Lambretta 125: curiosità che non ti aspetti sul famoso scooter

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Lambretta o Vespa? Carena o no? Musei al nord oppure al sud? Sono solo alcune delle curiosità racchiuse nel magico mondo della Lambretta 125, lo scooter che ha avuto il grande merito di muovere e trasportare intere famiglie nell’epoca dopo guerra.

Ma prima di entrare nel merito delle cinque curiosità che hanno reso la Lambretta 125 famosa, meglio ripercorrerne brevemente la storia. Per prima cosa, perché si chiama Lambretta, da dove deriva il suo nome? La Lambretta 125, come si vedrà meglio in seguito, è stata prodotta a Milano fino al 1972, quando la produzione è passata nelle mani degli indiani. Eterna rivale della Vespa di Piaggio, la Lambretta ha avuto un grande successo negli anni della sua produzione, successo arrestato dall’avvento delle auto.

Un progetto è rimasto nel cassetto: andare verso le cilindrate più alte. Ma vediamo quali sono le curiosità che hanno caratterizzato la storia della Lambretta.

Lambretta 125: il perché del suo nome

Una curiosità che riguarda la Lambretta 125 sta sicuramente nel suo nome, che deriva dal luogo da cui trae origini. La Lambretta è infatti uno scooter italiano, milanese ad essere precisi. E proprio perché gli stabilimenti della Innocenti si trovavano in zona Lambrate, venne così chiamata.

Ma perché Lambrate? I milanesi doc lo sanno, ma forse a qualcuno può sfuggire: a Milano, anche nel quartiere suddetto, scorre infatti il fiume Lambro.

Proprio per la sua importanza nel panorama produttivo lombardo, alla Lambretta è stato dedicato un museo nei pressi di Milano, a Rodano per la precisione. Il museo si chiama”Museo dello Scooter e della Lambretta“, e raccoglie tutto il vero e proprio patrimonio della Lambretta. Ma dato il successo a 360 gradi della Lambretta, anche il Sud Italia si è dotato di un museo evocativo: si trova vicino a Catanzaro, si chiama il”Museo della Lambretta”.

Uno scooter al posto dell’auto

Se si fa un parallelo con i giorni nostri, potremmo dire che il mondo, rispetto a 60-70 anni fa, gira al contrario. Sì, perché se oggi lo scooter è un mezzo in più, all’epoca dei fatti – quando cioè la Lambretta inizia a diffondersi e ad avere il suo boom produttivo – l’auto di fatto non era diffusa, anzi.

Le famiglie, uscite a pezzi dal periodo di guerra, ripartivano proprio dalle due ruote, dalla Lambretta 125, mezzo ufficiale per gli spostamenti di famiglie intere. I vantaggi delle 2 ruote non erano quindi legati – come oggi – a un discorso di agilità o di capacità di districarsi nel traffico, ma erano proprio economici. Le prime auto avevano costi proibitivi e non erano certo per tutti, mentre la Lambretta era tutto sommato abbordabile. Il che spiega le ragioni della sua estinzione: all’inizio degli anni 70 le auto sono abbastanza diffuse, la gente cercava comodità.

Innocenti, ossia il produttore della Lambretta, nel 1972 vende la linea produttiva all’India. L’Italia che cresce non ha più bisogno della Lambretta, mentre l’India – che si trova di fatto nelle stesse condizioni economiche dell’Italia a metà degli anni 40 – ha bisogno della Lambretta per crescere.

Cilindrate destinate a crescere

La Lambretta è stata oggetto di moltissimi studi. Negli anni sono stati dati alla luce una serie di prototipi, la maggior parte dei quali volti a crescere di potenza. Era infatti intenzione di innocenti andare verso cilindrate molto alte (ovviamente si sta parlando di uno scooter e ovviamente va considerato che siamo negli anni 60): la Lambretta era infatti già stata portata a 200 cc, un’operazione che avrebbe dovuto ingolosire soprattutto gli acquirenti fuori dai confini italiani.

A questo proposito, risale al 1966 e al 1967 un progetto del centro ricerca e sviluppo della Lambretta: si tratta di una versione bicilindrica da 250 cc. In questo progetto, oltre al motore, c’era anche l’intenzione di rivedere il design, che avrebbe dovuto strizzare l’occhio a una linea più moderna e più accattivante. Ma il progetto è rimasto sulla carta – tanto che si può vedere al Museo della Lambretta, quello di Rodano – unitamente ai prototipi meccanici montati su telai sx 200. La Lambretta di alta potenza, quindi, non venne mai alla luce.

Lambretta vs Vespa: le eterne rivali

Alzi la mano chi, almeno una volta, non si è schierato a favore oppure contro l’uno o l’altro scooter. Si tratta infatti di un’eterna lotta: la Lambretta e la vespa sono sempre state in competizione tra di loro, nonostante siano due mezzi processualmente diversi. Ma sono – ed è inutile negarlo – concettualmente molto simili.

Dal punto di vista progettuale, va detto che la Vespa era stata concepita per essere costruita con un telaio costituito da un solo pezzo. La Lambretta, invece, prevedeva una struttura tubolare rigida sulla quale venivano poi assemblate le carrozzerie.

Gli amanti del genere ricorderanno molto bene che i primi modelli prodotti erano caratterizzati dalla carrozzeria scoperta, un distinguo notevole rispetto alla Vespa, che invece era da sempre totalmente carenata. La carrozzeria scoperta, quindi, era il segno particolare che caratterizzava la Lambretta, per lo meno in prima battuta.

Dopo di che i progettisti non riuscirono a resistere alla tentazione di mettere in pista anche una versione carenata: una scelta che suscitò polemiche da parte del costruttore della Vespa, e cioè la Piaggio . Ma il successo che ebbe questo modello, portò alla scelta di produrre la Lambretta sempre con la carrozzeria. A distinguere i due modelli di scooter, comunque, anche la posizione del motore: centrale nella Lambretta sul lato destro sulla Vespa.

Ultima modifica: 4 novembre 2019