Lambretta 125: cos’è e perché è famosa nel mondo

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La Lambretta 125 è un vero e proprio mito per almeno un paio di generazioni e, naturalmente, per gli amanti del genere, per i collezionisti di questo genere di veicoli. Anzi: siamo praticamente certi che anche i giovanissimi – nonostante siano distanti anni luce da veicoli di vecchia concezione – abbiamo perlomeno in mente le sembianze della Lambretta.

Detto questo, per i pochi che non dovessero conoscerla, va precisato che la Lambretta è uno scooter di produzione italiana. Venne infatti prodotta a Milano tra il 1947 e il 1972. Il suo nome, Lambretta, deriva dal fiume Lambro, noto fiume milanese che scorre proprio nelle zone – siamo a Lambrate – in cui lo scooter veniva prodotto da Innocenti. In realtà, se vogliamo proprio essere precisi, le origini della Lambretta sono da ricondurre ad altri luoghi. Ferdinando Innocenti, ossia colui che le ha dato vita, era infatti di Pescia. Solo nel 1933, dopo un passaggio romano, decide di trasferire la sua impresa a Milano. Inizialmente, però, non costruisce moto, ma tubi in acciaio. Solo dopo la Seconda guerra mondiale decide di dedicarsi alla produzione di scooter, mezzi all’epoca senza dubbio rivoluzionari. L’ispirazione, inutile forse precisarlo, gli arriva dai mezzi americani.

Lambretta 125: 25 anni di storia 

La Lambretta 125 fa il suo ingresso sul mercato nel 1947: l’Italia si sta riprendendo a fatica dal pesante periodo bellico, ma la voglia di ripartire è tanta. Il successo della Lambretta è immediato, tanto che viene venduta non solo nel Bel Paese, ma anche in UK, Spagna, e anche molto più lontano: India, Cile, Brasile, Argentina.

È chiaro che il contesto storico favorì molto la diffusione di questo mezzo: a suo tempo, infatti, lo scooter non aveva la stessa accezione che potrebbe avere oggi – ossia un mezzo alternativo all’auto per muoversi velocemente nel traffico – ma era un vero e proprio sostituto delle 4 ruote. Sono emblematiche alcune storie e alcuni racconti di famiglie dell’epoca, che si spostavano al completo a bordo della mitica Lambretta 125.

Per tale ragione, nonostante il grande successo di questo scooter, si spiega la contrazione delle vendite verso la fine degli anni 60. L’Europa e l’Italia si sono infatti riprese dalla guerra, la popolazione vuole iniziare a viaggiare comoda e pertanto, come è giusto che sia, l’auto inizia a erodere fette di mercato alla Lambretta.

È il 1972 quando la linea di produzione della Lambretta viene acquistata dal governo indiano. Il Paese si trovava infatti nelle giuste condizioni per pensare a un mercato interessante per la Lambretta: le infrastrutture erano carenti, il mercato dell’auto poco sviluppato. Va detto che la Lambretta fu costruita in India fino al 1997: la coerenza con il progetto iniziale non venne mai persa.

Lambretta 125, storia di un vero mito

Per prima cosa, per tornare agli anni in cui la Lambretta 125 veniva prodotta, occorre andare indietro di qualche anno, precisamente al 1948. È in quell’anno che Luigi Innocenti, figlio del fondatore, decide di sviluppare una versione speciale della Lambretta: vuole infatti realizzare un record nella classe 125 cc.

Il nuovo modello presenta un telaio leggero – lo scopo è contenere il peso – un grande serbatoio, un nuovo carburatore ingrandito, una piccola marmitta e soprattutto un motore con un regime di potenza massima di soli 5300 giri/min.

Eppure, nonostante i numeri che non farebbero gran sperare, nel 1949 la Lambretta 125 guadagna la bellezza di 13 record sulla strada che collega Roma a Ostia. Di più: sono nove i riconoscimenti nella classe 125 cc a quattro velocità e quattro nella classe di fino a 175 cc.

In seguito ad alcune modifiche – volte sempre a migliorarne le prestazioni – la Lambretta 125 continua ad acquisire record e riconoscimenti. In particolare, è storia quella che si consuma il 5 ottobre 1950: la nuova Lambretta aerodinamica conquista 22 record mondiali, sconfiggendo la grande rivale di sempre. La Vespa di Piaggio, naturalmente.

Lambretta o Vespa? Le rivali di sempre

La rivalità tra Vespa e Lambretta non finirà mai, nemmeno oggi. Oltretutto, si tratta di due scooter concettualmente molto differenti tra loro, non tanto per la missione, quanto per le caratteristiche tecniche.

A differenziarli è il progetto che sta alla base dei due veicoli: la Vespa, nella mente del suo ideatore, è infatti pensata per essere costruita in un unicum: in altre parole, il telaio è costituito da un solo pezzo. Per la Lambretta, invece, il progetto iniziale contemplava soprattutto la leggerezza del mezzo, a tutto vantaggio quindi della velocità e agilità, e pertanto era stata immaginata una struttura tubolare rigida sulla quale venivano poi assemblate le carrozzerie.

Sempre restando in tema Lambretta, i primi modelli prodotti erano concepiti con la carrozzeria scoperta, il che la rendeva davvero molto diversa da Vespa, da sempre totalmente carenata. In un secondo momento, però, i progettisti di casa Lambretta optano anche per la versione carenata: fu un successo enorme, nonostante le (giuste?) osservazioni negative di Piaggio.

Per tutta la loro vita, però, i due scooter si distingueranno per la posizione del motore, elemento che ha fatto propendere gli acquirenti per l’uno o per l’altro modello. Nella Lambretta il motore è sempre stato centrale, sulla Vespa è invece alloggiato sul lato destro.

Ultima modifica: 4 novembre 2019