Modulo blu: serve ancora?

207 0
207 0

Nato negli anni ’70 e considerevolmente sviluppato soprattutto negli anni ’80, il CID , o CAI, altrimenti definito Modulo Blu per via della sua copertina esterna, ha avuto per anni una fondamentale importanza nella problematica gestione amministrativa degli incidenti stradali. Stiamo parlando di incidenti che non prevedevano alcuna discussione e che soprattutto non avevano gravi conseguenze fisiche in termini di contusi e feriti. L’esigenza era quella di andare incontro a quei banali sinistri, che sono ancora più del 70%, che richiedevano tuttavia un po’ di chiarezza.

Modulo Blu: come nasce e a che cosa è servito in questi anni

Dati a confronto, indipendentemente da chi aveva la pretesa di avere torto o ragione – a quello poi avrebbero provveduto periti e testimoni o eventualmente il giudice – le assicurazioni avevano modo di portarsi avanti aprendo la pratica e istruendo un fascicolo con tutti i dati dell’incidente e i suoi protagonisti.

A distanza di oltre quarant’anni dal primo modulo blu possiamo dire che il sistema si è notevolmente evoluto e che anche la coscienza degli automobilisti è cresciuta: tutti ormai, indipendentemente da quello che può accadere e dall’imprevedibilità di un sinistro, sanno a chi rivolgersi, come passare la documentazione, i dati della controparte e ovviamente anche tutelare la propria ragione.

È anche per questo che moltissime compagnie assicurative hanno fatto un passo in più: alcune consentono di compilare il modulo blu on line su una propria interfaccia – la controparte firma in un secondo momento o delega la sua compagnia – altre hanno addirittura un’applicazione che da un semplice telefonino consente di caricare il file dell’incidente trasferendo anche le foto della scena e degli eventuali danni.

Mancanza di dati e incidenti dimenticati

Dunque la gestione dei sinistri, che sono purtroppo sempre più numerosi, viene gestita in modo informatico e ‘in cloud’. La constatazione amichevole tuttavia serve ancora: non tutti gli automobilisti sono così evoluti da delegare a una app, magari in un momento di confusione, paura o rabbia, una situazione del genere. A volte può mancare il sangue freddo, o si rischia di fare confusione, o può semplicemente mancare la linea che consenta di caricare i dati.

Quindi si ricorre al vecchio modulo e alla penna: una volta compilato, il CAI viene mandato in assicurazione e inviato alla controparte, e la gestione del sinistro farà il suo corso fino al momento della liquidazione dei danni. In Italia ci sono ancora moltissimi sinistri che vengono denunciati male o non denunciati affatto per carenza di dati o di comunicazione. Con buona pace delle compagnie che incassano senza dover rimborsare.

Ultima modifica: 25 novembre 2019