Immatricolazione auto estera: costi e sanzioni

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In giro se ne vedono sempre più spesso e ci si è accorti che non sono pochi i casi in cui l’immatricolazione auto con una targa registrata in una nazione diversa dall’Italia può rappresentare un comodo escamotage per liberarsi dal pagamento di un oneroso bollo auto e di una ancor più gravosa polizza Rc Auto. Senza contare poi che per le multe il discorso si complica notevolmente, a tutto beneficio di chi possiede un’auto registrata in un altro Paese. Si è deciso, così, di irrigidire le norme sulla possibilità di usare queste targhe, più di quanto si era fatto nel 2015.

Immatricolazione auto, cosa accadrà nel 2019

Nel cosiddetto “decreto sicurezza”, attualmente in discussione in Parlamento sono previste infatti restrizioni ai tempi per aggirarsi sul suolo italiano senza “nazionalizzare” la targa. Per un cittadino che risulti stabile nel nostro Paese da almeno 60 giorni, l’iscrizione dell’auto nel Pubblico Registro Automobili sarà obbligatoria. Le nuove norme, se approvate, prevedono deroghe solo per i veicoli concessi in noleggio o in leasing.

Circostanze che però dovranno essere dimostrate e documentate adeguatamente. In caso di situazioni irregolari, le multe sono davvero pesanti. Si va dalla contravvenzione fino a 2.848 euro, al sequestro della carta di circolazione e della vettura, con la possibile confisca se entro un termine di 180 giorni il proprietario non provvederà a puntualizzare la situazione.

Queste le novità che potrebbero entrare in vigore già dal prossimo anno. Vediamo com’è, invece, la situazione attuale secondo le norme entrate in vigore a settembre 2015, quando si registrò un vero boom di auto dotate di una targa estera che circolavano senza alcuna difficoltà sul suolo italiano.

Come mettersi in regola con una targa straniera

Attualmente non è infatti possibile percorrere le strade italiane per più di 12 mesi, se non si è cittadini o non si è stabilizzati in Italia e si possiede un veicolo che sia registrato in una nazione estera. Così recita l’articolo 132 del Codice della Strada, in maniera pressoché conforme a come si regolano altre nazioni, soprattutto in ambito europeo.

Anche non avere con sé, al momento del controllo, tutta la pratica documentale dell’auto che ne certifichi la regolarità, può comportare il ritiro del libretto di circolazione, con la custodia del veicolo in un deposito giudiziario. E’ necessario e obbligatorio quindi mettere in regola la posizione dell’auto, se non si vuole incappare in sanzioni pesanti, che arrivano fino al sequestro della vettura. Le procedure da seguire possono essere due:

  • iscrizione al Pubblico Registro Automobilistico, il cosiddetto PRA;
  • istanza allo Sportello Telematico dell’Automobilista, lo STA.

Questo tipo di adempimenti burocratici prescindono comunque dallo stato del veicolo. Nuovo o usato che sia, nulla cambia.

Diverso è, invece, l’iter da seguire nel caso in cui la macchina provenga da un Paese fuori dall’ambito europeo. C’è qualche passaggio in più da fare, ma nulla che non possa essere risolto. Analizziamo la condizione di un’auto prodotta in ambito comunitario, importata in Italia con un numero di targa non italiano. Se l’importazione è avvenuta attraverso un concessionario, rivenditore sarà quest’ultimo a occuparsi di tutta la pratica.

Come presentare la domanda

Per un’importazione diretta, toccherà al proprietario rivolgersi alla Direzione dei Trasporti Terrestri provinciale della città in cui si risiede stabilmente. Prima di ogni adempimento formale, c’è una verifica preliminare che riguarda una valutazione tecnica di idoneità del veicolo. Potrebbe non essere conforme alle norme di circolazione stradale; potrebbe non essere in regola con la revisione.

C’è infine la verifica fiscale: per l’importazione è necessario versare in Italia l’Imposta sul Valore Aggiunto, l’IVA, senza la quale si incorre nel reato di evasione. Conclusa questa fase, la Motorizzazione Civile rilascerà il libretto di circolazione che servirà, entro due mesi, per l’annotazione al PRA. Per la quale serviranno anche un’attestazione di conformità europea con omologazione italiana o con una certificazione di registrazione della targa all’estero rilasciata dalla casa automobilistica.

Sono indispensabili per completare la pratica anche l’attestazione di proprietà, copia di un documento di identità del proprietario, certificato di residenza o dichiarazione sostitutiva e l’istanza di iscrizione sul modello NP2D, reperibile anche on line. Per chi ha più dimestichezza con le procedure digitalizzate o non può recarsi fisicamente presso gli sportelli della Direzione dei Trasporti Terrestri provinciale, è possibile sbrigare la pratica anche in via telematica attraverso lo STA.

E’ possibile solo per i veicoli prodotti negli Stati che rientrano nel mercato europeo comune, ovvero nei Paesi EU assieme al Liechtenstein, la Norvegia e l’Islanda. La lista dei documenti da produrre cambia poco: occorreranno sempre il documento di identità del proprietario, in caso di macchina usata il libretto di circolazione estero, attestazione di residenza o dichiarazione sostitutiva, il modello NP2C se l’iscrizione al PRA avviene con un’istanza di chi acquista il veicolo, o con modello NP2D se con un atto di vendita e la firma del venditore validata da un notaio.

Occorreranno anche l’attestazione di conformità europeo con omologazione italiana, l’istanza compilata sul modello TT2119. Sia per la presentazione della richiesta alla Motorizzazione, sia attraverso lo STA, nel caso in cui il veicolo sia acquistato da una società di capitali, di persone, da un’associazione servirà sempre la dichiarazione sostitutiva di chi rappresenta la persona giuridica per garantire la sede della società.

Quanto costa nazionalizzare la targa

Queste operazioni hanno naturalmente dei costi che sono rappresentati dai 27 euro di emolumenti ACI, dai 32 euro di imposta di bollo per l’iscrizione al PRA, da altri 32 euro di imposta di bollo DDT, dai 9 euro di diritti DTT e dai 150,81 euro di imposta provinciale di trascrizione, ai quali va aggiunta una maggiorazione percentuale stabilita dalla provincia dove risiede chi acquista il veicolo.

C’è da aggiungere anche il costo della targa, che però differisce in relazione al modello di targa e al veicolo da registrare. I costi variabili sono dunque direttamente in proporzione alla potenza e alle dimensioni della vettura. Più è grande e potente, più i costi di nazionalizzazione della targa saranno elevati. Al momento le sanzioni per chi non viene trovato in regola sono piuttosto contenute rispetto a come si vorrebbero elevare con le norme invia di definizione. Chi dovesse circolare con una targa straniera per più di 12 mesi incorrerà in una multa che va da 84 a 335 euro e al ritiro della carta di circolazione.

Ultima modifica: 21 novembre 2018