Le Mans, 5 curiosità sul Gran Premio di Francia di Moto Gp

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Le Mans è qualcosa di più di una semplice corsa automobilistica: più di un gran premio di Formula Uno, più di un evento agonistico. La pista francese è da sempre il punto di riferimento di decine di migliaia di appassionati che seguono il mondo delle Gran Turismo con religiosa attenzione e che non si perdono un solo minuto di una delle gare più dure, massacranti, difficili e pericolose del circuito motorsport.

Una corsa immortale con tanti trionfi e molti momenti drammatici

La 24 ore di Le Mans esiste da quasi un secolo e quest’anno festeggerà la sua 97esima edizione: si tratta di una gara Gran Turismo, il che significa che coinvolge un gran numero di vetture di tipologia e potenza diverse: le auto sono tutte diverse e divise in varie categorie anche se alla fine agli annali passa sempre la vettura più veloce.

A Le Mans vince la squadra più forte: il che significa auto, meccanici, assistenza e piloti che si alternano alla guida della vettura nel corso della che, di fatto, dura una giorno intero e non si interrompe mai. Le soste avvengono per il cambio del pilota, il rabbocco del carburante e il cambio delle gomme: se ci sono problemi meccanici superabili si cerca di risolvere e di portare la gara a conclusione, che è sempre la cosa più importante.

La prima edizione della 24 ore di Le Mans si è tenuta il 26 maggio del 1923: Le Mans era ancora limitata al Circuit de la Sarthe, quello che oggi è soltanto una minima parte della pista molto più ampia che ospita la gara Gran Turismo più famosa del Mondo. Dal circuito della Sarthe l’evento si allarga a un’altra pista che veniva utilizzata per le prove e il circuito diventa di circa 13 chilometri con lunghi rettilinei, tratti in falso piano e numerose curve strette e difficili volte a fare selezione.

I primi anni a dominare sono Alfa Romeo e Bentley ma gli anni precedenti alla seconda guerra mondiale i costi per sostenere un evento del genere sono eccessivi per qualsiasi scuderia e la prova viene cancellata dai calendari. Ci vorranno tredici anni per rivedere le auto in pista a Le Mans.

Le nuove generazioni di auto e piloti: la tecnologia prevale a Le Mans

A Le Mans, dove nel frattempo fa tappa anche la F1, arrivano i colossi dell’automobilismo sportivo e tutti i migliori piloti del mondo a cominciare da Fangio, Hill e Moss. Le Mans è uno straordinario laboratorio di strategie e di innovazione meccanica: purtroppo però è anche teatro di atroci sciagure. Nel 1955 la Mercedes 300 SLR di Levegh urta la vettura di Lance Macklin e decolla per finire tra la folla. C’è una violenta esplosione seguita da un incendio: nel fuggi fuggi generale muoiono 83 persone, oltre 120 rimangono gravemente ferite.

Molti paesi decidono addirittura di rendere illegale l’organizzazione di sport motoristici (la Svizzera) tante le scuderie che si ritirano mentre la 24 Ore affronta una nuova crisi drammatica pur senza mai fermarsi. Negli anni ’60 una delle caratteristiche della 24 Ore era lo splendido run and jump start: macchina parcheggiata a lisca di pesce a sinistra, piloti che correvano nell’abitacolo attraversando la pista e saltavano a bordo partendo al volo.

Al leggendario Jacky Ickx questa partenza non piaceva, la riteneva pericolosa per la sicurezza e l’inserimento dell’imbragatura di sicurezza. Nel 1969 Ickx al momento dello start camminò flemmatico verso la macchina, entrò a bordo, allacciò le cinture e partì con quasi un minuto di ritardo. Ma vinse.

Ickx è il secondo pilota più vincente di sempre con sei vittorie, secondo solo al leggendario Tom Kristensen. A Les Mans si sono alternati piloti e marchi trionfali: Ferrari, Alfa Romeo, Mercedes, Porsche, Audi, Peugeot. Dalle auto a benzina a quelle diesel, e dire che qualcuno prima della Audi R10 TDI sosteneva che nessuna vettura a gasolio avrebbe mai vinto una gara gran turismo, e ora è il turno delle ibride. Il tutto se si è disposti a spendere un budget enorme…

Ultima modifica: 15 maggio 2019