Danni da grandine? Ci pensa il levabolli

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Le grandinate sono una minaccia sempre più concreta per gli automobilisti italiani, non solo durante la stagione estiva. I dati degli studiosi in materia e i recenti eventi di cronaca confermano la crescita della frequenza di questi eventi atmosferici che possono procurare seri danni al parabrezza e alla carrozzeria dell’auto.

L’estate appena conclusa ha registrato un incremento di grandinate del 7% rispetto al 2019 in Europa e nei primi giorni di autunno si sono già verificati 45 eventi e quasi tutti hanno avuto luogo in Italia (fonte: European Severe Weather Database).

Carglass ricorda che un parabrezza colpito da forte grandine quasi sicuramente andrà sostituito perché il danno difficilmente presenterà le caratteristiche corrette per rendere efficace la riparazione sia per dimensioni (dovrebbe avere un diametro inferiore ad una moneta da 2 euro) sia per posizione (dovrebbe trovarsi ad almeno 6 centimetri dal bordo e al di fuori della visuale del guidatore).

Ma cosa succede quando i danni riguardano la carrozzeria dell’auto? Come si interviene, nello specifico, rispetto ai “bolli” da grandine che oltre a colpire più comunemente tettuccio e cofano, le aree naturalmente più esposte alle intemperie, possono danneggiare anche altre parti dell’auto?

In questi casi, entra in gioco un professionista molto particolare: il tecnico levabolli. Si tratta di una figura professionale altamente specializzata, formata ad hoc proprio per questa delicata tipologia di intervento. La metodologia applicata dal tecnico levabolli – una delle tecniche “PDR” (Paintless Dent Repair, ovvero riparazione senza verniciatura) – ridà forma al metallo nel miglior modo possibile e cioè restituendogli la configurazione originaria senza alcun intervento invasivo e senza impatti sulla vernice, ma applicando la giusta forza in direzione opposta rispetto alla forza che ha causato il danno. Prerequisito fondamentale per l’utilizzo della tecnica levabolli è dunque che la vernice originale non sia stata intaccata e che sia presente solo una rientranza o un bozzo della lamiera. 

In generale, quando un tecnico si approccia ad un’ammaccatura, la prima cosa che deve fare è la diagnosi del danno: capire esattamente come è fatto e quali caratteristiche ha, permette di scegliere la tecnica riparativa più efficace ed efficiente. Il tecnico deve “leggere la lamiera” e riuscire a capire, in base alla tipologia dei danni e alla loro numerosità, se è meglio intervenire con una tecnica PDR, con il metodo tradizionale (che prevede carteggiatura, stucco, verniciatura) oppure con la sostituzione del pezzo. Infatti, quando i danni, seppure potenzialmente riparabili efficacemente con la tecnica levabolli, sono troppo numerosi, di solito diventa più veloce ed economico sostituire invece di riparare. 

La tecnica levabolli, quando applicabile, si basa sull’utilizzo di funghetti in plastica semirigida che, fissati sulla parte danneggiata con della colla a caldo, vengono successivamente “tirati” con delle pinze (definite comunemente “tirafunghetti”) mediante un movimento costante e regolare sulla parte danneggiata che riporta il metallo alla forma originale sfruttando il suo tipico e naturale “effetto memoria”. Quando l’ammaccatura è più estesa vengono utilizzati più funghetti per coprire l’intera area danneggiata oppure si prediligono delle vere e proprie leve che il tecnico, da vero artigiano, gestisce a seconda della propria mano (più si ha la mano pesante, più le leve devono essere leggere).

Elemento essenziale della tecnica levabolli è la lampada a linee orizzontali che viene utilizzata, non solo per illuminare bene l’area danneggiata, ma anche e soprattutto, in base a come si deformano le linee che si proiettano sul bollo, per capire quanto esso è largo e profondo e a come, piano piano, con l’utilizzo dei funghetti e delle leve, viene riparato. Quando le linee proiettate sulla lamiera sono tornate completamente orizzontali significa che il bollo è rientrato e la riparazione è stata eseguita perfettamente.

La tecnica levabolli e in generale le metodologie PDR, molto spesso associate esclusivamente alla riparazione dei bolli da grandine, in verità vengono utilizzate in carrozzeria anche per altre tipologie di danni come, ad esempio, le classiche ammaccature sulle fiancate delle auto, definite “ammaccature complesse”. 

Il Push to Paint

Un metodo utilizzato in casi di bozzi da grandine, e non solo, che hanno compromesso la vernice e che idealmente sta a metà tra le tecniche PDR e le lavorazioni tradizionali è il Push to Paint, ovvero spingere per verniciare. Si tratta di una tecnica che consente di riparare i danni alla carrozzeria limitando l’utilizzo di alcuni materiali (come lo stucco), ma che contempla, a differenza del PDR, la verniciatura. Il Push to Paint non sostituisce la lavorazione di lattoneria tradizionale ma può affiancarla per ridurre i tempi di lavorazione e aumentare la qualità del risultato. 

Danni grandine su auto, i consigli di Carglass - il tecnico

Ultima modifica: 1 ottobre 2020