MotoGP, i peggiori incidenti della storia

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E’ un elenco lunghissimo che supera anche quello della Formula 1.

E a scorrere i nomi dei 46 piloti che hanno perso la vita correndo nel MotoGP, si scopre che il tributo di sangue più grave è stato versato dall’Italia, con 13 vittime lasciate sui circuiti di tutto il mondo. Un triste primato seguito solo dal Regno Unito che ha perso 10 piloti.

MotoGP, la lunga scia di sangue e il ricordo di Sic

Di incidenti spettacolari, senza conseguenze così gravi, poi, ce ne sono tanti altri, che hanno segnato il MotoGP dal 1949 a oggi.

E l’ultimo in ordine di tempo risale ad appena 3 anni fa, quando lo spagnolo Luis Salom, in sella alla sua Kalex perse la vita nel Gran Premio della Catalogna.

25 anni non ancora compiuti e una buona carriera avviata, Salom il 3 giugno 2016 è impegnato nelle prove, quando perde il controllo della moto, cade e viene colpito violentemente dalla sua motocicletta, dopo che era rimbalzata sulle protezioni.

Soccorso immediatamente e trasportato nell’ospedale di Barcellona, il giovane pilota, che aveva esordito in Moto2 appena un anno prima, muore pochi minuti dopo il ricovero.

Le lesioni interne riportate gli sono state fatali. Una vittima sull’asfalto del MotoGP mancava da 5 anni. E anche quello fu un incidente terribile, avvenuto in diretta televisiva durante il Gran Premio della Malesia.

Il protagonista involontario è Marco Simoncelli. Sic, come amava farsi chiamare il 24enne pilota romagnolo, il 23 ottobre 2011 è in gara sul circuito di Sepang. E’ al secondo giro della corsa in sella alla sua Honda. Non riesce però a controllare la moto nella curva 11. Cerca di evitare la caduta sterzando va destra, ma finisce contro altri piloti e resta a terra sull’asfalto.

E’ impossibile per Colin Edwards e Valentino Rossi evitare l’impatto e investire Simoncelli. Secondo quanto raccontato poi dal padre il giovane pilota della Honda sarebbe morto sul colpo e non poco dopo il ricovero in ospedale. I colpi alla testa, al torace e al collo gli furono fatali.

Un anno prima era toccato al giovanissimo pilota giapponese Tomizawa. Aveva appena 19 anni quando il 5 settembre 2010, sul circuito di Misano, per il Gran Premio di San Marino, perde aderenza con la ruota posteriore dopo essere finito fuoristrada nel “curvone” al dodicesimo giro.

Cade quando è lanciato a 230 chilometri orari. L’incidente ha caratteristiche simili a quelle del sinistro di Simoncelli. Tomizawa viene travolto dalle moto di Alex De Angelis e di Scott Redding.

Perde conoscenza e non si riprenderà mai. Viene dichiarato morto all’ospedale di Riccione, dopo che nel centro medico del circuito vengono praticati diversi tentativi di rianimazione.

MotoGP, gli anni 2000 i meno funesti

Gli anni 2000, stando ai numeri nudi e crudi, sono sicuramente i meno funesti della storia del MotoGP. L’ultimo incidente mortale del periodo riguarda un altro pilota nipponico.

Daijiro Kato corre per la Honda, nel 2003. Ha già al suo attivo un titolo iridato e una buona esperienza di MotoGP. Ma il 6 aprile 2003 nel Gran Premio del Giappone si schianta a 140 chilometri orari contro un muro di protezione. Batte violentemente il capo e il torace. Il trauma cranico e le lesioni toraciche gli sono fatali dopo 13 giorni trascorsi in ospedale in coma, senza mai riprendere conoscenza. Aveva 26 anni.

Eppure dall’ultimo incidente mortale in MotoGP erano trascorsi 9 anni. Le misure di protezione e di sicurezza avevano fatto passi importanti.

Bisogna tornare infatti indietro di 9 anni, al Gran Premio di Germania del 12 giugno 1994 per assistere sempre in diretta televisiva a un altro incidente terribile che costò la vita al pilota inglese Simon Prior.

E’ il secondo incidente mortale in MotoGP degli anni 90. Prima di allora, nel 1993 durante le qualifiche per il Gran Premio di Spagna aveva perso la vita il pilota della Suziki Nobuyuki Wakai. Era appena diventato pilota titolare in 250. Investe un tifoso al’uscita dei box e va a battere la testa contro il muretto di box. Un incidente tanto banale quanto letale. Il pilota prima dell’arrivo in ospedale a Siviglia.

MotoGP, il disastro degli anni 80

Gli anni più disastrosi per la sicurezza nel MotoGP sono stati sicuramente gli anni 80, con 16 vittime in gara e nelle prove. Ed è il 1983 l’anno più funesto, con ben 6 piloti deceduti nei Gran Premi.

Ricordiamo sicuramente il terribile incidente costato la vita al pilota venezuelano Ivan Palazzese, morto il 28 maggio 1989 nel Gran Premio di Germania.

Con la sua Aprilia al secondo giro nel circuito di Hockenheim per evitare l’impatto con Andreas Preining che era caduto un attimo prima, si scontra con Fabio Barchitta. Sopraggiunge un gruppo che riesce a evitare di travolgere i piloti a terra.

Ma non è così per il francese Bruno Bonhuil che finisce su Palazzese e sa sua volta cade ferendosi gravemente. E’ un pilota a prestare i primi soccorsi, il venezuelano Virginio Ferrari, che in mezzo alla pista cerca di rianimare il connazionale con un disperato massaggio cardiaco.

E intanto la corsa va avanti, con i piloti che ripassano sul luogo dell’incidente e riescono a evitare l’impatto, ma due finiscono fuori pista e soltanto allora la gara viene sospesa. Palazzese non arriverà in ospedale. Morirà sull’elicottero che lo stata trasportando.

MotoGP, il triste destino di Michel Rougerie

Da ricordare anche la triste storia del pilota francese Michel Rougerie. Il 12 agosto 1980 fu responsabile della morte del pilota connazionale Patrick Pons.

Lo investì in pieno, dopo che era caduto dalla moto, nel Gran Premio di Gran Bretagna. Pons riportò un gravissimo trauma cranico che lo tenne in coma per due giorni. Morì in ospedale a 28 anni.

Dopo un anno rimase coinvolto in un incidente “fotocopia”. E’ il 31 maggio 1981, si corre a Fiume, nel Gran Premio di Jugoslavia. Michel Rougerie ottiene un buon piazzamento nelle prove, portandosi al quinto posto.

In gara non riesce a concludere neppure il primo giro. Perde il controllo della moto in una curva, scivola e cade a terra, ma riesce a rialzarsi. Sembra fatta, quando sopraggiunge a tutta velocità la moto guidata che Roger Sibille. Il pilota non riesce a evitare l’impatto e Michel Rougerie muore all’istante, inquadrato dalle telecamere della diretta tv.

Ultima modifica: 2 aprile 2019