato. Ma le differenze non sono certamente finite. Perché, se è vero che in un motore a 4 tempi un altro ruolo di primaria importanza lo rivestono i pistoni . vedremo meglio in seguito come questi si muovono – è altrettanto vero che in un motore rotativo non esiste un moto lineare da convertire (da qui il termine rotativo). In altre parole, in questi motori. la pressione è contenuta all’interno di camere create dalle differenti aree dello statore e, anche, dai lati (che peraltro sono convessi) del rotore triangolare. Pertanto, quando parte la combustione, il rotore inizia immediatamente a roteare, facendo così diminuire il numero di vibrazioni e facendo salire i giri del motore. In pratica, il motore rotativo è di fatto più efficiente di quello a pistone tanto che, a parità di efficienza, il motore rotativo risulta avere delle dimensioni ridotte rispetto al tradizionale quattro tempi.

Il quale, per completezza della info azione, funziona così: la pressione di espansione che si crea dalla combustione della miscela aria-carburante fa si che vengano azionati i pistoni. I quali, come è noto, si muovono in su e in giù all’interno dei cilindri. A questo punto entrano in gioco bielle ed albero, i quali hanno appunto il compito di convertire il moto lineare in moto rotatorio. Quest’ultimo è infatti indispensabile affinché il veicolo possa muoversi.

Al centro della scena, il rotore

Fatto questo importante parallelo con il motore a quattro tempi tradizionale, per comprendere a pieno la funzionalità di un motore rotativo, meglio soffermarcisi un attimo. In pratica, il cuore pulsante del motore rotativo, il componente principale, è il cosiddetto rotore triangolare. Esso ruota infatti all’interno di quello che viene chiamato statore, una sorta di camera a forma ovoidale. I tre lobi del rotore restano sempre a contatto con la parete interna della camera, formando quindi tre volumi di gas o camere di combustione chiuse. Semplificando al massimo, è come se ognuno dei tre lobi rivestisse il ruolo che il pistone ricopre nei motori a quattro tempi. Detto questo, va anche aggiunto che con con il movimento del rotore all’interno dello statore, le tre camere di cui si diceva non fanno altro che cambiare la loro forma e la loro dimensione, tanto da riuscire a produrre un un’azione di pompaggio.

Ma non è tutto

Quanto detto fino ad ora, è solo una parte del funzionamento del motore rotativo. Va infatti anche aggiunto che, al centro del rotore, si trova una camera dentellata, che tra l’altro risulta solidale alla camera. Una ruota di dimensioni maggiori, anch’essa dentata all’interno, non fa altro che accoppiarsi con la ruota fissa, producendo così quello che è il percorso che il rotore segue all’interno della camera. E visto che il rotore fa un po’ le veci dell’albero motore, per continuare il parallelo con i motori a quattro tempi, va anche detto che una rotazione del rotore corrisponde a tre giri dell’albero motore.

Quando nasce il motore rotativo?

Chiarito il funzionamento del motore rotativo, per avere una conoscenza più approfondita di questi motori, è bene fare un cenno anche alla loro storia. Il progetto della sua struttura geometrica risale al 1846, quando fu concepito il primo motore con curva epitrocoide. Ma il successo del motore a rotore si deve a Felix Wankel, che iniziò a svilupparlo nel 1924. cominciò a sviluppare il suo motore rotativo. Un lungo progetto, che vide la versione definitiva nel 1957, quando Wankel produsse il primo motore rotativo DKM tipo Wankel.

I fan del motore rotativo ne riconoscono alcuni vantaggi, il primo su tutti è la leggerezza. Sì, perché il motore rotativo, non svendo una serie di componenti, risulta naturalmente più leggero rispetto a un motore che deve contemplare pistone, bielle e quant’altro. Inoltre, come si diceva, a parità di rendimento ha dimensioni più contenute, a tutto vantaggio del maggior spazio costruttivo. Inoltre, le vibrazioni sono minimizzate al massimo. C’è poi un importante ragionamento da fare a carico della potenza. Sì, perché l’erogazione della potenza, nei motori rotativi, risulta essere uniforme.

Ultima modifica: 27 febbraio 2019